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Sentenza

Sentenza n. 14223/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l’accertamento- previa tutela cautelare -dell’illegittimità del silenzio serbato dal MAECI sull’istanza di visto d’ingresso per lavoro subordinato presentata il 26/8/2025(prot.ITA/CSB/260825/0095/01) nonché dell’obbligo di definire il procedimento con l’adozione di un provvedimento espresso.

Giustizia amministrativa202607682

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato sull'istanza di visto d'ingresso per lavoro subordinato presentata il 26 agosto 2025

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. per accertare l'illegittimità del silenzio serbato dal MAECI sulla propria istanza di visto d'ingresso per lavoro subordinato e per ottenere l'ordine di definizione del procedimento mediante l'adozione di un provvedimento espresso. Il Ministero si è costituito con un atto di mero stile, senza fornire elementi idonei a giustificare la mancata conclusione del procedimento. Il ricorrente ha chiesto anche tutela cautelare, ma la sentenza ha definito direttamente il giudizio.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo che la documentazione in atti dimostrasse l'illegittimità dell'inerzia amministrativa. Ha quindi ordinato al MAECI di concludere il procedimento avviato con l'istanza di visto del 26 agosto 2025 entro quindici giorni dalla comunicazione della sentenza, senza imporre il rilascio del visto né predeterminare il contenuto della decisione amministrativa. Le spese di lite sono state compensate, in considerazione della mole di richieste di visto gravante sul Consolato Generale d'Italia a Casablanca.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il rito avverso il silenzio dell'amministrazione; nel caso concreto ha consentito di chiedere l'accertamento dell'illegittimità dell'inerzia e l'ordine di provvedere.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale presupposto per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, unitamente alla normativa nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell'oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, quando l'amministrazione non dimostra l'avvenuta conclusione del procedimento né offre una giustificazione concreta dell'inerzia, il giudice può accertare l'illegittimità del silenzio e ordinare la conclusione del procedimento entro un termine assegnato.
  • L'accoglimento dell'azione avverso il silenzio impone all'amministrazione di adottare un provvedimento espresso, ma non comporta necessariamente l'obbligo di adottare un provvedimento di contenuto favorevole all'istante quando residuano valutazioni amministrative da esercitare.
  • La mole di richieste gravante sull'ufficio può giustificare la compensazione delle spese di lite, ma non esclude di per sé l'illegittimità dell'inerzia né l'obbligo di concludere il procedimento.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini del procedimento e silenzioDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimento

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