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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43948/2022 del 18/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il PM ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Potenza che, in sede di riesame, aveva revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari applicata al Romano ritenendo non configurabile, sul piano indiziario, il delitto di estorsione continuata in concorso aggravata ai sensi dell'art. 628 c.3 nn.1 e 3 c.p. e dall'art. 416bis c.p. Il PM deduceva mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, richiamando le dichiarazioni del collaboratore Bruzzese e della presunta vittima Leone, nonché elementi (tra cui la pretesa corresponsione di percentuali al clan Riviezzi) che a suo avviso giustificavano la configurabilità dell'estorsione e della aggravante mafiosa

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha condiviso la valutazione del Tribunale del riesame secondo cui, alla data della decisione, non era configurabile in modo indiziario la fattispecie estorsiva aggravata dall'art. 416bis. La Corte ha richiamato che successivi precedenti di questa Sezione (sent. n. 26031/2022) avevano escluso una provvista indiziaria idonea a confermare l'operatività del clan "Riviezzi" nel periodo successivo a quello accertato, indebolendo così il presunto "retroterra mafioso" su cui il PM fondava l'interpretazione delle dichiarazioni della vittima. In assenza di solida prova del controllo mafioso/ambientale e dati probatori chiari sulle modalità minacciose subite dalla vittima, le perplessità del PM non erano tali da rendere ammissibile il ricorso in Cassazione

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    Richiamato poiché i fatti erano contestati nella forma del concorso; usato come norma di coordinamento tra più condotte concorrenti

  • art. 629 c.p.

    Riferimento alla fattispecie dell'estorsione (norma che disciplina il reato di estorsione), contestata nella sua forma continuata e in concorso

  • art. 628 c.3 nn. 1 e 3 c.p.

    Si è valutata l'aggravante prevista per determinate modalità/condizioni del reato (tra cui l'uso del metodo mafioso o analoga gravità); la Corte ha ritenuto che mancasse una provvista indiziaria sufficiente a far valere tale aggravante nel caso di specie

  • art. 416bis c.p.

    Riferita alla qualificazione 'mafiosa' del gruppo; la Corte ha ritenuto che, alla luce di pronunce successive e della mancanza di indizi solidi sull'operatività del clan 'Riviezzi' nel periodo rilevante, non fosse possibile ascrivere l'aggravante mafiosa

  • art. 8 DL 152/1991

    Citata in relazione alla posizione del collaboratore (Bruzzese) e al vaglio della sua attendibilità: la Corte del riesame aveva considerato che la sua affidabilità era già stata valutata in altre sedi ai fini di attenuazione

Massime di principio

  • Per qualificare un'estorsione come aggravata "per metodo mafioso" è necessaria una solida provvista indiziaria che attesti l'operatività e l'influenza del gruppo criminale nel periodo e nel territorio rilevanti; la mera presenza di riferimenti a percentuali o a "contatti" con soggetti notori non basta.
  • Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia vanno valutate insieme ad altri elementi probatori e confrontate con le dichiarazioni della persona offesa; contraddizioni apparenti tra collaboratore e vittima possono legittimare l'esclusione dei gravi indizi se non supportate da riscontri esterni.
  • L'adesione o la resa apparente della vittima a condizioni onerose non prova automaticamente la minaccia estorsiva: occorre dimostrare che la resa sia stata determinata da violenza, minaccia (anche implicita) o da contesto di soggezione riconducibile a controllo mafioso.
  • Provvedimenti giurisdizionali successivi che abbiano ridimensionato o escluso l'esistenza di un sodalizio criminale possono incidere sulla valutazione cautelare dell'aggravante mafiosa e, di conseguenza, sulla sussistenza degli indizi per misure cautelari.
  • In sede di riesame cautelare il giudice deve compiere una valutazione complessiva e circostanziata degli indizi: la mera contestazione della motivazione in Cassazione richiede che vengano dimostrati vizi formali o logici gravi, non semplici alternative interpretative dei fatti.

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