Cassazione Penale, Sentenza n. 5050/2024 del 05/02/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Cannizzaro, sottoposto a libertà vigilata per reati di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.), aveva chiesto l'autorizzazione a svolgere attività lavorativa come autista presso la società GIRA s.r.l. Il Magistrato di sorveglianza rigettò la richiesta ritenendo che il richiedente non potesse conseguire il titolo abilitativo di guida (richiamo all'art. 120 d.lgs. 30/04/1992 n. 285) e che l'attività itinerante rendesse impossibile garantire il controllo di polizia giudiziaria, dato lo stato di pericolosità sociale del soggetto. La difesa impugnò tale provvedimento con reclamo, lamentando errata applicazione degli artt. 203 e 208 c.p. e motivazione illogica o contraddittoria; il Magistrato di sorveglianza di Reggio Calabria convertì però il reclamo in ricorso per cassazione e trasmise gli atti alla Corte.
La decisione
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza con cui il Magistrato di sorveglianza aveva convertito il reclamo in ricorso per cassazione e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria perché valuti il reclamo. La Corte ha ritenuto errata la conversione operata dal Magistrato, richiamando il quadro normativo e giurisprudenziale secondo cui, nelle materie relative alla libertà vigilata, il rimedio non è il ricorso per cassazione 'per saltum' contro ordinanze ma il reclamo/appello al Tribunale di sorveglianza e i rimedi di cui all'art. 680 c.p.p.; ha inoltre osservato che eventuali conversioni avrebbero dovuto essere operate dal Tribunale di sorveglianza e non dal Magistrato. La decisione non si è pronunciata sul merito della richiesta di autorizzazione al lavoro, che resta demandata al Tribunale di sorveglianza.
Norme richiamate
art. 416-bis c.p.
Indica il reato di associazione di tipo mafioso quale contestazione penale originaria; contestualizza la misura di sicurezza (libertà vigilata) e la valutazione della pericolosità sociale del soggetto.
d.lgs. 30/04/1992 n. 285 art. 120
Riferito dal Magistrato come norma che rende 'non conseguibile' il titolo abilitativo alla guida per il condannato, motivo che giustifica il diniego dell'autorizzazione a svolgere attività di autista.
art. 203 c.p.
Richiamato dalla difesa per censurare l'applicazione a fini di limitazione della libertà vigilata; la Corte non ha però accolto la rilevanza della censura procedurale sul punto nella decisione impugnata.
art. 208 c.p.
Invocato dalla difesa in relazione all'art. 203; la Corte non si è pronunciata sul merito dell'interpretazione sostanziale delle norme penali contestate, limitandosi a censurare la conversione procedurale operata dal Magistrato.
ordinamento penitenziario art. 47-ter
Citato nella giurisprudenza richiamata: le pronunce che ammettono ricorso per cassazione riguardano espressamente la detenzione domiciliare disciplinata da questa norma, non la libertà vigilata.
ordinamento penitenziario art. 69 comma 4
Stabilisce la competenza del Magistrato di sorveglianza ad applicare, eseguire, trasformare o revocare le misure di sicurezza; utile a delineare la distribuzione di competenze tra Magistrato e Tribunale di sorveglianza.
ordinamento penitenziario art. 70 comma 2
Attribuisce al Tribunale di sorveglianza la funzione di decidere in sede di appello sui ricorsi avverso i provvedimenti di cui al comma 4 dell'art. 69, confermando il corretto canale di impugnazione del reclamo.
art. 680 c.p.p.
Indicato come il rimedio processuale previsto specificamente in tema di misure di sicurezza (tra cui la libertà vigilata), confermando che le impugnazioni competono al Tribunale di sorveglianza piuttosto che alla cassazione per 'saltum'.
art. 569 c.p.p.
La giurisprudenza ricorda che il ricorso per cassazione 'per saltum' è consentito solo contro sentenze e non contro ordinanze; per le ordinanze relative alla libertà vigilata occorre conversione in appello al Tribunale di sorveglianza.
giurisprudenza richiamata (Fazzari, Melillo, Ventre, Aiello, Ritrovato etc.)
È ricorribile per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., il decreto con cui il magistrato di sorveglianza provvede sulle modifiche, non occasionali e contingenti, relative alla detenzione domiciliare
Le pronunce citate delineano che la possibilità di ricorso per cassazione per provvedimenti del magistrato di sorveglianza è circoscritta al contesto della detenzione domiciliare e non si estende automaticamente alle ordinanze sulla libertà vigilata; pertanto la conversione del reclamo in ricorso per cassazione è stata ritenuta errata.
Massime di principio
- Per le decisioni che riguardano la libertà vigilata il corretto rimedio di impugnazione del reclamo è l'appello al Tribunale di sorveglianza o il rimedio previsto dall'art. 680 c.p.p.; non è consentito il ricorso per cassazione 'per saltum' contro ordinanze.
- Il Magistrato di sorveglianza non può unilateralmente convertire un reclamo in ricorso per cassazione: qualora si ritenga necessaria una diversa qualificazione processuale, è il Tribunale di sorveglianza la sede competente a valutare l'appello.
- Nel valutare richieste di autorizzazione a svolgere attività lavorative che richiedono titoli abilitativi (es. patente), il magistrato può considerare l'effettiva possibilità di conseguimento del titolo e le esigenze di controllo di polizia giudiziaria; tali motivi possono legittimare un diniego ma devono essere adeguatamente motivati e resistenti a censure fattuali.
- Se il rigetto è basato su presupposti contestabili (es. assenza di precedenti legati all'uso del mezzo, distanza temporale dei fatti, necessità di sostentamento), la difesa deve puntare a circoscrivere le censure sul piano motivazionale e dei presupposti di fatto, rivolgendosi al Tribunale di sorveglianza.
- La Corte di Cassazione può intervenire per annullare provvedimenti che presentino vizi procedurali nella qualificazione dell'impugnazione e può rinviare gli atti alla corretta autorità (Tribunale di sorveglianza) perché si pronunci sul merito.
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