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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9473/2024 del 06/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di appello che aveva riformato la pronuncia di primo grado e li aveva assolti "perche' il fatto non costituisce reato". Contestano che la Corte di appello abbia interpretato erroneamente le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del Piano regolatore generale del Comune di Lecce (in particolare gli artt. 9, 10, 95, 112 e 113), riconoscendo un vincolo di destinazione conformativo sull'area classificata F35 (strutture sportive a carattere urbano) e ritenendo l'intervento dissonante rispetto a tale vincolo. Sostengono che le norme imporrebbero un vincolo pre-espropriativo: cioè solo l'amministrazione, entro 5 anni dall'approvazione del PRG, potrebbe realizzare le attrezzature, altrimenti l'area decadrebbe in "zona bianca" e i titoli edilizi rilasciati ai ricorrenti sarebbero pienamente legittimi. Denunciano inoltre che la Corte di appello non avrebbe adeguatamente valorizzato la perizia disposta in sede di appello, la quale avrebbe riconosciuto la regolarità dell'intervento e la legittimità dei titoli amministrativi.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi manifestamente infondati e quindi inammissibili. Ha confermato la motivazione della Corte di appello: l'area è inserita in zona F35 e ciò comporta un vincolo di destinazione conformativo, non un vincolo pre-espropriativo che riservi esclusivamente all'amministrazione la possibilità di realizzare le attrezzature. Le disposizioni generali (artt. 9 e 10 NTA) cedono alla specifica previsione degli artt. 95-112 NTA, che non escludono l'iniziativa privata. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il criterio adottato dal giudice di merito nel non seguire integralmente le conclusioni del perito, avendo il collegio motivato l'assoluzione per difetto dell'elemento soggettivo pur riscontrando il carattere illecito delle condotte. Per effetto della declaratoria di inammissibilità, la Cassazione ha condannato i ricorrenti alle spese e al versamento, a titolo equitativo, di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico dell'edilizia), art. 44, lett. c)

    Norma richiamata quale fonte della contravvenzione contestata; la Corte ha confermato che le condotte avevano rilevanza penale dal profilo oggettivo, pur rilevando l'assenza dell'elemento soggettivo che ha portato all'assoluzione in appello

  • D. Lgs. 22 gennaio 2004 (richiamato: artt. 30, 181)

    Richiamato nella sentenza di primo grado/impugnata come riferimento a profili di reato collegati; non ha modificato la valutazione della Cassazione sulla inammissibilità del ricorso

  • Norme tecniche di attuazione (NTA) del Piano regolatore generale del Comune di Lecce, art. 95

    Stabilisce che la realizzazione delle attrezzature pubbliche in zone F avviene di norma mediante acquisizione o espropriazione da parte dell'amministrazione o enti preposti; la Corte ha interpretato "di norma" come non esclusiva, cioè non vieta in via assoluta l'intervento privato

  • Norme tecniche di attuazione (NTA) del Piano regolatore generale del Comune di Lecce, art. 112

    Contiene dati tecnici per le zone F35; la Corte ha ritenuto che non imponga che le opere possano essere realizzate soltanto dall'amministrazione pubblica

  • Norme tecniche di attuazione (NTA) del Piano regolatore generale del Comune di Lecce, artt. 9 e 10

    Sono disposizioni di carattere generale sull'attuazione degli standards e sulle attrezzature urbane; la Corte ha ritenuto che, essendo generali, cedono ove necessario alla specificità degli artt. 95-112

  • D.M. 2 aprile 1968, n. 1444

    Fondamento della classificazione delle zone omogenee (es. zona F); utilizzato per inquadrare la natura della zona e il vincolo urbanistico applicabile

  • Corte costituzionale, sentenza n. 179 del 1999

    Richiamata per il principio secondo cui i vincoli urbanistici non ablativi (limiti di edificabilità, destinazioni d'uso, ecc.) possono essere realizzati anche tramite iniziativa privata o mista e non sono necessariamente riconducibili a misure espropriative con indennizzo; supporta l'interpretazione della Cassazione circa la natura conformativa del vincolo F35

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Prevede l'onere per il ricorrente delle spese del procedimento e la possibilità di pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità manifestamente infondata; applicata dalla Cassazione per fissare il versamento di euro 3.000,00

Massime di principio

  • Una classificazione urbanistica in zona F (attrezzature di interesse generale) costituisce di regola un vincolo di destinazione conformativo e non necessariamente un vincolo pre-espropriativo che riservi l'intervento al solo ente pubblico
  • Le disposizioni generali del piano (artt. 9 e 10 NTA) possono cedere rispetto a norme più specifiche del medesimo strumento (artt. 95-112) nella determinazione delle modalità di attuazione
  • La presenza di titoli amministrativi non esclude automaticamente la rilevanza penale di opere afferenti a lottizzazione o a interventi urbanisticamente dissonanti; il giudice penale può accertare la natura vincolistica e l'illiceità materiale dell'intervento
  • Il giudice non esercita una potestà amministrativa vietata se si limita a constatare l'esistenza e la portata vincolistica del piano urbanistico e a verificare la conformità dell'opera rispetto a tale vincolo; è invece vietato sostituirsi alle valutazioni discrezionali dell'amministrazione
  • Una consulenza tecnica d'ufficio non è vincolante per il giudice: il collegio può discostarsene motivando, specie quando la valutazione normativa e la ricostruzione fattuale portino ad una diversa conclusione
  • L'elemento soggettivo (dolo o colpa) è decisivo in tema di responsabilità penale per violazioni edilizie: l'accertamento dell'illiceità oggettiva non sempre si traduce in condanna se manca il requisito soggettivo
  • In Cassazione i ricorsi manifestamente infondati/inammissibili possono essere dichiarati tali e comportare condanne per spese e somme a favore della Cassa delle ammende secondo l'art. 616 c.p.p.; è quindi importante selezionare motivi seri e ben fondati prima del deposito

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