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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36242/2022 del 26/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso denunciava vizio di motivazione e inosservanza delle norme processuali (art. 125, comma 3 e art. 275, comma 2-bis c.p.p.), sostenendo che la custodia cautelare in carcere era stata mantenuta nonostante, al termine del rito abbreviato, fosse stata inflitta una pena detentiva inferiore al limite di tre anni previsto dall'art. 275, comma 2-bis c.p.p.; ne derivava una violazione del principio di proporzionalità tra misura cautelare e sanzione concreta irrogata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso; ha ritenuto che l'art. 275, comma 2-bis c.p.p. va interpretato in senso "dinamico", cioè come parametro di proporzionalità che vale non solo al momento dell'applicazione della misura ma per tutta la sua durata. Poiché la condanna sopravvenuta (rito abbreviato) ha inflitto pena detentiva non superiore a tre anni e non ricorrevano ipotesi derogatorie previste dalla norma, la custodia cautelare in carcere è stata dichiarata illegittima e l'ordinanza impugnata è stata annullata senza rinvio; è stata disposta la cessazione della misura e l'immediata scarcerazione del ricorrente, salvo diverso titolo di detenzione.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    “non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva non sarà superiore a tre anni”

    La Corte l'ha interpretata in senso dinamico: il divieto di custodia in carcere opera non solo al momento dell'applicazione ma per tutta la durata della misura; la sopravvenuta condanna a pena detentiva non superiore a tre anni determina la cessazione della custodia, salvo le specifiche ipotesi derogatorie previste dall'articolo.

  • art. 275, comma 2, cod. proc. pen.

    Fornisce il principio generale che ogni misura deve essere proporzionata all'entità del fatto e alla sanzione che sia stata o si ritiene possa essere irrogata; la Corte ha ricollegato il comma 2-bis a tale criterio generale di proporzionalità, estendendone l'efficacia dinamica.

  • art. 299, cod. proc. pen.

    Norma richiamata nella giurisprudenza che sostiene l'esame di perdurante adeguatezza della misura; la Corte di Cassazione ha però preferito l'interpretazione per cui il limite triennale opera automaticamente come criterio di proporzionalità durante tutta la vita della misura, più incisivo rispetto a un mero giudizio di adeguatezza ex art. 299.

Massime di principio

  • L'art. 275, comma 2-bis c.p.p. va interpretato in senso "dinamico": se, nel corso del procedimento, sopravviene una condanna a pena detentiva non superiore a tre anni (e non ricorrono deroghe previste dalla norma), la custodia cautelare in carcere deve cessare.
  • Il principio di proporzionalità tra misura cautelare e pena concreta è un criterio permanente che accompagna tutta la "vita" della misura; non è limitato alla sola fase di adozione iniziale.
  • In presenza di una sentenza di condanna (anche non definitiva) sotto il limite triennale, il giudice non può mantenere automaticamente la custodia in carcere; deve verificare se sussistono ragioni eccezionali che giustifichino la deroga prevista dalla norma.
  • Rimane rilevante la possibilità che l'imputato resti detenuto per altro titolo: la cessazione della misura cautelare ordinata ai sensi dell'art. 275, comma 2-bis, non esclude altre forme di detenzione eventualmente legittime.
  • Esiste un orientamento giurisprudenziale opposto che considera il limite triennale operante solo in sede di applicazione iniziale e valuta la permanenza della misura attraverso l'art. 299 (adeguatezza); tuttavia, la Cassazione ha chiarito la prevalenza dell'interpretazione dinamica.

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