Cassazione Penale, Sentenza n. 45872/2022 del 02/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Salerno che aveva rigettato l'istanza di riesame del decreto di sequestro preventivo funzionale alla confisca (artt. 85-bis d.P.R. n. 309/1990 e 240-bis c.p.). Il ricorrente deduceva, in un unico motivo, violazione di legge e mancanza o apparente motivazione riguardo: 1) il fumus del reato e la possibile diversa qualificazione della condotta ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990; 2) la sproporzione del sequestro, contestando che il Tribunale non avesse adeguatamente valutato la documentazione probatoria prodotta (tre fatture attestanti l'incasso di somme e una dichiarazione della madre relativa a donazioni in denaro).
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha dichiarato inammissibile il profilo relativo alla diversa qualificazione giuridica (fumus) perché dedotto per la prima volta in cassazione e in termini aspecifici. Quanto al profilo della sproporzione, il Collegio ha ritenuto infondata la censura: il Tribunale aveva valutato la documentazione prodotta e motivato la sua irrilevanza. In particolare, la dichiarazione della madre è stata considerata inutilizzabile perché resa senza le formalità richieste per le indagini difensive ai sensi dell'art. 391-bis, comma 6, c.p.p.; le fatture sono state giudicate inidonee a dimostrare l'effettivo incasso delle somme e, comunque, insufficienti a provare la possibilità di un risparmio pari all'importo sequestrato. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 85-bis d.P.R. n. 309 del 1990
La norma è stata richiamata come fondamento del sequestro preventivo funzionale alla confisca di beni ritenuti provento o strumentali ai delitti previsti dalla normativa sugli stupefacenti; nel caso la misura ha riguardato somme in contanti ritenute collegate ai reati di cui all'art. 73.
art. 240-bis c.p.
Richiamata quale norma relativa alla confisca per sproporzione o confisca per equivalente; la misura cautelare impugnata è stata disposta in vista di una successiva confisca prevista da tale disposizione.
art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990, comma 5
Citato come possibile diversa qualificazione della condotta (ipotesi prospettata dal ricorrente), ma la Corte ha ritenuto la questione inammissibile in cassazione perché sollevata per la prima volta e in modo aspecifico.
art. 391-bis, comma 6, c.p.p.
Interpretato nel senso che dichiarazioni rese dai testi (qui: la madre) senza osservanza delle formalità previste per le indagini difensive sono inutilizzabili; il Tribunale ha escluso valore probatorio alla dichiarazione prodotta per tale ragione.
Giurisprudenza richiamata: Sez. 1, n. 36036 del 28/11/2013 (Miceli)
Riferimento giurisprudenziale usato a supporto del principio secondo cui le dichiarazioni assunte senza le formalità richieste per le indagini difensive non possono essere utilizzate, confermando l'inutilizzabilità della dichiarazione della madre.
Massime di principio
- In Cassazione non si possono introdurre per la prima volta questioni decisive (come la diversa qualificazione giuridica del fatto) in termini aspecifici: tali profili vanno sollevati e argomentati nei gradi precedenti.
- Le dichiarazioni rese da terzi o familiari sono inutilizzabili se raccolte senza le formalità richieste dall'art. 391-bis c.p.p.; per far valere dichiarazioni difensive è necessario rispettare le procedure previste dalla norma.
- Fatture o documenti contabili non provano automaticamente l'effettivo incasso o la lecita provenienza di somme: è necessario produrre elementi idonei a dimostrare il concreto trasferimento di denaro e la sua disponibilità (es. movimenti bancari, ricevute, controparti identificabili).
- In un riesame di sequestro preventivo funzionale alla confisca il giudice valuta il requisito della sproporzione confrontando il valore sequestrato con le prove offerte sul carattere illecito o lecito delle somme; l'onere di allegare elementi probatori seri e verificabili circa la lecita provenienza grava sul ricorrente che contesta il sequestro.
- La condanna alle spese processuali è probabile se il ricorso di cassazione risulta infondato o inammissibile.
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