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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 16902/2021 del 15/06/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente, vincitrice di concorso per collaboratore amministrativo (determina n.36/2008), chiedeva la costituzione del rapporto di lavoro e il risarcimento per mancata assunzione. Il Comune aveva adottato le delibere di Giunta n.34/2009 e n.13/2010, rivedendo il fabbisogno di personale in ragione di vincoli di spesa derivanti dalle leggi finanziarie 2007-2008, motivo per cui non procedette all'assunzione. In giudizio si sono succedute pronunce favorevoli alla ricorrente in primo grado e poi contrastate dalla Corte d'appello che, dopo rinvio della Cassazione, ha ritenuto legittime le delibere comunali e ha escluso il diritto automatico all'immissione in ruolo, riconoscendo l'operare dello "ius superveniens" e la modificazione del fabbisogno. La ricorrente ha impugnato in revocazione e in cassazione entrambe le sentenze.

La decisione

La Corte di Cassazione ha riunito i ricorsi e li ha respinti. Ha ritenuto infondati i motivi di revocazione e i motivi di cassazione, osservando che: (i) l'asserito "errore revocatorio" non sussiste perché la valutazione del contenuto delle delibere comunali è questione interpretativa (error iuris) e non un palese contrasto tra fatti rilevabili direttamente dagli atti; (ii) non è integrata l'omissione di esame o la motivazione apparente: la Corte d'appello ha analizzato le delibere e i relativi allegati, spiegando perché esse avessero rideterminato il fabbisogno 2008-2010 e stabilito il fabbisogno 2009-2011, nel rispetto dei vincoli delle leggi finanziarie; (iii) è stato correttamente applicato il principio secondo cui il diritto del vincitore di concorso è subordinato alla permanenza, al momento della nomina, dell'assetto organizzativo e del fabbisogno di personale. Pertanto i ricorsi sono rigettati e la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali: complessivi euro 400,00 per esborsi e euro 6.000,00 per compensi professionali (oltre accessori e rimborso forfetario 15%), con l'ulteriore annotazione sul contributo unificato ai sensi del d.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • d.lgs. n.165 del 2001, art. 1, comma 1

    Richiamata per indicare le finalità della P.A.; la Corte territoriale ha ritenuto che le delibere comunali, pur incidendo su interessi particolari, rientrassero nella legittima programmazione generale prevista dal decreto.

  • art. 395 n.4 cod. proc. civ.

    Norma sul motivo di revocazione per errore di fatto: la Cassazione ha ricordato che il vizio richiede un contrasto palese fra quanto affermato nella sentenza e i documenti processuali, non semplici divergenze interpretative.

  • art. 360 cod. proc. civ. (nn. 3,4,5)

    Richiamati i diversi vizî di motivazione, falsa applicazione di norme e omesso esame; la Corte ha escluso la loro sussistenza in quanto la valutazione delle delibere è stata argomentata e non manifestamente contraddittoria.

  • art. 132 cod. proc. civ.

    Riferito in relazione al principio di motivazione: la Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza di merito sufficiente e non meramente apparente.

  • Legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007), commi 676-701

    Ricondotte alle misure che hanno imposto vincoli di spesa agli enti locali; la Corte ha ritenuto che tali vincoli giustifichino la revisione del fabbisogno e l'adozione delle delibere comunali.

  • Legge n. 244/2007 (Finanziaria 2008), comma 379

    Analogamente richiamata come fonte dei vincoli di spesa che hanno inciso sulla programmazione delle assunzioni comunali.

  • d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

    Norma sul contributo unificato; la sentenza registra la sussistenza dei presupposti per eventuale versamento aggiuntivo da parte della ricorrente.

  • Cass. ord. n.30238/2017 (giurisprudenza)

    Principio applicato: nel pubblico impiego il diritto del vincitore di concorso è subordinato alla permanenza, al momento della nomina, dell'assetto organizzativo e del fabbisogno che giustificò il bando; lo "ius superveniens" può legittimamente impedire nuove assunzioni.

Massime di principio

  • Il diritto del vincitore di concorso nel pubblico impiego non è assoluto: è subordinato alla persistenza, al momento della nomina, dell'assetto organizzativo e del fabbisogno che ha giustificato il bando; normative o vincoli finanziari sopravvenuti possono legittimamente incidere sulle assunzioni.
  • Le decisioni amministrative generali di programmazione del personale (delibere che rideterminano il fabbisogno) possono incidere sulle posizioni individuali senza necessità di una revoca esplicita degli atti precedenti, purché siano motivate e conformi ai vincoli di legge.
  • Il rimedio per "errore revocatorio" (art.395 n.4 c.p.c.) è molto limitato: richiede un evidente contrasto fra la sentenza e gli atti/documenti processuali, non semplici divergenze interpretative o contestazioni di valutazioni giuridico-fattuali.
  • In sede di Cassazione non sono rivedibili le valutazioni ermeneutiche o di merito del giudice di merito, salvo che emergano vizi di motivazione tali da configurare una motivazione assente, apparente o incoerente.
  • Chi intenda opporsi a scelte di riprogrammazione del personale dovrebbe, ove possibile, impugnare preventivamente gli atti amministrativi (delibere) con i mezzi del diritto amministrativo e raccogliere prove chiare sulla permanenza dell'effettivo fabbisogno al momento della nomina.
  • Nel progettare azioni giudiziali, valutare il rischio di condanna alle spese e la necessità di documentare in modo stringente l'assenza di effetti delle misure di contenimento della spesa.

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