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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33397/2023 del 31/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Sorbo Massimo impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro che, pur sostituendo la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, aveva confermato l'imputazione per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente (marijuana) per complessivi 363,74 grammi. Il ricorrente ha dedotto due motivi: (1) vizio di motivazione e violazione di legge per non aver riqualificato il fatto nella più lieve ipotesi di cui all'art. 73, comma 5, DPR 309/1990 (lieve entità), lamentando l'assenza di accertamenti sul grado di purezza e la insufficienza del mero dato ponderale; (2) vizio di motivazione e violazione di legge in relazione all'art. 274 c.p.p., sostenendo che il Tribunale del riesame abbia comunque ritenuto sussistenti esigenze cautelari senza tenere adeguato conto dell'apporto collaborativo e delle dichiarazioni autoaccusatorie rese dall'indagato al momento dell'arresto.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Quanto al primo motivo, ha richiamato l'orientamento di legittimità secondo cui il riconoscimento della lieve entità (art. 73, comma 5, DPR 309/1990) richiede una valutazione complessiva di mezzi, modalità, circostanze, quantità e qualità (grado di purezza) della sostanza; nel caso di specie il Tribunale del riesame ha motivato adeguatamente il diniego avendo rilevato la cospicua quantità di droga, l'uso di strumenti per il confezionamento (bilancini, forbici, buste), la diversa occultazione in più luoghi e la confezione variamente suddivisa, elementi indizianti destinazione a terzi e carattere professionale dell'attività. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto che il giudice del riesame abbia correttamente valutato le esigenze cautelari: la non occasionalità della condotta, la reiterazione di fatti analoghi mentre l'indagato era sottoposto ad obblighi (presentazione alla P.G.) e la concreta pericolosità giustificano il mantenimento di una misura, seppure mitigata. Conseguentemente il ricorso viene rigettato, il ricorrente condannato alle spese processuali e disposta la trasmissione del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario per gli adempimenti di legge.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 4

    art. 73, comma 4, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Riguarda la fattispecie di detenzione di stupefacenti; nel caso è stata applicata per la detenzione di 363,74 g di marijuana ritenuta indiziariamente destinata a terzi

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 5

    art. 73, comma 5, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La qualificazione nella ipotesi di lieve entità richiede valutazione complessiva di mezzi, modalità, circostanze, quantità e qualità (grado di purezza). Il riconoscimento è possibile solo se tutti gli elementi indicati convergono a un'entità lieve; la motivazione deve esplicitare l'analisi di tali elementi

  • Codice di procedura penale, art. 273

    Invocato dal ricorrente nella censura sulla motivazione; la Corte ha ritenuto assente la violazione di legge o vizio motivazionale rispetto alle valutazioni operate dal giudice del riesame

  • Codice di procedura penale, art. 274

    Norma richiamata a proposito della valutazione delle esigenze cautelari; la Corte conferma che la valutazione del giudice del riesame sulle esigenze cautelari (pericolosità, rischio di reiterazione) è rimasta congrua e non viziata, anche tenuto conto dell'insufficienza dell'apporto collaborativo a superare il pericolo di recidiva

  • Disposizioni attuative cod. proc. pen., art. 94, comma 1-ter

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale di adempimento esecutivo cui si ottempera con la trasmissione del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario competente

Massime di principio

  • Per ottenere la riqualificazione alla "lieve entità" (art. 73, comma 5, DPR 309/1990) non basta il mero dato ponderale: il giudice valuta complessivamente quantità, qualità (grado di purezza), modalità di detenzione, strumenti per il confezionamento, occultamento e circostanze dell'azione; la presenza anche di un solo elemento contrario può escludere l'applicazione dell'attenuante
  • La presenza di strumenti per il confezionamento (bilancini, buste, forbici) e la diversificata occultazione della sostanza sono indizi forti di destinazione allo spaccio e di professionalità dell'attività, indebolendo l'ipotesi di uso personale
  • Le dichiarazioni collaboranti o autoaccusatorie rese al momento dell'arresto possono avere rilievo ai fini cautelari ma non sono automaticamente idonee a escludere le esigenze cautelari se sussistono elementi che indicano concretezza e attualità del pericolo di reiterazione (es. condotte analoghe mentre l'indagato era sottoposto a obblighi)
  • Il sindacato della Corte di cassazione sulla motivazione cautelare è limitato al rispetto della logicità e delle regole di diritto: non sostituisce il giudizio di merito e non riedita prove o rivaluta fatti se la motivazione è congrua e coerente
  • In sede di impugnazione, le doglianze di merito riguardanti la valutazione probatoria richiedono dimostrare vizi specifici di motivazione o errori di diritto; il semplice dissenso o la riproposizione di valutazioni alternative di fatto difficilmente bastano per la cassazione

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