Cassazione Penale, Sentenza n. 32580/2023 del 26/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso contestava la qualificazione giuridica data dal Tribunale di Imperia alla condotta di Ghione, che il 13 luglio 2017 aveva portato in luogo pubblico un fucile a pompa calibro 12 regolarmente licenziato per uso venatorio, ma per finalità diverse da quelle autorizzate. Il Procuratore generale deduceva che il giudice di merito aveva errato nel ritenere la fattispecie estinta per prescrizione in relazione alla qualificazione scelta.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo errata la qualificazione del Tribunale. Ha affermato che il porto di un'arma al di fuori della finalità prevista nell'autorizzazione amministrativa integra una condotta penalmente illecita (non mera illiceità amministrativa) e che pertanto era stata applicata una qualificazione che comportava un termine di prescrizione più favorevole al resistente. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio alla Corte d'Appello di Genova ai sensi dell'art. 569, comma 4, c.p.p.
Norme richiamate
legge 18 aprile 1975, n. 110
La Corte richiama la normativa sulle armi (art. 4 citato nel provvedimento di merito) nel contesto della qualificazione del porto non autorizzato, confermando che il porto fuori dall'ambito consentito può integrare fattispecie penalmente rilevanti
legge 2 ottobre 1967, n. 895
Secondo la Corte il generale divieto del porto di armi previsto da questa normativa trova applicazione quando il porto sia realizzato al di fuori dell'ambito consentito dal provvedimento amministrativo, rendendo la condotta illecita ai sensi degli artt. indicati
r.d. 18 giugno 1931, n. 773
L'art. 42 è richiamato per ricordare che il porto di armi è vietato salvo specifico provvedimento dell'autorità di pubblica sicurezza che lo consenta; il rilascio della licenza autorizza il porto solo per le finalità specificate
legge 11 febbraio 1992, n. 157
La legge sulle attività venatorie è citata per delimitare le finalità (uso venatorio) per le quali una licenza può autorizzare il porto; l'utilizzo dell'arma per scopi diversi configura porto non conforme all'autorizzazione
codice di procedura penale
Norma procedurale che autorizza l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio per nuovo giudizio alla Corte d'appello competente
Massime di principio
- Il rilascio di una licenza per armi autorizza il porto solo per le finalità espressamente indicate: usare l'arma per scopi differenti può integrare un illecito penale e non soltanto una sanzione amministrativa
- Il porto di armi è in linea di principio vietato salvo specifica autorizzazione dell'autorità di pubblica sicurezza (art. 42 r.d. 773/1931); dunque la conformità fra destinazione reale dell'arma e finalità autorizzata è cruciale per la liceità
- Un'errata qualificazione giuridica del fatto nel giudizio di merito può incidere sul termine di prescrizione e determinare l'annullamento della sentenza in sede di legittimità con rinvio per nuovo giudizio
- La giurisprudenza più recente tende a considerare penalmente rilevante il porto di un'arma quando la concreta destinazione è diversa dall'uso autorizzato, superando orientamenti precedenti che privilegiavano la sola rilevanza amministrativa
- In casi analoghi è necessario accertare fattualmente la "concreta ed effettiva destinazione" dell'arma (elemento materiale) e confrontarla con i limiti della licenza per stabilire la corretta qualificazione giuridica
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