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Sentenza

Sentenza n. 4866/2026 - Roma, Sezione 1

per l’accertamento e la conseguente dichiarazione di illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione resistente in ordine al procedimento unitario finalizzato al rilascio del visto d’ingresso per motivi di studio, stante la regolare preiscrizione e trasmissione della richiesta, previa formalizzazione della domanda in Ambasciata, con relativa condanna a provvedere entro 30 giorni e richiesta di nomina di Commissario ad acta.

Giustizia amministrativa202512241

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. ISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato sull'istanza di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto d'ingresso per motivi di studio

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. contro il silenzio dell'Amministrazione sull'istanza relativa al procedimento unitario per il rilascio di un visto d'ingresso per motivi di studio, deducendo la regolare preiscrizione e la trasmissione della richiesta, con successiva necessità di formalizzazione presso l'Ambasciata. Ha chiesto l'accertamento dell'illegittimità del silenzio, la condanna dell'Amministrazione a provvedere entro trenta giorni e la nomina di un commissario ad acta.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che, nelle more del giudizio, l'Amministrazione aveva attivato il procedimento mediante la fissazione dell'appuntamento presso la Sede diplomatica per la presentazione della domanda di visto, calendarizzato per il 13 novembre 2025. Tale attività è stata ritenuta idonea a soddisfare integralmente la pretesa azionata, ai sensi del combinato disposto degli artt. 34, comma 5, e 117 c.p.a. Le spese di lite sono state compensate, considerando il periodo non particolarmente lungo tra la richiesta di appuntamento e la notificazione del ricorso e il comportamento dell'Amministrazione, che si è attivata in tempi ritenuti ragionevoli anche in ragione dell'elevato numero di istanze. L'Amministrazione è stata comunque condannata a restituire al ricorrente il contributo unificato, ove versato.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell'Amministrazione; nel caso concreto, l'attivazione del procedimento nelle more ha fatto venir meno la materia del contendere.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    Consente di dichiarare la cessazione della materia del contendere quando la pretesa dedotta in giudizio risulta pienamente soddisfatta dall'Amministrazione nel corso del processo.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    È richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità della parte ricorrente a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono richiamati, insieme alla disciplina nazionale, a fondamento dell'oscuramento dei dati identificativi della parte ricorrente.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la fissazione da parte dell'amministrazione dell'appuntamento necessario alla presentazione della domanda e all'attivazione del procedimento può integrare il pieno soddisfacimento della pretesa azionata, determinando la cessazione della materia del contendere ai sensi degli artt. 34, comma 5, e 117 c.p.a.
  • La compensazione delle spese può essere giustificata quando l'amministrazione si attiva in tempi ragionevoli, avuto riguardo sia all'intervallo tra la richiesta dell'interessato e la notificazione del ricorso sia all'elevato numero di istanze gravanti sull'ufficio; resta possibile porre a carico dell'amministrazione la restituzione del contributo unificato versato.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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