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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38683/2023 del 21/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza dell'11/04/2023 del Tribunale della libertà di Roma che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta il 19/01/2023 dal GIP di Roma per il reato ex art. 74 comma 1 d.P.R. 9/10/1990 (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti) nella veste di promotrice. Il ricorso deduce: (i) vizio di competenza territoriale, sostenendo che la competenza spettava all'Autorità giudiziaria di Firenze per la connessione con reati-fine radicati a Prato; (ii) violazione dell'art. 178 c.p.p. per mancato rilascio delle copie dei file audio delle intercettazioni nonostante tempestiva richiesta; (iii) insufficienza dei gravi indizi rispetto al capo 1, poiché le dichiarazioni del collaborante He Jiandong mancherebbero di riscontri individualizzanti e va considerata la lunga detenzione della ricorrente tra il 2019 e il 2021.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Roma (ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.). La motivazione centrale dell'annullamento riguarda profili di incompetenza territoriale: la Corte ha ritenuto carente la valutazione del Tribunale della libertà circa il luogo in cui la associazione ex art. 74 d.P.R. 309/1990 aveva la propria base operativa e la direzione delle attività criminose, nonché l'errata o insufficiente argomentazione sulla esistenza di due cellule autonome (Prato e Roma). La Cassazione ha indicato che la competenza territoriale per reati associativi deve essere determinata con riferimento al luogo in cui si svolgono programmazione, ideazione e direzione delle attività del sodalizio e che il giudice di rinvio dovrà chiarire: se il vertice stava a Prato; se si tratta di una sola associazione con ramificazioni o di più associazioni autonome; e valutare in via prioritaria il criterio principale di collegamento territoriale prima di ricorrere a criteri suppletivi. I residui motivi (intercettazioni e gravità indizi) sono stati ritenuti non decisivi in questa sede e dovranno essere riesaminati nel nuovo giudizio, incluso l'accertamento se le intercettazioni siano state messe a disposizione della difesa.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990

    Norma che punisce l'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; la Corte richiama che per tale reato la competenza territoriale va individuata in relazione al luogo dove si svolgono programmazione, ideazione e direzione dell'attività del sodalizio.

  • codice penale

    Riferimento all'ipotesi di associazione per delinquere; citato in relazione alle altre imputazioni rispetto alla configurazione del sodalizio.

  • legge 20 febbraio 1958 n.75

    Norme relative ai delitti connessi allo sfruttamento della prostituzione, menzionate nell'originaria imputazione ma parzialmente annullate dal Tribunale della libertà.

  • disposizioni di attuazione del codice di procedura penale

    Richiesta di esposizione sintetica dei motivi nel ricorso, osservata dalla Corte nel riferire le deduzioni difensive.

  • codice di procedura penale

    Norma che disciplina il diritto della difesa ad ottenere copia delle intercettazioni; il mancato rilascio delle copie è stato dedotto nel ricorso ma la Corte ha ritenuto la questione da riesaminare nel nuovo giudizio.

  • codice di procedura penale

    art. 8, art. 9 comma 1, art. 16, art. 309 comma 7

    Art. 8-9 e 16: criteri per la determinazione della competenza territoriale (luogo del fatto, reato successivamente più grave, criteri suppletivi); la Corte sottolinea che il criterio principale per i reati associativi è il luogo della direzione/centro operativo e che i criteri suppletivi vanno applicati solo se quello principale non è applicabile. Art. 309 comma 7: disciplina il rinvio per nuovo giudizio da parte della Cassazione.

Massime di principio

  • La competenza territoriale per i reati associativi si determina sul luogo in cui la associazione ha la sua base di programmazione, ideazione e direzione; non è determinante il solo luogo di acquisto o di singole condotte esecutive.
  • Se l'impianto accusatorio è generico circa la sede principale dell'associazione o non chiarisce se si tratta di una sola organizzazione con diramazioni o di più sodalizi autonomi, la competenza deve essere riesaminata con attenzione e motivazione adeguata.
  • L'esistenza di cellule locali con autonomia operativa non esclude la rilevanza del centro direttivo: occorre valutare se esistono direttive e coordinamento da un vertice che impone la competenza per il luogo del centro.
  • I criteri suppletivi di determinazione della competenza territoriale vanno utilizzati solo quando è assolutamente impossibile applicare il criterio principale (luogo della direzione/centro operativo).
  • Le questioni processuali accessorie (es. mancata consegna di copie di intercettazioni) possono essere dichiarate non rilevanti in sede di cassazione se il nuovo giudizio sul punto fondamentale (competenza) rende necessario un riesame complessivo; tuttavia tali profili devono essere valutati nuovamente dal giudice di merito.
  • Le dichiarazioni di collaboranti richiedono riscontri esterni e individualizzanti per sorreggere misure cautelari gravi; l'assenza di tali riscontri può incidere sulla valutazione della gravità degli indizi.

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