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Sentenza

Sentenza n. 11919/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento del provvedimento di rigetto di visto per lavoro subordinato emesso dal Consolato Generale d’Italia a Casablanca il 15 aprile 2025.

Giustizia amministrativa202407087

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto di ingresso per lavoro subordinato adottato dal Consolato Generale d’Italia a Casablanca

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente aveva ottenuto il nulla osta all’ingresso per essere assunto come elettricista presso un’impresa italiana e aveva presentato domanda di visto, producendo anche documentazione relativa alla pregressa esperienza lavorativa. Il Consolato ha tuttavia respinto la domanda rilevando, sulla base del colloquio svolto e degli altri elementi istruttori, l’inattendibilità delle informazioni fornite e la mancata dimostrazione delle competenze necessarie per il lavoro prospettato. Il ricorrente ha dedotto, da un lato, la violazione della normativa di settore e l’eccesso di potere, sostenendo di avere fornito gli elementi necessari a comprovare la serietà del datore di lavoro e la propria esperienza come elettricista; dall’altro, la violazione dell’art. 10-bis l. 241/1990, assumendo che l’Amministrazione non avesse considerato le osservazioni presentate dopo il preavviso di rigetto. L’Amministrazione ha evidenziato il rapporto di parentela tra richiedente e datore di lavoro, una precedente domanda di visto turistico respinta, la richiesta del datore di lavoro di visti per cinque lavoratori marocchini pur risultando un solo addetto, le lacune emerse nel colloquio circa mansioni, automezzo, durata e retribuzione, la discrasia tra il lavoro di elettricista indicato nella pratica e quello di autista dichiarato al colloquio, nonché ulteriori omissioni e incongruenze nella modulistica e nella storia lavorativa del richiedente.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha affermato che, in materia di visto di ingresso per lavoro subordinato, l’Amministrazione dispone di un’ampia discrezionalità, sindacabile solo per macroscopiche abnormità logiche. La valutazione del rischio migratorio comprende non soltanto il pericolo di permanenza irregolare, ma anche la concreta possibilità che il visto venga utilizzato per finalità diverse da quelle dichiarate, mediante abuso del titolo. Nel caso concreto, il rapporto di parentela tra datore di lavoro e richiedente, la mancata conoscenza della retribuzione e la discrasia tra la mansione di elettricista oggetto del nulla osta e quella di autista dichiarata al colloquio costituivano, valutati complessivamente, indici ragionevoli di possibile abuso del visto. La relazione della sede diplomatica è stata considerata documento istruttorio e non motivazione postuma. È stata esclusa anche la violazione dell’art. 10-bis l. 241/1990, poiché l’Amministrazione aveva adeguatamente considerato le argomentazioni del privato e fondato il diniego su una motivazione ragionevole e congrua rispetto alle risultanze istruttorie. Spese di lite compensate.

Norme richiamate

  • art. 22 d.lgs. 286/1998

    Disciplina il visto di ingresso per lavoro subordinato; la relativa valutazione amministrativa comprende anche l’accertamento del rischio di abuso del titolo.

  • artt. 3, 21, 22, 24 e 27 d.lgs. 286/1998

    Richiamati nel provvedimento di diniego quali disposizioni poste a fondamento del rigetto della domanda di visto.

  • art. 27-quater d.lgs. 286/1998

    Richiamato nel provvedimento di diniego tra le disposizioni rilevanti per la verifica dei requisiti di ingresso.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Non risulta violato quando l’Amministrazione considera le osservazioni presentate dopo il preavviso di rigetto e adotta una motivazione congrua rispetto agli elementi acquisiti.

Massime di principio

  • In materia di visto di ingresso per lavoro subordinato, l’Amministrazione dispone di un’ampia discrezionalità, sindacabile dal giudice amministrativo soltanto in presenza di macroscopiche abnormità logiche o manifesta irragionevolezza.
  • Il rischio migratorio valutabile ai fini del rilascio del visto comprende non solo il pericolo di permanenza irregolare, ma anche la concreta possibilità che il titolo venga utilizzato per finalità diverse da quelle dichiarate.
  • La possibilità di abuso del visto può essere desunta da una valutazione complessiva di più indici sintomatici, tra cui il rapporto di parentela tra lavoratore e datore di lavoro, la mancata conoscenza di elementi essenziali del rapporto e le incongruenze tra la mansione oggetto del nulla osta e quella dichiarata dal richiedente.
  • La relazione istruttoria della sede diplomatica può essere utilizzata dal giudice per verificare la legittimità del diniego, senza costituire motivazione postuma, quando serve a documentare gli elementi già acquisiti nel procedimento.
  • Non sussiste violazione dell’art. 10-bis l. 241/1990 quando l’Amministrazione esamina le osservazioni del privato e il provvedimento finale espone una motivazione ragionevole e congrua rispetto all’istruttoria complessivamente svolta.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiorno
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaProporzionalità e ragionevolezzaPartecipazione procedimentale

Testo integrale

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