Cassazione Penale, Sentenza n. 12852/2022 del 05/04/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Milano che lo aveva dichiarato colpevole di bancarotta documentale semplice. Con unico motivo in Cassazione deduce la violazione di legge e il vizio di motivazione per la mancata declaratoria del legittimo impedimento relativo alle udienze del 6/11/2018 e dell'11/12/2018: il ricorrente sostiene di essere stato ristretto in carcere dal 30/10/2018 per altra causa e che, ai sensi della giurisprudenza delle Sezioni unite, la detenzione sopravvenuta e nota al giudice anche in udienza costituisce legittimo impedimento.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e lo ha ritenuto manifestamente infondato. Ha motivato che le pronunce richiamate dal ricorrente non sono applicabili al caso perché qui la sopravvenuta detenzione non era stata portata a conoscenza del giudice procedente né tempestivamente né intempestivamente; di conseguenza il Tribunale non poteva riconoscere un impedimento non comunicato. La Corte ha inoltre affermato che non grava sul giudice l'onere di verificare d'ufficio eventuali ristrettezze dell'imputato. Per l'inammissibilità il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, per aver agito con colpa, al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Sezioni Unite, sentenza n. 37843/2006 (citata nel testo anche come n. 37483/2006)
La pronuncia afferma che la detenzione sopravvenuta e comunicata anche solo in udienza costituisce legittimo impedimento e impedisce il giudizio in contumacia; nel caso concreto la Cassazione rileva però che quella fattispecie è diversa perché qui la detenzione non è stata comunicata al giudice
Cassazione, sentenza n. 7862/2019
Richiamata come orientamento recente in tema di legittimo impedimento per detenzione sopravvenuta; non muta la valutazione della Corte quando l'impedimento non è stato in alcun modo portato a conoscenza del giudice
Cassa delle ammende (sanzione prevista per soccombenza dolosa o colposa nei ricorsi)
Applicata la sanzione di euro 3.000,00 perché il ricorso è stato ritenuto in colpa; la Corte può irrogare tale somma quando rileva manifesta infondatezza o colpa del ricorrente
Massime di principio
- La detenzione sopravvenuta dell'imputato costituisce legittimo impedimento se è portata a conoscenza del giudice (anche se comunicata tardivamente in udienza) — questa è la regola affermata dalle Sezioni Unite.
- Se la detenzione non è stata comunicata al giudice (né dall'imputato né dal difensore), il giudice non può riconoscere d'ufficio l'impedimento: la mancata comunicazione impedisce il riconoscimento del legittimo impedimento.
- Non grava sul giudice l'onere di verificare d'ufficio, per ogni udienza, se l'imputato sia stato nel frattempo ristretto per altra causa; la responsabilità di informare spetta all'imputato o al suo difensore.
- Quando si procede alla nomina di un difensore d'ufficio poco prima della sopravvenuta detenzione, può essere difficile pretendere che il difensore abbia tempestivamente comunicato l'impedimento; tuttavia, la prassi prudente è che l'imputato o il difensore comunichino subito al giudice ogni cambiamento di status detentivo.
- In sede di impugnazione in Cassazione, i profili valutabili sono tipicamente di diritto; se l'accertamento di fatto (es. mancata comunicazione della detenzione) mostra l'assenza di presupposti, il ricorso rischia l'inammissibilità e sanzioni per spese e ammende.
- Prassi consigliata: in caso di detenzione sopravvenuta notificare tempestivamente il giudice e acquisire prova della comunicazione (verbali di udienza, note difensive, comunicazioni telematiche o raccomandate) per poter invocare il legittimo impedimento
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