Cassazione Civile, Ordinanza n. 09945/2024 del 12/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (fallimento)
La controversia
La controversia nasce dall’opposizione allo stato passivo in cui un ex dipendente di una struttura alberghiera chiedeva il riconoscimento, per l’intero rapporto di lavoro (febbraio 1999-agosto 2013), della qualifica di Quadro-Direttore di struttura alberghiera, in luogo della qualifica formalmente attribuita di I livello CCNL Turismo, Responsabile dei servizi di prenotazione. Il Tribunale ha rigettato la domanda ritenendo non provato lo svolgimento di mansioni superiori, in particolare la c.d. trasversalità direzionale propria della qualifica di Quadro. In cassazione il ricorrente ha dedotto: errata valutazione delle prove testimoniali e documentali, omesso esercizio dei poteri istruttori officiosi del giudice del lavoro, travisamento della prova e errata applicazione della disciplina contrattuale del CCNL Turismo, sostenendo che i testi avessero confermato tutte le circostanze decisive e che il Tribunale avesse indebitamente svalutato alcuni testimoni sulla base della loro appartenenza ad altri creditori insinuati al passivo.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i motivi, pur formalmente prospettando violazioni di legge e vizi motivazionali, mirassero in realtà a sollecitare una nuova valutazione del materiale probatorio e dei fatti di causa, operazione non consentita in sede di legittimità. Ha inoltre escluso l’esistenza di un vizio di motivazione rilevante ex art. 360, n. 5, c.p.c., perché il decreto del Tribunale non era privo di motivazione né affetto da motivazione apparente, perplessa o irriducibilmente contraddittoria. La Corte ha osservato che il Tribunale aveva esaminato le declaratorie contrattuali, ricostruito il quadro probatorio e motivato l’insufficienza della prova circa le mansioni di direttore di albergo. Nulla sulle spese per mancata costituzione dell’intimato; rilevata altresì la sussistenza dei presupposti per l’ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 2697 c.c.
Richiamato dal ricorrente come norma sull’onere della prova; la Corte ribadisce che le censure non possono tradursi in una diversa valutazione del materiale probatorio, ma non sviluppa un’interpretazione autonoma della norma oltre al richiamo al corretto riparto dell’onere probatorio.
art. 115 c.p.c.
La Corte precisa che la violazione di tale norma è configurabile solo se il giudice pone a base della decisione prove non dedotte dalle parti o acquisite fuori dai limiti legali, non già quando si contesti il cattivo apprezzamento delle prove.
art. 116 c.p.c.
La Corte afferma che la censura ex art. 116 c.p.c. non può investire l’erronea valutazione del materiale istruttorio, ma soltanto l’uso di prove legali in modo difforme dai limiti normativi o la decisione fondata su prove non utilizzabili.
art. 244 c.p.c.
Richiamato nel perimetro delle doglianze istruttorie; non emerge una specifica interpretazione autonoma nel provvedimento.
art. 253 c.p.c.
Richiamato tra le norme processuali invocate dal ricorrente; non emerge una specifica interpretazione autonoma nel provvedimento.
art. 257 c.p.c.
Richiamato tra le norme processuali invocate dal ricorrente; non emerge una specifica interpretazione autonoma nel provvedimento.
art. 421 c.p.c.
Nel rito del lavoro, il ricorrente che lamenti il mancato esercizio dei poteri istruttori officiosi deve indicare una pista probatoria qualificata e allegare di avere richiesto specificamente l’intervento del giudice; in difetto, la doglianza è inammissibile.
art. 360, primo comma, nn. 3, 4 e 5, c.p.c.
La Corte ribadisce che il motivo deve distinguere chiaramente tra violazione di legge e censure di merito; il n. 5 consente solo l’omesso esame di un fatto storico decisivo, non una rivalutazione delle prove.
art. 132 c.p.c., primo comma, n. 4
È richiamato per delimitare i casi di anomalia motivazionale rilevanti in cassazione, che devono integrare una violazione di legge costituzionalmente rilevante.
art. 201 CCNL Turismo
È richiamato dal ricorrente per sostenere l’applicazione della qualifica di Quadro; la Corte non entra nel merito della corretta sussunzione contrattuale, ritenendo le doglianze inammissibili perché dirette a contestare l’accertamento fattuale.
art. 13, comma 1 quater, D.P.R. n. 115 del 2002
La Corte dà atto dei presupposti processuali per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ove dovuto.
L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17
Richiamata quale fonte introduttiva dell’ulteriore contributo unificato in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso.
Massime di principio
- In cassazione non è consentito trasformare censure di merito sulla ricostruzione dei fatti e sulla valutazione delle prove in apparenti violazioni di legge: il ricorso deve distinguere in modo chiaro i profili di diritto da quelli fattuali.
- La violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. è configurabile solo quando il giudice utilizzi prove non introdotte ritualmente o attribuisca valore di prova legale a elementi che non lo hanno; non può invece essere dedotta per contestare il modo in cui il giudice ha apprezzato le prove raccolte.
- Il vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c. riguarda soltanto l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, decisivo e discusso tra le parti, non la pretesa insufficienza o non condivisibilità della motivazione.
- Nel rito del lavoro, la denuncia del mancato esercizio dei poteri istruttori officiosi richiede l’allegazione in ricorso di una pista probatoria specifica e decisiva, oltre alla dimostrazione di avere sollecitato tempestivamente il giudice di merito a esercitare tali poteri.
- La valutazione di attendibilità del testimone rientra nel prudente apprezzamento del giudice di merito e può fondarsi anche su elementi soggettivi relativi ai rapporti con le parti o all’interesse nel giudizio.
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