Cassazione Civile, Ordinanza n. 28030/2021 del 14/10/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
La controversia
La proprietaria di un immobile adibito a ufficio, dopo un accertamento tecnico preventivo, aveva convenuto in giudizio alcuni soggetti e il condominio del fabbricato chiedendo, in solido, l'esecuzione delle opere necessarie a eliminare le infiltrazioni idriche e la condanna generica al risarcimento dei danni ulteriori da liquidarsi separatamente. Il tribunale aveva ritenuto che le infiltrazioni dipendessero da più cause, anche riferibili a parti condominiali e a porzioni sovrastanti, condannando i convenuti sia ai lavori sia al risarcimento. In appello la domanda dell'attrice era stata respinta nei limiti qui rilevanti. Con il ricorso per cassazione la società ha censurato la sentenza d'appello per violazione degli artt. 101, 112 e 278 c.p.c. e dell'art. 2058 c.c., sostenendo che la domanda introduttiva non mirava a scindere illegittimamente an e quantum, ma a ottenere subito la rimozione delle cause del danno permanente e, separatamente, una condanna generica per i danni ulteriori non ancora quantificabili; ha inoltre sostenuto che la condanna generica è ammissibile anche in mancanza di prova piena del danno concreto, essendo sufficiente la potenzialità dannosa del fatto lesivo.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendolo fondato, e ha cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione anche per le spese del giudizio di legittimità. Ha ritenuto errata la motivazione della corte territoriale nella parte in cui aveva escluso la possibilità di pronunciare condanna generica al risarcimento dei danni ulteriori, nonostante fosse stata proposta sin dall'origine una domanda di eliminazione delle cause dell'infiltrazione e una domanda autonoma di condanna generica. La Suprema Corte ha affermato che la risarcibilità in forma specifica non esaurisce di regola tutte le conseguenze dannose del fatto lesivo e che, in presenza di un fatto potenzialmente dannoso, è ammissibile la condanna generica anche senza prova del danno ulteriore concreto. L'accoglimento del primo motivo ha assorbito gli altri motivi.
Norme richiamate
art. 101 c.p.c.
richiamato come parametro di censura per la dedotta violazione del contraddittorio, ma non sviluppato come ratio decisiva autonoma
art. 112 c.p.c.
il giudice deve pronunciarsi entro i limiti della domanda; la Corte ha ravvisato violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato
art. 2058 c.c.
il risarcimento in forma specifica non esaurisce necessariamente tutte le conseguenze dannose del fatto lesivo
art. 278 c.p.c.
la condanna generica è ammissibile quando sia accertata la potenziale dannosità del fatto; la quantificazione può essere rimessa a separato giudizio se non vi sia domanda riconvenzionale di accertamento negativo del danno
art. 360 n. 3 c.p.c.
norma processuale invocata come parametro del motivo per violazione di legge
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115
la Corte dà atto dell'insussistenza dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato in ragione dell'accoglimento del ricorso
Massime di principio
- In materia di risarcimento del danno, la domanda di condanna generica è ammissibile quando l'attore deduca e alleghi un fatto potenzialmente dannoso, anche se non sia ancora possibile quantificare integralmente il pregiudizio.
- La condanna al risarcimento in forma specifica non esclude, di per sé, la possibilità di una ulteriore condanna generica per i danni residui o già maturati prima del ripristino, purché tali danni siano riconducibili al medesimo fatto lesivo.
- Ai fini dell'art. 278 c.p.c., nella fase dell'an debeatur è sufficiente un accertamento, anche probabilistico, della potenzialità dannosa del fatto, mentre la prova piena del danno concreto e della sua entità spetta alla successiva fase di liquidazione.
- Il giudice non può sostituire alla domanda di condanna generica una liquidazione integrale del danno se la parte ha chiaramente chiesto di separare la tutela ripristinatoria dalla liquidazione dei danni ulteriori, perché ciò violerebbe il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
- Il convenuto non può opporsi in astratto alla domanda di condanna generica; se intende contestare anche l'esistenza del danno, deve articolare una specifica domanda riconvenzionale di accertamento negativo, con effetti sull'onere probatorio dell'attore.
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