Cassazione Penale, Sentenza n. 20778/2024 del 27/05/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Domanda di riparazione per ingiusta detenzione per il periodo 17/06/2017-31/10/2017 in relazione a un capo di imputazione per detenzione di sostanza stupefacente (artt.73 comma 1-bis e 80 d.P.R. 309/1990) relativa al rinvenimento di kg 950 di marijuana in un fabbricato in uso al ricorrente; il ricorrente era stato poi assolto con sentenza irrevocabile del GUP del 27/04/2018. La Corte d'appello aveva negato l'indennizzo ritenendo sussistere una "colpa grave" del ricorrente, consistente nella consegna delle chiavi dell'immobile a terzi (ritenuti soggetti di mala vita), circostanza che avrebbe creato l'antecedente fattuale causale del rinvenimento dello stupefacente e quindi della detenzione.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso; ha confermato che la Corte d'appello ha valutato correttamente, con motivazione non manifestamente illogica, la sussistenza di una condotta di colpa grave del ricorrente (messa a disposizione delle chiavi dell'immobile a soggetti non pienamente identificati) che ha avuto incidenza causale sulla detenzione. Rigetto del ricorso con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente in questo grado.
Norme richiamate
art.315 cod.proc.pen.
Individuazione del giudice adito per la domanda di riparazione per ingiusta detenzione (Corte d'appello quale giudice competente).
art.314 cod.proc.pen.
Rilevanza della colpa grave o del dolo del richiedente come causa ostativa al riconoscimento dell'indennizzo per ingiusta detenzione; il giudice della riparazione deve motivare specificamente la ricorrenza di tale condizione.
art.606, comma 1, lett. b) cod.proc.pen.
Norma che contiene il motivo di impugnazione invocato dal ricorrente in cassazione (violazione di legge e contraddittorietà della motivazione).
artt.73, comma 1-bis e 80, d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309
Normativa sugli illeciti in materia di stupefacenti, cui si riferiva il capo di imputazione originario per il quale il ricorrente era stato arrestato e poi assolto.
Massime di principio
- Per ottenere l'indennizzo per ingiusta detenzione il richiedente non deve aver concorso con dolo o colpa grave a determinare la detenzione: la colpa grave comprende condotte di eclatante negligenza o imprudenza che abbiano creato le condizioni per l'accusa.
- Il giudice della riparazione adotta un'operazione logica autonoma rispetto al giudice penale: non accerta la sussistenza del reato, ma se comportamenti del soggetto hanno effettivamente creato la falsa apparenza della configurabilità del reato e quindi la ragione della misura custodiale.
- Non è necessario che la condotta colposa del richiedente sia l'unica causa della detenzione: è sufficiente che sia stata anche una causa concorrente rilevante del provvedimento restrittivo.
- La valutazione deve considerare la condotta sia anteriore sia successiva alla misura cautelare e la cooperazione con le indagini può essere valutata, ma non esclude automaticamente l'esistenza di colpa grave se la condotta antecedente ha avuto efficacia causale.
- Il giudice di merito deve motivare specificamente l'attribuzione della colpa grave e il suo rapporto causale con la detenzione; la cassazione verifica la logicità della motivazione e la congruità della valutazione di fatto, che è in linea di principio difficilmente censurabile se adeguatamente motivata.
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