Sentenza del 30/05/2017 n. 3104 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio
Registro, ipotecarie e catastali - Contratto locazione immobile - Risoluzione anticipata del contratto - Tassazione canoni - Produzione della copia del contratto registrato - Onere probatorio - Pretesa di natura tributaria - Condizioni.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa pretesa tributaria non può essere fondata sulla sola allegazione dell’Amministrazione o su dati informatici privi di adeguato riscontro documentale. Poiché l’Amministrazione, che afferma di essere titolare del credito, deve provarne esistenza, ammontare e riferibilità ai contratti e agli immobili interessati, la contestazione del contribuente risulta accolta, o comunque la pretesa non può essere mantenuta in assenza di tale prova.
Esito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
La controversia riguarda la pretesa dell’Amministrazione finanziaria di assoggettare a tassazione i canoni derivanti da un contratto di locazione immobiliare, nonostante la dedotta risoluzione anticipata del contratto. Il Fisco doveva dimostrare l’esistenza e l’entità del proprio credito, producendo la documentazione idonea, tra cui la copia del contratto di locazione registrato. L’onere probatorio comprendeva anche la prova dell’importo dei canoni asseritamente percepiti e l’identificazione degli immobili oggetto della locazione. Gli estratti del sistema informatico dell’Amministrazione possono avere valore probatorio, ma non esonerano il Fisco dall’onere di dimostrare concretamente la pretesa.
Norme richiamate
Art. 2704 del codice civile
Disciplina l’efficacia della data della scrittura privata nei confronti dei terzi. Nel caso concreto rileva ai fini della prova della data e dell’opponibilità della documentazione contrattuale.
Art. 26 del d.P.R. n. 917/1986 (TUIR)
Riguarda la tassazione dei redditi fondiari e dei canoni di locazione, stabilendo i presupposti per l’imputazione fiscale dei redditi derivanti dagli immobili.
Cassazione n. 8821/2014
Richiama il principio secondo cui l’Amministrazione finanziaria, quando pretende il pagamento di un tributo, deve provare i fatti costitutivi del credito tributario, inclusi la fonte, l’ammontare e l’identificazione dei rapporti cui la pretesa si riferisce.
Massime di principio
- Chi afferma di vantare un credito tributario deve provarne i fatti costitutivi: l’Amministrazione non può limitarsi a formulare una pretesa o a richiamare dati interni privi di adeguato supporto.
- Gli estratti delle banche dati fiscali possono costituire elementi probatori, ma devono essere sufficientemente chiari e, quando contestati, devono essere accompagnati dalla documentazione sottostante.
- In materia di locazioni, il Fisco deve poter dimostrare il contratto, la sua registrazione, la durata, l’immobile interessato e l’entità dei canoni imputati al contribuente.
- La risoluzione anticipata del contratto può incidere sulla tassazione dei canoni successivi, ma deve essere provata con documenti aventi data certa o comunque opponibili all’Amministrazione.
- Quando la pretesa dipende da un contratto registrato, l’Amministrazione che lo utilizza ai fini fiscali deve normalmente produrne una copia o indicare elementi documentali idonei a ricostruirne il contenuto.
- Se il Fisco non prova in modo preciso l’esistenza o l’ammontare del credito, l’atto impositivo può essere annullato o la pretesa può essere ridotta nei limiti effettivamente dimostrati.
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