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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3052/2025 del 27/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che aveva rigettato le istanze di rescissione del giudicato e di restituzione nel termine per proporre appello. La ricorrente sosteneva di non essere mai stata notificata del decreto di citazione a giudizio e di essere venuta a conoscenza della sentenza di condanna solo al momento della notificazione dell'ordine di esecuzione; deduceva che la sola consapevolezza di indagini preliminari e la nomina di un difensore di fiducia non equivalgono alla conoscenza del processo nella fase di esercizio dell'azione penale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando per nuovo esame alla Corte d'Appello di Venezia. Il Collegio ha ritenuto che la nomina di un difensore in fase di indagini preliminari, seguita da rinuncia del difensore non comunicata all'imputata, non costituisce prova dell'effettiva conoscenza del processo ("vocatio in iudicium"). Non essendo emersa prova che la Costantin fosse venuta a conoscenza della chiamata in giudizio prima della notificazione dell'ordine di esecuzione, sussistono i presupposti per annullare l'ordinanza e riesaminare la domanda.

Norme richiamate

  • art. 629-bis cod. pen.

    Norma penale relativa al reato contestato (tentata rapina in concorso). Nella sentenza è richiamata quale contestazione di merito, ma non oggetto di specifica interpretazione giuridica sul punto della rescissione del giudicato.

  • art. 175 comma 2.1 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alle rimostranze sulla rescissione e sulla restituzione nel termine per proporre appello; la Corte di Cassazione interpreta il problema in termini di effettiva conoscenza della "vocatio in iudicium" e di onere probatorio sulla comunicazione della rinuncia del difensore, più che sulla mera esistenza di un mandato in fase di indagini preliminari.

Massime di principio

  • La nomina di un difensore di fiducia con elezione di domicilio nella fase delle indagini preliminari non costituisce di per sé prova che l'imputato abbia avuto effettiva conoscenza del processo, specialmente se il difensore ha poi rinunciato al mandato e tale rinuncia non è stata comunicata all'interessato.
  • Per considerare che l'imputato abbia avuto conoscenza rilevante ai fini della rescissione del giudicato occorre la notifica di un atto formale di "vocatio in iudicium" (es. decreto di citazione a giudizio) o altri elementi concreti che dimostrino la ricezione dell'atto.
  • La negligenza o la mancata cura dell'imputato nei confronti del difensore di fiducia non sostituisce la prova della ricezione di atti processuali: l'onere di dimostrare la conoscenza effettiva grava su chi ne deduce l'esistenza.
  • In casi simili il giudice deve verificare se la rinuncia del difensore sia stata comunicata e se esistano prove concrete di notifiche; in mancanza, si rende possibile l'annullamento dell'ordinanza che rigetta le istanze di rescissione e la restituzione del termine.
  • Per gli operatori: assicurare la corretta notificazione degli atti e la comunicazione formale di renunce o cambi di domicilio difensivo; per gli imputati: verificare e documentare le comunicazioni ricevute dai propri difensori e dagli uffici giudiziari.

Testo integrale

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