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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32046/2024 del 06/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che, in accoglimento dell'appello del PM, aveva applicato la custodia cautelare in carcere per il reato di cui all'art. 416-bis c.p. Il ricorrente deduce tre motivi: (1) violazione di legge per presunta inammissibilità e carenza di specificità dell'appello del PM; (2) e (3) violazione di legge e mancata motivazione riguardo al giudizio di gravità indiziaria, contestando che le risultanze poste a fondamento fossero composte da conversazioni cui non partecipa il ricorrente, da condotte attribuibili ad altri coindagati e da una valutazione superficiale delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto il primo motivo aspecifico e infondato; sul merito ha considerato che il Tribunale d'appello ha fornito una motivazione rafforzata e un confronto critico con le ragioni del Giudice per le indagini preliminari, valendosi di plurimi elementi indiziari individualizzati a carico del ricorrente posti nel periodo di imputazione (dic. 2020 - mag. 2022). Tra gli elementi valutati il Collegio ha indicato: il colloquio in carcere del 26/8/21 in cui la moglie di Ieni riferiva dei "saluti" inviati dal ricorrente; le immagini del prelievo in aeroporto di Ieni da parte del ricorrente e di altro coindagato dopo la scarcerazione; tre conversazioni intercettate (7/10/21 progr. 6648; 14/12/21 progr. 14499; 18/1/22 progr. 20707) che attesterebbero incarichi di recupero crediti e interventi del ricorrente per conto del clan; la partecipazione a un summit il 14/12/21 documentato da riprese video e conversazioni; e il riconoscimento dell'affiliazione da parte del collaboratore Salvatore Messina. La Corte ha ritenuto tali elementi sufficienti a sostenere la gravità indiziaria e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma richiamata come fattispecie di associazione mafiosa a carico del ricorrente; utilizzata quale titolo di imputazione a fondamento della misura cautelare per la gravità indiziaria.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, n. 47361/2022; Sez. 3, n. 31022/2023; Sez. U, n. 36958/2021)

    Richiamati indirizzi contrastanti circa l'onere di motivazione del tribunale d'appello quando rovescia la decisione di rigetto del primo giudice: un orientamento richiede una motivazione rafforzata, l'altro richiede un confronto critico con le ragioni del provvedimento riformato. La Corte ha applicato e ritenuto soddisfatta la più rigorosa esigenza argomentativa nel caso concreto.

Massime di principio

  • Quando il tribunale d'appello riforma un provvedimento di rigetto della misura cautelare, deve fornire un confronto critico e argomentato con le ragioni del primo giudice; in molti casi è richiesto un livello di persuasività maggiore (motivazione 'rafforzata').
  • Elementi indiziari anche di natura indiretta (intercettazioni, riprese video, elementi di contesto, dichiarazioni di collaboratori) possono, se individualizzati e collegati tra loro, costituire base sufficiente per il giudizio di gravità indiziaria richiesto per la custodia cautelare.
  • Intercettazioni in cui l'imputato non è direttamente presente non sono automaticamente inutilizzabili: occorre valutare se il loro contenuto e il contesto consentono di ricondurre comportamenti o ruoli al soggetto indagato.
  • La mera asserzione di inammissibilità o di genericità di un atto di impugnazione non basta; chi invoca l'inammissibilità deve indicare in modo specifico le ragioni e i punti carenti dell'atto.
  • La testimonianza di collaboratori di giustizia può integrare il quadro indiziario ma va valutata criticamente e in connessione con altri riscontri materiali o intercettivi; non è necessario che ogni elemento sia autonomamente decisivo se il complesso probatorio risulta coerente.

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