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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8246/2025 del 27/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso impugna la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la decisione di primo grado. La questione principale riguardava la tempestività ed efficacia della rinuncia alla prescrizione formulata dall'imputato nell'atto di appello rispetto alla riqualificazione in primo grado dell'originaria imputazione (corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, art. 319 cod. pen., riqualificata in corruzione per la funzione, art. 318 cod. pen.). I difensori denunciavano inoltre omissioni nella valutazione probatoria (uso di intercettazioni ritenute inutilizzabili in primo grado), carenze motivazionali con riferimento alle dichiarazioni dei testi della difesa e la illegittimità della confisca di Euro 5.000,00.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la rinuncia alla prescrizione formulata da Argenio nell'atto di appello fosse tempestiva ed efficace quando la maturazione della causa estintiva dipendeva dalla riqualificazione compiuta in primo grado, dunque la Corte d'appello aveva illegittimamente dichiarato la rinuncia tardiva. Pur riconoscendo il vizio procedurale della Corte d'appello, la Cassazione ha ritenuto superfluo il rinvio per nuovo giudizio perché l'istruttoria dibattimentale aveva dimostrato l'obiettiva insufficienza probatoria rispetto all'accusa di corruzione: la mera ricezione dell'assegno di Euro 5.000,00 non era, di per sé, prova del pactum sceleris e non sussistevano elementi idonei a dimostrare l'accordo corruttivo. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio in considerazione dell'impossibilità di colmare le lacune probatorie, con esito favorevole all'imputato (proscioglimento/assoluzione rispetto alle accuse di corruzione per carenza di prove).

Norme richiamate

  • art. 157 cod. pen.

    La rinuncia alla prescrizione è diritto personalissimo dell'imputato; efficace solo dopo la maturazione del termine di prescrizione e irrimediabile una volta inequivocabilmente comunicata. Se la maturazione dipende da valutazioni operate in sentenza (es. riqualificazione), la rinuncia nell'atto di impugnazione è tempestiva ed efficace.

  • art. 318 cod. pen.

    Delitto di corruzione per l'esercizio della funzione: la Corte ricorda che anche per questa fattispecie è necessario provare l'accordo corruttivo (pactum sceleris), non bastando la sola dazione di denaro.

  • art. 319 cod. pen.

    Delitto di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio: la riqualificazione dell'originaria imputazione può incidere sul momento di maturazione della prescrizione; la prova dell'alterazione o influenza sull'atto è necessaria per la sua integrazione.

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Regola dell'uso dell'evidenza della prova; la Corte ha rilevato che la Corte d'appello ha applicato impropriamente questo criterio per escludere l'esame delle censure di merito sollevate dall'imputato.

  • art. 192, comma 2, cod. proc. pen.

    Principio secondo cui gli elementi indiziari devono essere valutati unitariamente e con rigore; la Cassazione sottolinea che la sola dazione di denaro è un indizio ma non prova sufficiente del pactum sceleris senza ulteriori circostanze.

  • legge 5 dicembre 2005, n. 251, art. 6 (riforma art. 157 c.p.)

    Ha reintrodotto la possibilità di rinuncia alla prescrizione da parte dell'imputato, affermandone il carattere inderogabile e personale; la giurisprudenza ha precisato i limiti e i tempi di efficacia della rinuncia.

  • legge 9 dicembre 1941, n. 1383, art. 3

    Norma richiamata nell'imputazione (collusione con militare per frodare la Guardia di Finanza); citata come oggetto di contestazione ma non decisiva alla luce della insufficienza probatoria riscontrata.

Massime di principio

  • La rinuncia alla prescrizione è un diritto personale dell'imputato e diventa efficace solo quando il termine di prescrizione è effettivamente maturato o il relativo effetto estintivo è conoscibile: se la maturazione dipende da una valutazione giuridica resa nota solo con la sentenza di primo grado, la rinuncia compiuta nell'atto di impugnazione è tempestiva.
  • La mera dazione di denaro o di altre utilità a un pubblico ufficiale, anche se documentata, costituisce al più un indizio; per integrare la corruzione è necessaria la prova dell'accordo corruttivo (pactum sceleris) e del nesso causale tra la prestazione e il comportamento antidoveroso.
  • Se in Cassazione emergono lacune probatorie strutturali tali che un nuovo giudizio non potrebbe colmare il vuoto (materiale probatorio completo e indiziaria per natura), la Corte può annullare senza rinvio e disporre il proscioglimento o l'assoluzione.
  • Il giudice d'appello non può dichiarare inefficace una rinuncia alla prescrizione senza considerare se la maturazione della prescrizione dipendeva da valutazioni di merito operate in sentenza; occorre distinguere tra riqualificazione nota e riqualificazione che rende noto soltanto con la sentenza l'effetto estintivo.
  • In caso di contestazioni su misure ablative (es. confisca di somme), è necessario che il giudice motivi il nesso di causalità tra il profitto sequestrato e il reato; la mancanza di una motivazione adeguata sulla causalità può rendere illegittima la confisca.

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