Cassazione Penale, Sentenza n. 2846/2025 del 23/01/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Torino che aveva confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione della somma di euro 10.330 rinvenuta durante la perquisizione domiciliare insieme alla sostanza stupefacente. Il ricorrente deduce la mancanza di motivazione in ordine al nesso di pertinenzialità del denaro rispetto al reato contestato, sostenendo che a lui è stata contestata solo la detenzione della sostanza e non la cessione (spaccio), per cui non sussisterebbe il rapporto di pertinenzialità tra il denaro e il reato.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo il motivo manifestamente infondato: ai fini della confisca per sproporzione l'art. 240-bis c.p., richiamato dall'art. 85-bis D.P.R. n. 309/1990, non richiede la prova del nesso di pertinenzialità fra il bene e il reato (che invece è richiesta per la confisca diretta ai sensi dell'art. 240 c.p.). Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, non potendosi ritenere che il ricorso sia stato proposto senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Norme richiamate
art. 85-bis D.P.R. n. 309 del 1990
Richiama l'art. 240-bis c.p. per il sequestro/confisca per sproporzione nei reati in materia di stupefacenti; la Corte lo applica unitamente a 240-bis per giustificare il sequestro anche in assenza di nesso di pertinenzialità.
art. 240-bis c.p.
La Corte interpreta l'art. 240-bis come norma che consente la confisca per sproporzione senza richiedere la prova del nesso di pertinenzialità tra beni e reato; è quindi sufficiente la sproporzione tra redditi/beni posseduti e fonti lecite dichiarate.
art. 240 c.p.
Indicata dalla Corte a contrasto: per la confisca diretta ex art. 240 c.p. è invece necessario dimostrare il nesso di pertinenzialità tra il bene e il reato (es. provento diretto dell'attività delittuosa).
Corte cost. n. 186 del 2000
Richiamata in relazione alla condanna per spese e ammenda: la Corte di cassazione ritiene che non ricorrano i presupposti per escludere la colpa del ricorrente nella proposizione del ricorso, autorizzando la condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- La confisca per sproporzione ex art. 240-bis c.p. (richiamata dall'art. 85-bis DPR 309/1990) può essere disposta anche senza provare un nesso di pertinenzialità diretto tra il bene sequestrato e l'attività delittuosa: conta la sproporzione tra il patrimonio posseduto e i redditi leciti.
- La distinzione tra "confisca diretta" (art. 240 c.p.) e "confisca per sproporzione" (art. 240-bis c.p.) è cruciale: se si contesta la pertinenzialità del bene bisogna verificare quale forma di confisca è stata disposta, perché solo la confisca diretta richiede il nesso pertinenziale.
- Se si intende opporsi efficacemente a un sequestro per sproporzione, è necessario fornire documentazione e prove della legittima provenienza del denaro (ricostruzione delle entrate, giustificativi di spese, rapporti bancari, donazioni, ecc.) per dimostrare l'assenza di sproporzione.
- In sede di ricorso per cassazione occorre dedurre errori di diritto o vizi motivazionali non manifestamente infondati: motivi generici o meramente deduttivi sulla mancanza di nesso di pertinenzialità, quando la confisca è fondata su 240-bis, risultano inammissibili.
- Presentare ricorsi infondati espone al rischio di condanna per spese e di ammende; prima di proporre ricorso valutare la fondatezza giuridica e probatoria dell'impugnazione (per evitare la condanna ex Corte cost. n. 186/2000).
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