Ordinanza n. 347/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania (Sezione Sesta) n. 3093/2023.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Campania n. 3093/2023, che aveva respinto il ricorso contro l'ordine di riduzione in pristino relativo a opere edilizie abusive
Esito
La controversia
L'appello riguarda l'ordinanza di demolizione n. 113 del 21 novembre 2018, adottata dopo un sopralluogo della Polizia Municipale del 3 ottobre 2018, nonché il silenzio-diniego formatosi sull'istanza di accertamento di conformità presentata il 15 gennaio 2019 ai sensi degli artt. 36 e 37 del d.P.R. 380/2001. L'immobile, realizzato alla fine degli anni Settanta e utilizzato dal 1990 per attività turistico-ricettiva, era privo di licenza edilizia ed era stato interessato da plurimi interventi privi di titolo, per i quali erano state presentate sei domande di condono, cinque relative all'attività ricettiva e una relativa a un appartamento residenziale al secondo piano. Il primo motivo d'appello contesta la valutazione del TAR secondo cui le opere demolite eccederebbero l'ambito della domanda di condono del 1986: gli appellanti sostengono che una camera posta a est, computata tra gli abusi, farebbe invece parte del fabbricato originario. Il Comune nega che tale circostanza sia stata provata, rilevando che le caratteristiche costruttive deporrebbero per la realizzazione contestuale alle altre opere e che l'eccedenza dimensionale resterebbe comunque significativa. Il secondo motivo riguarda un locale seminterrato adibito a deposito e impianti: gli appellanti contestano il silenzio-diniego sull'istanza di accertamento di conformità, mentre il Comune sostiene che il locale costituisca nuovo volume, incompatibile con la normativa vigente in ragione del vincolo paesaggistico. Il terzo motivo lamenta l'omessa pronuncia del TAR sulla violazione delle garanzie partecipative; il Comune richiama l'orientamento giurisprudenziale contrario all'accoglimento della censura.
La decisione
Il Consiglio di Stato non ha ancora deciso nel merito l'appello né le censure contro l'ordinanza di demolizione e il silenzio-diniego. Ha ritenuto necessario acquisire dal Comune di Bacoli una relazione articolata e dettagliata sui fatti di causa. La relazione dovrà indicare, in particolare, i riscontri documentali e gli accertamenti peritali svolti per stabilire l'epoca di realizzazione dei manufatti non ricompresi nelle domande di condono e oggetto dell'ordine di demolizione, con i relativi esiti; dovrà inoltre illustrare le verifiche sulla concreta potenzialità lesiva del vincolo paesaggistico da parte del nuovo volume interrato, benché non esteriormente visibile, ai fini della verifica della necessità di un nullaosta paesaggistico e della decisione sull'istanza di accertamento di conformità. Il Comune è stato onerato del deposito telematico della relazione entro sessanta giorni dalla comunicazione amministrativa dell'ordinanza o dalla sua notifica, se anteriore. La trattazione è stata rinviata a successiva udienza da convocarsi con separata ordinanza; la decisione sul merito e sulle spese è stata riservata.
Norme richiamate
artt. 36 e 37 d.P.R. 380/2001
Disposizioni richiamate quale base dell'istanza di accertamento di conformità presentata dagli interessati; il Consiglio di Stato ha disposto ulteriori accertamenti prima di pronunciarsi sulla relativa controversia.
l. 47/1985
Richiamata con riferimento alla domanda di condono edilizio presentata nel 1986 e alla questione della possibile eccedenza delle opere contestate rispetto all'ambito del condono.
Massime di principio
- Quando la decisione sull'impugnazione di un ordine di demolizione dipende dall'epoca di realizzazione dei manufatti e dalla loro eventuale inclusione o eccedenza rispetto a una domanda di condono, il giudice può disporre un'apposita istruttoria diretta all'acquisizione dei riscontri documentali e degli accertamenti tecnici compiuti dall'amministrazione.
- La verifica della rilevanza paesaggistica di un volume interrato non può arrestarsi alla sua non visibilità esterna, quando occorra stabilire in concreto la necessità di un nullaosta paesaggistico e decidere su un'istanza di accertamento di conformità; l'amministrazione deve quindi esplicitare le verifiche svolte sulla potenzialità lesiva dell'opera.
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