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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46796/2023 del 21/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari per il reato di concorso in tentata estorsione aggravata (art. 416-bis.1 c.p.). Il ricorrente contestava che la sua condotta fosse idonea e univocamente diretta alla commissione dell'estorsione: dai fatti emergeva che Marzano aveva manifestato dubbi sul fatto che Sofio si fosse effettivamente aggiudicato l'appalto e aveva contattato quest'ultimo essenzialmente per verificare tale circostanza. Sulla base di ciò deduceva l'ipotesi di reato impossibile o, comunque, l'inidoneità degli atti preparatori e l'assenza di un apporto causale concreto alla tentata estorsione.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando il procedimento al Tribunale di Reggio Calabria per nuovo giudizio. Ha escluso l'esistenza di un reato impossibile (la condotta era astrattamente idonea), ma ha ravvisato incertezze sull'effettivo apporto causale e sulla univocità della condotta di Marzano: non è stato adeguatamente accertato se il contatto con Sofio fosse un atto preparatorio univocamente diretto all'estorsione o una mera verifica funzionale ad escludere Sofio come destinatario delle richieste estorsive. La Cassazione ha quindi disposto una rivalutazione, nel rispetto dei parametri propri della fase cautelare, sulla qualificazione degli atti e sulla loro direzione causale.

Norme richiamate

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Norma richiamata in relazione alla qualificazione dell'associazione mafiosa e al ruolo aggravante; la Corte ha valutato la sussistenza del reato di concorso in tentata estorsione aggravata alla luce del ruolo attribuito agli indagati e delle condotte contestate.

  • Sez.1, n. 12407 del 30/9/2019 (Tagliamento)

    Principio sul reato impossibile: perché operi l'esimente del reato impossibile è necessaria l'irrealizzabilità in rerum natura della condotta e dell'evento; tale eccezione è stata rigettata nel caso concreto.

  • Sez.5, n. 18981 del 22/2/2017 (Macori)

    Precisione giurisprudenziale secondo cui anche atti preparatori possono integrare il tentativo punibile se risultano univoci, ossia oggettivamente rivelatori dell'intenzione dell'agente nel contesto in cui si inseriscono.

  • Sez.1, n. 9284 del 10/1/2014 (Losurdo)

    Conferma del criterio dell'univocità della direzione degli atti: gli atti devono di per sé rivelare l'intenzione dell'agente, valutata ex ante alla luce delle circostanze e delle modalità dell'azione.

  • Sez.2, n. 36311 del 12/7/2019 (Raicevic)

    Indicazione secondo cui la valutazione della idoneità causale e della pericolosità concreta dell'azione si effettua mediante un giudizio che considera le circostanze e l'attitudine dell'azione a creare un pericolo attuale e concreto per il bene protetto.

Massime di principio

  • La mera assenza del fatto (es. che la vittima non sia realmente destinataria dell'azione estorsiva) non comporta automaticamente il reato impossibile: va verificata l'idoneità astratta della condotta a realizzare il reato.
  • Perché atti preparatori siano punibili come tentativo è necessaria la loro univocità: devono, di per sé e nel contesto, rivelare inequivocabilmente l'intenzione criminosa.
  • Nella fase cautelare la valutazione della sussistenza dei presupposti per misure restrittive richiede un accertamento minimo circa il contenuto e la direzione causale degli atti dell'indagato; incertezza significativa può portare all'annullamento della misura.
  • Il giudice deve distinguere tra informazioni richieste per escludere la responsabilità di una terza persona e attività poste in essere per agevolare o eseguire un progetto criminoso: la finalità concreta del contatto è determinante.
  • In caso di dubbi sull'effettivo contenuto di colloqui non intercettati, il giudice dovrà approfondire con adeguate indagini (es. escussione della persona offesa o attività captative) prima di confermare misure cautelari basate su interpretazioni non documentate.

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