Cassazione Penale, Sentenza n. 18598/2024 del 10/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso impugnava la decisione di consegna in esecuzione di mandato di arresto europeo emesso dall'Autorità giudiziaria di Klagenfurt per plurimi furti. Il difensore ha proposto due motivi: 1) violazione dell'art. 18-bis, comma 2, della legge 22 aprile 2005, n. 69, interpretato alla luce della decisione quadro 2009/829/GAI e del d.lgs. 15 febbraio 2016, n. 36, sostenendo che anche nel caso di mandato di arresto processuale il soggetto ha diritto a che la misura cautelare non sia eseguita nello Stato che richiede ma nello Stato di radicamento (Italia), per evitare lo sradicamento sociale; in subordine chiedeva, in caso di dubbio, l'intervento della Corte di Giustizia dell'Unione europea. 2) vizio di motivazione: la Corte di appello non avrebbe valutato la proporzionalità della custodia cautelare in carcere richiesta dall'Austria e non avrebbe spiegato perché non fossero possibili misure meno afflittive (ad es. arresti domiciliari in Italia) come previsto dalla decisione quadro 2009/829/GAI.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività: il ricorso è stato proposto il 5 aprile 2024, oltre il termine perentorio di cinque giorni previsto dall'art. 22, primo comma, della legge n. 69/2005. Per tale ragione la Corte non è entrata nel merito delle questioni sostanziali sollevate (applicabilità dell'art. 18-bis ai mandati processuali e valutazione della proporzionalità della custodia). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento, in via equitativa, di euro 1.000 alla Cassa delle ammende. La decisione di consegna disposta dalla Corte di appello resta operativa secondo quanto stabilito in essa (consegna subordinata alla condizione che, dopo il processo, l'eventuale esecuzione della pena avvenga in Italia).
Norme richiamate
legge 22 aprile 2005, n. 69 - art. 18-bis, comma 2
Il difensore sosteneva che la norma, alla luce della decisione quadro 2009/829/GAI e del d.lgs. 36/2016, consente che misure alternative alla detenzione cautelare siano applicate nello Stato di radicamento anche in presenza di un mandato di arresto processuale; la Corte di cassazione non si è espressa sul merito per inammissibilità temporale del ricorso.
decisione quadro 2009/829/GAI del Consiglio (23 ottobre 2009)
Richiamata dal difensore per affermare il principio del reciproco riconoscimento e l'opportunità di applicare misure alternative alla detenzione nello Stato membro di radicamento durante il procedimento penale; la Corte suprema non ha valutato la questione sul merito.
decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 36
Atto di recepimento della decisione quadro 2009/829/GAI nel diritto italiano; invocato per sostenere la possibilità di misure cautelari alternative sul territorio dello Stato di residenza.
legge 22 aprile 2005, n. 69 - art. 22, primo comma
"contro la sentenza di cui all'articolo 17, la persona interessata, il suo difensore e il procuratore generale presso la corte di appello possono proporre ricorso per cassazione, entro cinque giorni dalla conoscenza legale della sentenza"
Stabilisce il termine per impugnare le sentenze relative all'estradizione e ai mandati di arresto europeo; la mancata osservanza del termine è causa di inammissibilità del ricorso.
codice di procedura penale - art. 606, comma 1, lett. b) ed e)
Norme che indicano i motivi di ricorso per cassazione invocati dal difensore: violazione di norme e insufficiente motivazione; la Corte ha comunque dichiarato l'inammissibilità per ragioni procedurali.
codice di procedura penale - art. 616
Norma applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di ricorso dichiarato inammissibile.
sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186
Richiamata per motivare la misura equitativa della sanzione (Cassa delle ammende) ritenendo che il ricorso non fosse presentato con colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Massime di principio
- Termini processuali stretti: nei procedimenti relativi ai mandati di arresto europeo e alle decisioni di consegna il termine per proporre ricorso per cassazione è perentorio (5 giorni secondo l'art. 22 l. 69/2005); il mancato rispetto causa inammissibilità del ricorso, impedendo la valutazione del merito.
- Differenza tra mandato esecutivo e processuale: la sentenza non risolve la questione se l'art. 18-bis possa essere esteso ai mandati processuali; dunque la questione resta ancora aperta e richiede un pronunciamento motivato o una possibile richiesta di pronuncia pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE per chiarire l'ambito di applicazione.
- Motivazione sulla proporzionalità: quando si contesta la custodia cautelare richiesta da uno Stato membro tramite mandato di arresto europeo, occorre che il giudice straniero o nazionale motivi in modo specifico perché le esigenze cautelari non possono essere soddisfatte con misure meno afflittive nello Stato di residenza; è pertanto opportuno che il difensore solleciti espressa valutazione su alternative alla detenzione.
- Rimedi e strategie difensive: se si intende far valere diritti derivanti dalla decisione quadro 2009/829/GAI (misure alternative nello Stato di residenza), occorre impugnare tempestivamente e, se necessario, chiedere il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE prima che il termine processuale scada; in ogni caso va chiesta espressa motivazione sul punto al giudice di consegna.
- Conseguenze della tardività: un ricorso tardivo espone il ricorrente a condanne per spese processuali e a sanzioni (es. somma alla Cassa delle ammende) anche se i motivi avrebbero potuto essere meritevoli; la tempestività è quindi prioritaria.
- Condizionalità della consegna: il giudice nazionale può subordinare la consegna all'assicurazione che l'esecuzione della pena avverrà nello Stato di residenza per favorire il reinserimento sociale; tale soluzione è praticabile e può essere chiesta come misura attenuante degli effetti della consegna.
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