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Sentenza

Sentenza n. 6497/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2

Giustizia amministrativa202405220

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Lazio n. 4971/2024, che aveva respinto il ricorso contro i dinieghi di condono edilizio relativi a distinte unità immobiliari facenti parte di un unico edificio abusivo in area vincolata

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Gli appellanti hanno impugnato la sentenza del TAR sostenendo, anzitutto, che il limite volumetrico previsto dalla disciplina del terzo condono dovesse essere verificato con riferimento a ciascuna domanda e a ciascuna unità immobiliare, poiché le istanze erano state presentate da proprietari diversi. Hanno quindi contestato il computo unitario della volumetria complessiva dell'edificio abusivo, pari a 1.920 mc. Con un secondo motivo hanno dedotto che, in presenza di vincoli paesaggistici relativi, l'Amministrazione avrebbe dovuto acquisire il parere dell'autorità preposta alla tutela e svolgere una valutazione concreta di compatibilità, anziché ritenere automaticamente insanabili le opere. Con un terzo motivo hanno censurato la mancata verifica della compatibilità delle opere con i vincoli paesaggistici e idrogeologici e l'asserita equiparazione tra vincoli di inedificabilità assoluta e relativa. Con un quarto motivo hanno dedotto violazione dell'art. 10-bis della legge n. 241/1990, difetto di istruttoria e di motivazione, sostenendo che il Comune non avesse esaminato adeguatamente le osservazioni presentate, avesse utilizzato formule stereotipate e avesse indicato in modo incoerente i vincoli nei preavvisi e nei dinieghi definitivi. Il Collegio ha inoltre rilevato l'inammissibilità processuale della memoria di replica depositata dagli appellanti in assenza di una memoria conclusionale avversaria e in relazione a un diverso giudizio non riunito.

La decisione

L'appello è stato respinto. Il primo motivo è stato ritenuto infondato e dirimente: la consistenza dell'abuso edilizio deve essere valutata in modo globale, considerando l'opera nel suo insieme e il suo impatto complessivo sul territorio, indipendentemente dalla titolarità delle singole unità immobiliari. La frammentazione dell'edificio in più unità e la presentazione di domande da parte di proprietari diversi non consentono di eludere il limite volumetrico del condono. Poiché l'edificio aveva una volumetria complessiva di 1.920 mc, eccedente i limiti previsti dalla disciplina del terzo condono, risultava precluso l'accesso alla sanatoria. Anche il secondo e il terzo motivo sono stati respinti: per gli abusi maggiori realizzati su immobili vincolati, la disciplina del terzo condono esclude la sanatoria indipendentemente dal carattere assoluto o relativo del vincolo; pertanto non era necessaria una preventiva valutazione di compatibilità paesaggistica. Il quarto motivo è stato respinto perché il diniego costituiva un'attività vincolata dalla legge, una volta accertate le cause ostative, e le deduzioni procedimentali non avrebbero comunque potuto condurre a un esito diverso. La sentenza del TAR è stata quindi confermata. Gli appellanti sono stati condannati al pagamento delle spese del giudizio d'appello, liquidate in euro 3.000 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 32, commi 26 e 27, d.l. 30 settembre 2003, n. 269, convertito dalla l. n. 326/2003

    "non è consentita la sanatoria per le opere inquadrabili nei cc.dd. abusi maggiori [...] quando esse siano state realizzate su immobili vincolati, a prescindere dal carattere assoluto o relativo del vincolo"

    La disciplina del terzo condono esclude la sanatoria degli abusi maggiori realizzati su immobili vincolati, senza che rilevi la distinzione tra vincolo di inedificabilità assoluta e relativa.

  • l.r. Lazio n. 12/2004

    Concorre a disciplinare il terzo condono nel territorio regionale e, secondo il giudice, conferma i limiti volumetrici e le preclusioni applicabili alle opere abusive oggetto delle istanze.

  • artt. 32 e 33 l. n. 47/1985

    Sono richiamati dagli appellanti quali disposizioni che, in presenza di vincoli relativi, imporrebbero l'acquisizione del parere dell'autorità preposta; il Collegio non ne applica la disciplina perché la volumetria complessiva e la natura degli abusi determinano comunque una preclusione legale alla sanatoria.

  • art. 10-bis l. n. 241/1990

    La censura relativa al preavviso di rigetto è infondata quando, accertata una causa radicale e vincolante di insanabilità, le osservazioni procedimentali non avrebbero potuto modificare l'esito del procedimento.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato in epigrafe con riferimento alla trattazione dell'appello in udienza straordinaria.

Massime di principio

  • Ai fini dell'applicazione dei limiti volumetrici del condono edilizio, la consistenza dell'abuso deve essere determinata considerando unitariamente l'opera abusiva e il suo impatto complessivo sul territorio, senza frazionarla in base alle singole unità immobiliari o alla diversa titolarità dominicale.
  • La presentazione di più domande di condono da parte dei proprietari di diverse porzioni di un unico edificio abusivo non consente di eludere il limite massimo di volumetria condonabile: il computo deve riferirsi all'immobile abusivo nel suo complesso.
  • Nel regime del terzo condono, gli abusi maggiori realizzati su immobili vincolati non sono sanabili indipendentemente dal carattere assoluto o relativo del vincolo; in tal caso non è necessaria una preventiva valutazione di compatibilità paesaggistica.
  • Quando l'insanabilità dell'abuso deriva direttamente da una preclusione legale, il diniego di condono costituisce attività vincolata e le censure relative alla partecipazione procedimentale, all'istruttoria o alla motivazione non possono condurre all'annullamento se le osservazioni del privato non avrebbero comunque potuto determinare un diverso esito.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioQualificazione degli interventiPartecipazione al procedimentoAppello
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaPartecipazione procedimentaleDifetto di istruttoriaDifetto di motivazione

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