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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5482/2024 del 07/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Massaro impugna l'ordinanza di rigetto del riesame avverso il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente che ha riguardato anche beni a lei intestati. Solleva cinque censure: 1) incompetenza territoriale del Tribunale di Trento (sostiene che la competenza sarebbe del Tribunale di Foggia/Cerignola perché il sodalizio si sarebbe costituito e operato in Cerignola); 2) nullità/insufficiente motivazione del provvedimento genetico e del decreto di sequestro (mancanza di autonoma motivazione sul fumus e sul periculum); 3) carenza di fumus e periculum in mora rispetto alle condotte contestate; 4) illegittimità del sequestro di beni intestati a terzi (in particolare alla ricorrente) per mancata prova del vincolo effettuale tra indagato e beni e travisamento della documentazione che proverebbe la titolarità e disponibilità; 5) omissione di risposta sulla rilevanza dell'art. 11 L.146/2006 e sulla proporzione tra valore dei beni sequestrati e profitto del reato (nonché contestazione del calcolo delle accise da applicare).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il primo motivo fondato e assorbente e ha quindi annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Trento per nuovo esame. La Corte ha richiamato e chiarito principi di diritto sulla determinazione della competenza territoriale nei reati associativi (connessione ex art. 12 c.p.p., criteri di cui agli artt. 8, 9 e 16 c.p.p., applicabilità dell'art. 9, comma 1, come regola integrativa anche nei reati permanenti e quando la consumazione è iniziata all'estero, nonché operatività dell'art. 10, comma 3, c.p.p. se il reato è commesso in parte all'estero). Ha stabilito che, se parte della condotta si è concretamente manifestata in Italia (in particolare a Cerignola), va verificata la sussistenza della connessione - ai sensi dell'art. 12 c.p.p. lett. b) o c) - con il reato associativo e individuato il giudice territorialmente competente secondo i criteri sopra indicati. Ha inoltre precisato che, nel giudizio di riesame promosso da un terzo che chiede la restituzione di beni sequestrati, la competenza va individuata in relazione al procedimento relativo alla persona nella cui disponibilità il bene è stato ritenuto e che, se il giudice si dichiarasse incompetente, può applicarsi l'art. 27 c.p.p.; infine ha ricordato la efficacia interinale dei provvedimenti cautelari adottati da giudice poi riconosciuto incompetente. Non si sono decise in via definitiva le altre censure, che il Tribunale dovrà riesaminare alla luce dei criteri indicati.

Norme richiamate

  • art. 12 cod. proc. pen.

    Disciplina la connessione tra reati; la Corte chiarisce la differenza tra lett. b) (continuità quando gli stessi imputati commettono più reati) e lett. c) (connessione teleologica anche se autori diversi) e rileva che la connessione influisce sulla competenza territoriale.

  • art. 8 cod. proc. pen.

    Criterio principale per individuare il giudice competente: luogo in cui è iniziata la consumazione del reato; per i reati permanenti rileva il luogo in cui ha sede la base operativa del sodalizio.

  • art. 9 cod. proc. pen.

    art. 9, comma 1 citato come regola integrativa

    Regola integrativa: quando la competenza non può essere determinata secondo l'art. 8, si guarda anche ai luoghi in cui è stata in parte realizzata la condotta; applicabile anche nei reati permanenti e nei procedimenti con reati connessi.

  • art. 10, comma 3 cod. proc. pen.

    Quando il reato è commesso in parte all'estero la competenza si determina alla luce degli artt. 8 e 9 c.p.p.; permette quindi di applicare le regole integrative (art.9, comma1) anche nei casi con inizio della consumazione all'estero.

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Criterio di scelta tra giudici territorialmente competenti per reati connessi: competenza al giudice del reato più grave o, a parità, del primo reato.

  • art. 27 cod. proc. pen.

    Regola che contempera competenza e urgenza: il giudice incompetente può comunque adottare provvedimenti cautelari con efficacia interinale; la Corte invita il Tribunale a valutare l'eventuale applicazione in caso di incompetenza.

  • artt. 317 e 321 cod. proc. pen.

    Rimando operativo per la materia dei sequestri; indicati come richiamati ai fini della valutazione dell'applicabilità delle regole sulla competenza e l'urgenza.

  • art. 291, comma 2 e art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamati per distinguere i presupposti delle misure cautelari personali (domanda d'urgenza) dalle misure reali; la Corte ricorda che per le misure reali adottate da giudice poi riconosciuto incompetente non è richiesto un ulteriore vaglio di urgenza oltre ai presupposti ordinari di fumus e periculum.

  • art. 416 cod. pen. (associazione per delinquere)

    Rilevante come reato più grave tra quelli connessi; trattandosi di reato permanente, ai criteri di competenza territoriale si applicano le regole sul luogo di manifestazione/operatività del sodalizio.

  • D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504 (art. 40 comma 1 lett. b e comma 4; art. 49)

    Norme sostanziali relative alle ipotesi di sottrazione alle accise e ai reati-fine contestati; utili a definire la gravità e natura dei reati che influenzano la connessione e la competenza.

  • art. 11 L. 146/2006

    Norma richiamata nella censura sulla fattispecie speciale: la Corte ha rilevato che il Tribunale non ha risposto alle censure sull'applicazione di questa norma e sul rapporto di proporzione tra valore dei beni sequestrati e profitto del reato, rinviando la verifica al nuovo esame.

Massime di principio

  • Se un reato associativo è permanente e la sua consumazione è iniziata all'estero ma una parte operativa si è manifestata in Italia, la competenza va valutata applicando gli artt. 8 e 9 c.p.p. anche per via dell'art. 10, comma 3.
  • La connessione tra reato mezzo (associazione) e reati-fine può incidere sulla competenza: art.12 lett. b richiede identità soggettiva tra autori, mentre lett. c può operare anche con autori diversi se è dimostrato che il reato mezzo era finalizzato ai reati-fine.
  • Quando più reati connessi spettano a giudici diversi, si applica l'art.16: la competenza spetta al giudice del reato più grave (o del primo in caso di pari gravità).
  • Il terzo che domanda la restituzione di beni sequestrati trova la competenza territoriale collegata al procedimento relativo alla persona nella cui disponibilità il bene è stato ritenuto; il giudice che si dichiari incompetente può comunque aver adottato provvedimenti efficaci in via interinale (art.27).
  • Per i sequestri finalizzati alla confisca per equivalente è necessario dimostrare il nesso effettuale tra l'indagato e il bene: la semplice intestazione formale non basta per giustificare il sequestro, e grava sull'accusa l'onere di fornire elementi che attestino la disponibilità effettiva.
  • La valutazione del fumus e del periculum deve risultare da motivazione specifica e non meramente apparente; carenze di motivazione possono determinare l'annullamento e il rinvio per un nuovo esame motivato.
  • L'omissione di risposte su questioni rilevanti (es. art.11 L.146/2006, proporzione valore/profitto, aliquote fiscali contestate) può rendere necessario il rinvio per consentire al giudice di pronunciarsi compiutamente.

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