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Sentenza

Sentenza n. 651/2026 - Bari, Sezione 3

per l'ottemperanza della sentenza n. 01574/2012 emessa dal Tar Puglia, Sede di Bari, R.G. n. 1696/2002.

Giustizia amministrativa202502055

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Bari, Sez. IIISentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata integrale esecuzione della sentenza del TAR che aveva disposto la restituzione dei terreni, previa rimessione in pristino, e il risarcimento dei danni da mancato godimento e deterioramento

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietari espropriati)

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti, quali eredi della proprietaria dei terreni, hanno promosso il giudizio di ottemperanza deducendo che il Comune aveva dato esecuzione solo parziale al giudicato, pagando le somme risarcitorie liquidate fino alla fine del 2014, ma senza restituire materialmente i terreni, tuttora nella disponibilità dell'Amministrazione. Hanno chiesto la restituzione dei suoli previa rimessione in pristino, il risarcimento del danno da mancato godimento e deterioramento maturato dopo il giudicato, l'applicazione di una penalità di mora e la nomina di un commissario ad acta. Il Comune ha eccepito l'inammissibilità delle pretese risarcitorie ulteriori perché nuove e autonome rispetto al giudicato, la prescrizione delle pretese e l'assenza di prova del danno ulteriore; ha inoltre negato una propria inottemperanza colpevole, richiamando difficoltà amministrative. L'occupazione originaria era avvenuta nell'ambito di una procedura espropriativa poi dichiarata illegittima; la sentenza oggetto di ottemperanza aveva accertato l'illiceità dell'occupazione, disposto la restituzione dei terreni e riconosciuto il danno da mancato godimento e deterioramento.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che il giudicato individuasse nella restituzione dei terreni, previa rimessione in pristino, il rimedio principale e che il danno da mancato godimento e deterioramento costituisse una conseguenza dell'illecito destinata a cessare solo con la restituzione effettiva. Dopo il decorso di un periodo particolarmente lungo senza restituzione, il Comune non conserva una scelta indefinita tra restituzione e acquisizione autoritativa: l'eventuale acquisizione non può essere procrastinata indefinitamente né opposta in sede di ottemperanza quando l'Amministrazione abbia riconosciuto per lungo tempo l'obbligo restitutorio senza adottare atti idonei a modificare la natura dell'illecito. Le domande risarcitorie ulteriori sono state ritenute ammissibili perché costituiscono lo sviluppo del danno già accertato nel giudicato e non una nuova pretesa autonoma. L'occupazione sine titulo è stata qualificata come illecito permanente, sicché la prescrizione non decorre finché il bene non sia restituito o legittimamente acquisito. Non è stata ritenuta necessaria una nuova istruttoria tecnica, poiché i criteri di liquidazione fissati nella sentenza originaria, basati sul valore di mercato rivalutato annualmente e sugli interessi legali quale indice ordinario di redditività, restano applicabili al periodo successivo. Il Comune è stato ordinato a restituire i suoli entro 60 giorni dalla notifica della sentenza, mediante immissione in possesso e verbale di riconsegna, e a pagare entro i successivi 60 giorni il risarcimento maturato dal 2014 fino alla restituzione. È stata fissata una penalità di mora di 100 euro per ogni giorno di ritardo, fino a 6.000 euro, ed è stato nominato commissario ad acta il Segretario comunale, con facoltà di delega, da insediare decorso inutilmente il termine complessivo di 120 giorni. Il Comune è stato condannato alle spese di lite, liquidate in 2.000 euro oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 114 c.p.a.

    Nel giudizio di ottemperanza il giudice può disporre misure coercitive indirette, tra cui una penalità di mora, per assicurare l'esecuzione del giudicato.

Massime di principio

  • Quando un giudicato amministrativo ha accertato l'illiceità di un'occupazione e ordinato la restituzione del bene, l'Amministrazione deve dare esecuzione al comando restitutorio; dopo un significativo e prolungato decorso del tempo, non può mantenere indefinitamente una situazione di occupazione sine titulo né opporre in sede di ottemperanza una generica possibilità di acquisizione autoritativa non concretamente esercitata.
  • Il danno da mancato godimento derivante dalla perdurante occupazione sine titulo costituisce lo sviluppo del danno già accertato nel giudicato e può essere liquidato dal giudice dell'ottemperanza per il periodo successivo alla pronuncia, senza che ciò integri una domanda nuova o autonoma.
  • L'occupazione sine titulo costituisce un illecito permanente, destinato a cessare con la restituzione del bene o con la sua legittima acquisizione; pertanto, il termine di prescrizione del risarcimento relativo al danno maturato durante la permanenza dell'illecito non decorre finché tale situazione non cessa.
  • Quando il giudicato abbia già accertato il danno e fissato criteri di liquidazione riferiti a una situazione fattuale rimasta invariata, gli stessi criteri possono essere applicati anche al periodo successivo senza necessità di una nuova consulenza tecnica o verificazione.
  • Nel giudizio di ottemperanza, il giudice può assegnare un termine per l'esecuzione, fissare una penalità di mora e nominare preventivamente un commissario ad acta, destinato a subentrare nell'esercizio sostitutivo qualora l'Amministrazione non adempia integralmente.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione illegittima e acquisizione sananteGiudizio di ottemperanzaDanno da provvedimento illegittimo
RamiEspropriazione per pubblica utilitàProcesso amministrativoResponsabilità della pubblica amministrazione
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaEffetto conformativo e riedizione del potereRisarcimento del danno da attività amministrativaTermini del procedimento

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