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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17772/2022 del 04/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma delle rispettive condanne per il reato previsto dall'art. 497-bis, comma 2, c.p. Contestano che i fatti dovessero essere qualificati ai sensi del comma 1 dell'art. 497-bis (illecito meno grave) e, nel caso di Pellegrini, anche con riferimento agli artt. 477-482 c.p.; denunciano altresì vizi di motivazione della sentenza impugnata.

La decisione

Per Gianvittorio Pellegrini la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata in relazione a lui perché il reato è estinto per morte dell'imputato (decesso accertato il 23/06/2021), conformemente all'art. 150 c.p.p.; la statuizione va annullata senza rinvio. Per Silvana Segato il ricorso è stato dichiarato inammissibile: la Corte ha ritenuto il motivo generico e meramente contestatorio e ha confermato il principio secondo cui il possesso di un documento di identità con la foto del possessore ma con false generalità integra il comma 2 dell'art. 497-bis (participazione alla contraffazione), applicando la giurisprudenza richiamata; Segato è stata condannata al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 497-bis c.p.

    La Corte interpreta che il possesso di un documento di identità recante la fotografia del possessore ma false generalità integra il comma 2 (ipotesi più grave) perché la presenza della foto costituisce un forte indizio del concorso nella contraffazione; il ricorso a una qualificazione meno grave (comma 1) è escluso salvo elementi concreti contrari.

  • artt. 477-482 c.p.

    Citati come possibile diversa contestazione formulata per Pellegrini, ma non ritenuti applicabili dalla Corte in assenza di specifici elementi che giustifichino quella qualificazione.

  • art. 150 c.p.p.

    La morte dell'imputato estingue il reato e impone l'annullamento senza rinvio delle statuizioni penali nei suoi confronti quando il decesso avviene dopo la proposizione del ricorso in Cassazione.

  • art. 620 lett. a) c.p.p.

    Richiamato quali fondamento normativo che consente l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata in caso di estinzione del reato per morte dell'imputato.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    Richiamato in relazione allo svolgimento dell'udienza (misure procedurali adottate in quel periodo), senza incidenza sulla valutazione della controversia di merito.

Massime di principio

  • La morte dell'imputato intervenuta dopo la proposizione del ricorso determina l'estinzione del reato e l'annullamento senza rinvio delle statuizioni penali nei suoi confronti; il procedimento di cassazione si estingue per quella parte.
  • Il possesso di un documento d'identità che riporta la fotografia del possessore ma false generalità costituisce indice forte, e normalmente sufficiente, per qualificare l'ipotesi come comma 2 dell'art. 497-bis (partecipazione alla contraffazione) e non come mera detenzione del documento falso (comma 1), salvo prove concrete che dimostrino l'assenza di concorso nella falsificazione.
  • I ricorsi generici e meramente contestatori, privi di specifici mezzi di prova o di analitiche critiche sulla motivazione, sono dichiarati inammissibili in Cassazione.
  • In caso di inammissibilità determinata da profili di colpa del ricorrente, il giudice di legittimità può condannare al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
  • Le divergenze giurisprudenziali su formule dispositive in caso di morte dell'imputato non escludono la prassi preferibile dell'annullamento senza rinvio quando il rapporto processuale si è estinto.

Testo integrale

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