Cassazione Penale, Sentenza n. 07656/2026 del 26/02/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che gli ha applicato gli arresti domiciliari per il reato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso e per violazioni in materia di giochi e scommesse (art. 4, comma 1, l. 13/12/1989, n.401). Ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che il Tribunale ha fondato la gravità indiziaria su intercettazioni che non dimostravano un contributo concreto e causale all'organizzazione mafiosa: secondo la difesa Raneri si era limitato a dare consigli e suggerimenti tecnici a Stagno e non aveva gestito o messo a disposizione le piattaforme informatiche, e inoltre il Tribunale non avrebbe adeguatamente valutato le sue dichiarazioni rese all'udienza di convalida del fermo.
La decisione
Il ricorso è stato accolto. La Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale del riesame di Palermo per un nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto che il compendio indiziario non chiarisca in termini sufficientemente motivati la natura e l'efficacia causale del contributo attribuito a Raneri: dalle intercettazioni emerge vicinanza e scambi di informazioni, ma non è dimostrato in modo convincente che tali condotte abbiano concretamente rafforzato o mantenuto l'organizzazione mafiosa o favorito in concreto l'attività illecita di scommesse. La decisione richiama la giurisprudenza secondo cui, ai fini del concorso esterno, non è sufficiente la mera idoneità ex ante del contributo; è necessario un accertamento ex post dell'effettivo vantaggio arrecato all'associazione.
Norme richiamate
art. 310 cod. proc. pen.
Norma procedurale richiamata come base per l'appello ex art. 310; contestualizzata nel procedimento cautelare sul riesame della misura.
art. 4, comma 1, legge 13 dicembre 1989, n. 401
Norma sostanziale richiamata in relazione alle contestazioni in materia di giochi e scommesse; la condotta contestata è aggravata dall'agevolazione mafiosa.
Giurisprudenza della Cassazione (Sez. U., n. 33748/2005; Sez. 1, n. 49790/2023; Sez. 1, n. 49744/2022; Sez. 1, n. 47054/2021)
Principio consolidato richiamato: per configurare il concorso esterno in associazione mafiosa occorre dimostrare ex post che il contributo del terzo abbia effettivamente determinato un vantaggio in termini di conservazione o rafforzamento dell'organizzazione; la mera idoneità astratta del contributo non è sufficiente.
Massime di principio
- Per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è necessario un accertamento 'ex post' che dimostri il nesso causale tra la condotta dell'esterna e il concreto vantaggio ottenuto dall'organizzazione; non basta dimostrare che la condotta fosse potenzialmente idonea a favorire l'associazione.
- Intercettazioni e conversazioni che mostrano contatti, consigli tecnici o disponibilità non sono di per sé sufficienti: il giudice deve chiarire come tali fatti si siano tradotti in un effettivo supporto operativo o economico all'organizzazione.
- La valutazione cautelare deve considerare e confrontare espressamente la prospettazione difensiva (es. dichiarazioni in sede di convalida) e investigare le ricadute fattuali delle condotte attribuite prima di applicare misure personali restrittive.
- Quando è prospettato un ruolo di 'imprenditore colluso' occorre accertare specifici e reciproci vantaggi (rapporti di contiguità non generici) tali da evidenziare un contributo consapevole e concreto all'attività illecita dell'organizzazione.
- Se il giudice del riesame fonda la misura su un compendio indiziario lacunoso o non univoco, è probabile l'annullamento con rinvio per un nuovo esame più rigoroso della causalità e della gravità indiziaria.
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