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Sentenza

Sentenza del 14/03/2024 n. 6923 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguardava cinque avvisi di accertamento per omessa denuncia e omesso versamento della Tarsu negli anni 2005-2009, relativi a una struttura amovibile detenuta dalla società a Fiuggi, su superfici indicate in 2.800 mq in categoria F e 10.700 mq in categoria I. La pretesa complessiva era di 242.016,13 euro, accessori compresi. Dopo la conferma degli avvisi da parte della Commissione tributaria provinciale di Frosinone e il rigetto dell'appello da parte della Commissione tributaria regionale del Lazio, la società ricorse per cassazione con quattro motivi: contestò la tassazione e il mancato esame della richiesta di disapplicazione del regolamento comunale; dedusse la violazione dei limiti alle nuove eccezioni e prove in appello; contestò la propria legittimazione passiva; e censurò l'applicazione delle sanzioni. In seguito riferì che la pretesa per il 2005 era stata annullata perché non era titolare del terreno in quell'anno e che per gli anni successivi era stata avviata una definizione agevolata.

La decisione

La Corte di cassazione non ha esaminato nel merito i quattro motivi e non ha dichiarato cessata la materia del contendere: la definizione agevolata era imprecisata, la rata residua di 26.421,07 euro risultava scaduta il 28 febbraio 2019 e non era noto se fosse stata pagata; inoltre i controricorrenti non avevano aderito alla richiesta. Ha però ritenuto che la comunicazione della ricorrente dimostrasse il sopravvenuto venir meno del suo interesse concreto e attuale alla decisione e ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuto difetto d'interesse. Spese del giudizio di cassazione compensate. Escluso l'ulteriore contributo unificato previsto dall'art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/2002, poiché l'inammissibilità era sopravvenuta e non originaria.

Norme richiamate

  • Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    «tale meccanismo sanzionatorio si applica per l'inammissibilità originaria del gravame, ma non per quella sopravvenuta, come in caso di sopravvenuto difetto di interesse»

    L'ulteriore contributo unificato non è dovuto quando l'impugnazione diventa inammissibile solo in seguito al venir meno dell'interesse alla decisione; la disposizione mira a scoraggiare impugnazioni dilatorie o pretestuose.

Massime di principio

  • L'interesse a impugnare deve sussistere fino alla decisione. Se viene meno durante il giudizio, il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuto difetto d'interesse, senza esame dei motivi di merito.
  • La prospettazione di un accordo o di una definizione extragiudiziale non comporta automaticamente la cessazione della materia del contendere: occorre che la situazione sia sufficientemente chiara e che risulti definita la controversia, inclusi gli eventuali pagamenti residui.
  • L'inammissibilità sopravvenuta per perdita d'interesse non equivale a una decisione favorevole sul merito e, secondo la decisione, non comporta l'ulteriore contributo unificato previsto per l'inammissibilità originaria.
  • Quando le circostanze sopravvenute indicano una possibile definizione extragiudiziale, ma non consentono di accertare con certezza l'esito, il giudice può compensare le spese del grado.

Testo integrale

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