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Sentenza

Sentenza del 27/05/2015 n. 10938 - Corte di Cassazione

TRIBUTI ERARIALI DIRETTI - IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE GIURIDICHE (I.R.P.E.G.) (TRIBUTI POSTERIORI ALLA RIFORMA DEL 1972) - BASE IMPONIBILE - REDDITO COMPLESSIVO - IN GENERE - Lavori extracontrattuali - Iscrizione di riserva - Mera possibilità di un maggiore reddito futuro - Applicabilità dell'art. 60 (ora 93), comma 2, del d.P.R. n. 917 del 1986 - Esclusione - Fondamento.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia relativa all'anno d'imposta 1999, contestando l'esclusione dal reddito imponibile del 50% degli importi iscritti dalla società come riserve d'appalto per maggiori compensi. Ha dedotto, tra l'altro, violazione del giudicato esterno formatosi su una precedente annualità, falsa applicazione dell'art. 60 del TUIR e insufficiente motivazione della CTR sulla qualificazione delle riserve come riferite a lavori extracontrattuali.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondati i primi due motivi: il giudicato relativo all'anno 1994 non si estendeva automaticamente alla diversa riserva iscritta nel 1999, caratterizzata da fatti, lavori e importi differenti; inoltre, l'art. 60, comma 2, del TUIR si applica ai maggiori corrispettivi fondati su disposizioni di legge o clausole contrattuali, non alle mere richieste extracontrattuali e non certe. Tuttavia, ha accolto il terzo motivo, rilevando che la CTR aveva qualificato tutte le riserve come extracontrattuali senza esaminare analiticamente la documentazione e le singole pretese. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Puglia, che dovrà verificare individualmente la natura di ciascuna riserva e liquidare anche le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • Art. 60, comma 2, d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), oggi art. 93

    La valutazione è fatta sulla base dei corrispettivi pattuiti. Delle maggiorazioni di prezzo richieste in applicazione di disposizioni di legge o di clausole contrattuali si tiene conto, finchè non siano state definitivamente stabilite, in misura non inferiore al 50%.

    La norma impone di considerare almeno il 50% delle maggiorazioni di prezzo quando esse derivano da disposizioni di legge o clausole contrattuali. Non si applica invece alle riserve relative a lavori realmente extracontrattuali, non autorizzati o privi di un titolo negoziale, perché in tal caso il maggior compenso è soltanto eventuale e non certo.

  • Art. 53 Costituzione

    Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

    Non è conforme al principio di capacità contributiva tassare una mera possibilità di conseguire in futuro un compenso, priva di certezza, determinazione ed esigibilità.

  • Art. 2909 codice civile

    L'accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti.

    Il giudicato esterno relativo a una specifica annualità non si estende automaticamente ad altre annualità quando cambiano gli elementi concreti della fattispecie, come lavori, importi e momento di iscrizione della riserva.

  • Art. 6, comma 2, d.P.R. n. 917 del 1986

    Le somme risarcitorie concorrono al reddito solo quando sostituiscono una perdita reddituale; non rilevano invece, come componenti reddituali, quelle aventi esclusiva funzione reintegrativa del patrimonio.

  • Art. 75 d.P.R. n. 917 del 1986, testo previgente

    La deducibilità dei costi deve essere valutata autonomamente secondo i requisiti di certezza e inerenza; non esiste una necessaria corrispondenza tra costi deducibili e ricavi imponibili derivanti da riserve d'appalto.

  • Art. 1664, comma 2, codice civile

    Le variazioni dei costi o le circostanze previste dalla legge o dal contratto possono fondare maggiori corrispettivi contrattuali, soggetti alla disciplina fiscale delle riserve.

  • Art. 111, comma 6, Costituzione

    Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

    Il giudice di merito deve spiegare il percorso logico che collega i fatti provati alla qualificazione giuridica delle singole riserve. Una motivazione generica o indistinta può determinare la cassazione della sentenza.

Massime di principio

  • Una riserva d'appalto non determina automaticamente un ricavo imponibile, neppure nella misura forfetaria del 50%: occorre verificare se la richiesta deriva da legge, contratto, revisione prezzi o variazioni ordinate o accettate dal committente.
  • Quando la riserva riguarda lavori extracontrattuali privi di autorizzazione o di successivo riconoscimento, il compenso è soltanto eventuale e non deve essere tassato prima che maturino certezza, determinabilità ed esigibilità.
  • La qualificazione fiscale deve essere effettuata analiticamente per ciascuna riserva, esaminando causale, documentazione contabile, ordini di servizio, autorizzazioni, contratto e collaudo; non è sufficiente una qualificazione generica dell'intero insieme delle riserve.
  • Il riconoscimento successivo dei lavori da parte della stazione appaltante, ad esempio in sede di collaudo da parte dell'organo competente, può incidere sulla certezza del compenso e sulla sua rilevanza fiscale.
  • Le richieste aventi natura di indennizzo o risarcimento non seguono automaticamente la disciplina dei corrispettivi contrattuali: deve essere distinta la funzione sostitutiva di reddito, imponibile, da quella meramente reintegrativa del patrimonio, non imponibile come reddito.
  • Un giudicato tributario relativo a un'altra annualità vincola solo quando la fattispecie concreta è sostanzialmente identica e riguarda una posta unitaria frazionata nel tempo; non si estende a riserve diverse solo perché derivano dallo stesso contratto d'appalto.

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