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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36386/2022 del 26/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso chiedeva l'annullamento dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Roma che aveva annullato il decreto del Ministro della Giustizia di applicazione del regime 41-bis a carico di Aldo Ercolano. Il Procuratore lamentava mancanza e/o solo apparente motivazione del provvedimento impugnato, per non aver valutato compiutamente le nuove emergenze investigative contenute in due ordinanze cautelari del G.I.P. di Catania (2019 e 2020), tra cui intercettazioni e conversazioni che dimostrerebbero la gestione di patrimoni e la persistenza di rapporti e direttive esterne riconducibili a Ercolano, nonché la gravità indiziaria per omicidi e il rischio di reiterazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso infondato. Ha ritenuto che il sindacato di legittimità è limitato alla violazione di legge e alla mancanza di motivazione in senso stretto; non ha rinvenuto un'assenza o un'apparenza di motivazione nel provvedimento del Tribunale di sorveglianza. I giudici di merito avevano valutato che le ordinanze cautelari indicate non dimostravano l'attualità del ruolo apicale di Ercolano né la sua capacità di mantenere contatti o impartire direttive dall'esterno, rilevando anche il comportamento carcerario regolare successivo e l'assenza di elementi concreti su contatti recenti. Di conseguenza la cassazione ha respinto il ricorso e confermato l'annullamento del decreto ministeriale di applicazione del 41-bis.

Norme richiamate

  • art. 41-bis I. 26 luglio 1975, n. 354 (ord. pen.)

    comma 2-sexies dell'art. 41-bis

    limita il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del tribunale di sorveglianza alla sola violazione di legge, includendo la mancanza di motivazione solo se questa sia del tutto assente o meramente apparente

  • Cass. Sez. U, n. 25080 del 28/5/2003 (Pellegrino)

    Cass. Sez. U, n. 25080 del 28/5/2003

    richiama il principio secondo cui la motivazione giudiziaria deve avere requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità; la corte può annullare per mancanza di motivazione solo se il provvedimento è privo dei necessari passaggi logici tali da renderlo incomprensibile o meramente apparente

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro ordini del tribunale di sorveglianza che annullano provvedimenti 41-bis è ammesso soltanto per violazione di legge o per mancanza totale o apparente della motivazione; la Corte di cassazione non riesamina i fatti se la motivazione è presente e logicamente articolata
  • Per ottenere il mantenimento o il ripristino del regime 41-bis è cruciale che il decreto ministeriale indichi elementi attuali e concreti che provino la persistenza del ruolo direttivo o della capacità di mantenere contatti/indirizzare l'organizzazione dall'esterno, non bastano riferimenti a fatti esclusivamente storici
  • Intercettazioni e provvedimenti cautelari sono rilevanti, ma devono essere esplicitamente e specificamente contestualizzati come indicatori di attualità operativa: riferimenti a trasferimenti patrimoniali passati o a rapporti non chiaramente recenti possono essere valutati insufficiente per il 41-bis
  • Il comportamento carcerario e l'assenza di tentativi concreti di contatto con l'esterno sono elementi che i giudici di merito possono ritenere decisivi nel valutare l'assenza del rischio di collegamento operativo con l'organizzazione mafiosa
  • Per il pubblico ministero è importante documentare e motivare con precisione il nesso temporale e funzionale tra le nuove emergenze investigative e l'attualità del rischio; la mancata dimostrazione di direttive recenti o di mantenimento del comando esterno indebolisce la richiesta di 41-bis

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