Sentenza del 05/09/2023 n. 702 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado delle Marche
Utilizzo di Fatture per operazioni inesistenti - diversa valenza probatoria tra giudizio penale e giudizio tributario.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Controversia tributaria relativa all'utilizzo, nelle scritture contabili della società G, di fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti emesse da due società riconducibili a L. C.; l'Ufficio ha disconosciuto una deduzione per costi fittizi e ha contestato ritenute d'acconto non operate, sostenendo che la G abbia tratto utilità extrabilancio dalle fatture false (sovrafatturazioni e retrocessioni in contanti) poi attribuite ai soci.
La decisione
La Corte di Giustizia Tributaria regionale ha respinto l'appello della G. Ha ritenuto provata la falsità delle fatture sulla base del pvc della Guardia di Finanza, delle risultanze investigative della Procura (che hanno portato alla condanna, in via definitiva, del rappresentante delle società emittenti per emissione di fatture per operazioni inesistenti) e delle dichiarazioni auto/etero-accusatorie di L. C., valutate congiuntamente agli altri riscontri. La Corte ha affermato che l'assoluzione in sede penale del legale rappresentante della G non è decisiva nel processo tributario, poiché nel processo penale alcune dichiarazioni possono essere escluse se non riscontrate (art. 192 c.p.p.), mentre nel giudizio tributario le stesse dichiarazioni possono concorrere, insieme ad altri indizi, a formare una prova sufficiente. Conseguentemente la G è stata ritenuta beneficiaria di utilità extracontabili generate dalle fatture false, con conseguente recupero fiscale e condanna al pagamento delle spese di giudizio.
Norme richiamate
art. 8 D.Lvo 10/3/2000 n. 74 (emissione di fatture per operazioni inesistenti)
Norma penale applicata alle società emittenti le fatture false; la condanna del rappresentante delle società emittenti per questo reato è stata considerata elemento probatorio rilevante nel giudizio tributario per dimostrare la falsità delle fatture.
art. 192 c.p.p.
Richiamato per spiegare la differenza di rigore probatorio fra processo penale e processo tributario: dichiarazioni non riscontrate ai sensi di tale articolo possono pregiudicarne il valore nel penale, mentre nel giudizio tributario possono essere valorizzate insieme ad altri indizi.
art. 654 c.p.p.
Richiamato per affermare che il giudicato penale (assoluzione) non vincola il giudice tributario; i risultati penali possono essere comunque utilizzati come elemento di prova nel processo tributario.
art. 2700 c.c.
Valorizzazione del p.v.c. della Guardia di Finanza quale atto pubblico avente efficacia probatoria fino a querela di falso.
art. 115 c.p.c.
Principio secondo cui fatti non contestati o non dedotti valgono come acquisiti nel processo; qui si sottolinea che le risultanze investigative non sono state contestate dall'appellante e sono state recepite come base dell'avviso di accertamento.
art. 15 comma 2 sexies D.Lvo 31/12/1992 n. 546
Normativa richiamata in relazione alla liquidazione e riduzione delle spese processuali; figura solo nella liquidazione delle spese a carico del ricorrente.
Massime di principio
- Nel giudizio tributario l'assoluzione penale del contribuente non produce necessariamente un effetto decisorio: il giudice tributario può valutare autonomamente le prove e dare rilievo a dichiarazioni e riscontri investigativi che, pur non essendo sufficienti nel processo penale, concorrono a formare una prova complessiva.
- Le dichiarazioni auto- o etero-accusatorie e le risultanze di attività investigative (p.v.c. della Guardia di Finanza, indagini bancarie, accertamenti sulla inesistenza materiale di sedi societarie) possono costituire una piattaforma indiziaria solida nel processo tributario; il contribuente deve contestare efficacemente e documentare alternative causali per neutralizzarne la portata.
- Quando è provata la falsità delle fatture utilizzate, il giudice tributario può ritenere che siano derivate utilità extracontabili e, se si tratta di società a base ristretta, applicare la presunzione di attribuzione degli utili ai soci salvo prova contraria di reinvestimento o mancata percezione.
- Se l'Amministrazione propone una ricostruzione basata su sovrafatturazioni e retrocessioni in contanti, il contribuente ha interesse a produrre documentazione bancaria, estratti conto, registrazioni di reinvestimento o prove della permanenza dei fondi in capo alla società per contrastare la ricostruzione dell'Ufficio.
- Proceduralmente, il contribuente dovrebbe sollevare specifiche contestazioni sulle risultanze investigative e sulla qualificazione giuridica dei fatti, richiedere l'accesso agli atti bancari e alle verifiche e, se possibile, produrre elementi che dimostrino la legittimità delle prestazioni e l'assenza di retrocessioni.
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