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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19990/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La parte civile impugnava la sentenza della Corte di appello di Roma del 22/06/2022 sostenendo: 1) errato calcolo del termine di prescrizione del reato (artt. 157-161 c.p.), in quanto il termine sarebbe scaduto dopo la condanna di primo grado per effetto di periodi di sospensione del decorso (rinvio dell'udienza preliminare e sospensioni connesse all'emergenza Covid-19); 2) indebita esclusione, da parte della Corte distrettuale, del nesso di causalità tra la condotta dell'imputato e il danno subito dalla parte civile e conseguente omessa liquidazione (o provvisionale) del danno nonostante la richiesta; 3) omissione di valutazione di documenti e testimonianze ritenuti idonei a provare il danno morale e patrimoniale subito dalla parte civile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Ha ritenuto corretta la decorrenza del termine per proporre impugnazione (il termine di quarantacinque giorni previsto dall'art. 585 c.p.p. si era aperto nel momento indicato dalla Corte distrettuale) e ha rilevato che il ricorso è stato depositato oltre il termine utile (depositato il 2 dicembre 2022, oltre la scadenza fissata al 4 novembre 2022). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 372 c.p.

    Norma delittuosa contestata (falsa testimonianza). La Corte d'appello aveva confermato la condanna di primo grado per il fatto occorso il 16/04/2013, salvo dichiarare estinto per prescrizione altro capo.

  • artt. 157, 158, 159, 160, 161 c.p.

    Norme sulla prescrizione rilevate dal ricorrente per contestare il calcolo dei termini. La Corte suprema non è entrata nel merito del calcolo della prescrizione perché ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività; tuttavia i motivi sollevati circa sospensioni e sospensioni Covid non sono stati esaminati per carenza di ammissibilità.

  • art. 185 c.p.

    Riferito dal ricorrente in relazione alla responsabilità civile derivante dal reato; la Corte di merito aveva ritenuto non provato o non configurabile il danno risarcibile nella sede penale salvo provvisionale, decisione contestata dalla parte civile.

  • art. 2045 c.c.

    Riferimento del ricorrente in relazione all'azione civile connessa al processo penale (azione civile nel processo penale). La Corte non ha affrontato il merito dell'azione civile per inammissibilità del ricorso.

  • artt. 538, 539, 540, 541 c.p.p.

    Norme procedurali citate dal ricorrente in relazione alla liquidazione del danno e alle modalità di valutazione probatoria. Non esaminate nel merito dalla Cassazione a causa dell'inammissibilità del ricorso.

  • art. 2043 c.c.

    Richiamato dal ricorrente come base della responsabilità civile extracontrattuale; la Corte di merito avrebbe escluso il risarcimento nella sede penale, decisione che il ricorrente impugnava. Anche questo profilo non è stato esaminato dalla Cassazione per tardività.

  • art. 2697 c.c.

    Norma sulla distribuzione dell'onere della prova, richiamata dal ricorrente per sostenere che le prove presentate erano sufficienti. La Cassazione non ha valutato il merito probatorio per inammissibilità.

  • art. 544, comma 3 c.p.p.

    Norma citata dalla Corte per l'indicazione del termine fissato nel dispositivo della sentenza (termine di 90 giorni menzionato nella motivazione della Corte). Utilizzata per determinare la decorrenza dei termini di impugnazione quando la notifica non è prevista.

  • art. 585, commi 1 lett. c) e 2 lett. c) c.p.p.

    Norme che stabiliscono il termine di quarantacinque giorni per la proposizione dell'impugnazione da parte della parte civile quando la sentenza è depositata senza necessità di notifica. La Corte ha ritenuto corretta l'applicazione di questi commi per calcolare la scadenza dell'impugnazione, con conseguente dichiarazione di inammissibilità del ricorso per tardività.

Massime di principio

  • Il ricorso della parte civile deve essere proposto entro i termini strettamente previsti dalle norme processuali: la tardiva proposizione determina l'inammissibilità e la mancata valutazione del merito.
  • La decorrenza dei termini di impugnazione può dipendere dalla data di deposito della sentenza e dalle indicazioni rubricate nel dispositivo (es. termine fissato ai sensi dell'art. 544 c.p.p.); occorre calcolare con attenzione tali termini e verificare se è richiesta la notifica o se i termini decorrono d'ufficio.
  • Le eccezioni relative al calcolo della prescrizione (sospensioni, rinvii, misure straordinarie come quelle connesse al Covid-19) devono essere tempestivamente e specificamente dedotte e documentate nell'impugnazione e/o nel corso del giudizio, perché la Corte può non esaminarle se l'impugnazione è inammissibile per ragioni formali.
  • Quando la parte civile invoca danni patrimoniali o morali nel processo penale, è necessario provare il nesso di causalità e l'entità del danno; talvolta il giudice penale può riservare la liquidazione al giudice civile o disporre una provvisionale, ma la mancata decisione sul punto può essere impugnata entro i termini processuali previsti.
  • Il mancato rispetto dei termini processuali può comportare anche conseguenze economiche per il ricorrente (spese processuali e somme a favore della Cassa delle ammende), per cui è essenziale curare la tempestività e la correttezza formale dell'impugnazione.

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