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Sentenza

Sentenza n. 8510/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'accertamento dell’illegittimità del silenzio inadempimento in relazione alla richiesta di appuntamento per il visto per il rapporto di lavoro subordinato per decorso del termine perentorio di 90 giorni dal ricevimento della richiesta, come previsto dall'articolo 5, comma 4, del D.P.R. n. 394/1999, con conseguente declaratoria dell'obbligo dell'amministrazione di concludere celermente l'iter procedimentale, con l'adozione di un provvedimento espresso.

Giustizia amministrativa202600688

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio formatosi sull'istanza di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto di ingresso per lavoro subordinato

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a., chiedendo l'accertamento dell'illegittimità del silenzio-inadempimento formatosi sulla richiesta di appuntamento per la presentazione della domanda di visto per lavoro subordinato. Ha dedotto il decorso del termine di 90 giorni dal ricevimento della richiesta, previsto dall'art. 5, comma 4, d.P.R. n. 394/1999, e ha chiesto la declaratoria dell'obbligo dell'amministrazione di concludere celermente l'iter procedimentale mediante l'adozione di un provvedimento espresso.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Dopo la proposizione del ricorso, la competente sede diplomatica aveva infatti fissato l'appuntamento per la presentazione della domanda di visto, determinando l'attivazione del procedimento. Tale sopravvenienza ha fatto venir meno l'interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che imponesse all'amministrazione di procedere. Le spese sono state integralmente compensate, in considerazione dell'enorme numero di richieste gravante sulla sede diplomatica e della complessità dell'iter previsto dalla legge.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione.

  • art. 5, comma 4, d.P.R. n. 394/1999

    È indicato dal ricorrente quale fondamento del termine di 90 giorni per la trattazione della richiesta di appuntamento relativa al visto.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Consente la declaratoria di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la fissazione dell'appuntamento richiesto per l'attivazione del procedimento determina il venir meno dell'interesse a ottenere una pronuncia che imponga all'amministrazione di procedere, con conseguente improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
  • La sopravvenuta attivazione del procedimento amministrativo non equivale alla definizione nel merito della domanda sostanziale dell'interessato, ma rende improcedibile la specifica azione diretta a ottenere l'ordine giudiziale di avvio o prosecuzione del procedimento.
  • La compensazione delle spese può essere disposta quando il ritardo dell'amministrazione sia valutato nel contesto dell'elevato numero di richieste gravanti sulla sede diplomatica e della complessità dell'iter procedimentale previsto dalla legge.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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