Sentenza n. 2429/2026 - Palermo, Sezione 4
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: determinazione comunale che ha revocato la sospensione degli effetti della revoca di un permesso di costruire e ha disposto la ripresa dell’efficacia della revoca
Esito
La controversia
La società ha impugnato la determinazione comunale del 31 maggio 2024, con cui il Comune aveva revocato la precedente determinazione che sospendeva gli effetti del provvedimento di revoca del permesso di costruire relativo alla realizzazione di una struttura stagionale e temporanea destinata a solarium su un tratto dell’arenile. Nel corso del giudizio il Comune ha rappresentato che il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, con sentenza n. 219 del 2025, aveva annullato il provvedimento presupposto di revoca del permesso di costruire. Secondo il Comune, per effetto del nesso di presupposizione, anche l’atto impugnato nel presente giudizio era stato travolto. La società non si è opposta alla richiesta di dichiarazione della cessazione della materia del contendere.
La decisione
Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere. L’annullamento, da parte del giudice d’appello, dell’atto presupposto di revoca del permesso di costruire ha travolto l’atto successivo impugnato, che aveva disposto la ripresa dell’efficacia di quella revoca. Tale effetto è stato ritenuto pienamente satisfattivo dell’interesse sostanziale azionato dalla ricorrente. Il Collegio ha applicato il principio secondo cui la cessazione della materia del contendere ricorre quando l’interesse sostanziale fatto valere in giudizio è integralmente soddisfatto da un provvedimento dell’amministrazione o, come nel caso concreto, dal venir meno dell’atto impugnato per effetto dell’annullamento dell’atto presupposto. Le spese sono state compensate in ragione della particolarità della vicenda.
Massime di principio
- La cessazione della materia del contendere ricorre quando, nel corso del giudizio, l’interesse sostanziale azionato è integralmente soddisfatto per effetto di un’attività amministrativa o del venir meno dell’atto impugnato, anche quale conseguenza dell’annullamento dell’atto presupposto.
- L’annullamento giudiziale dell’atto presupposto può travolgere, in virtù del nesso di presupposizione, l’atto consequenziale che fondi su di esso i propri effetti; quando tale travolgimento soddisfa integralmente l’interesse del ricorrente, il giudizio deve essere definito con declaratoria di cessazione della materia del contendere.
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