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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45853/2023 del 14/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto di confisca di un immobile disposto a causa della pericolosità sociale del fratello Gaetano Fontanella. La ricorrente denunciava: (i) carenza e vizio di motivazione della decisione impugnata e violazione degli artt. 1 e 4 D.Lgs. n.159/2011, nonché garanzie costituzionali e CEDU, per avere la Corte esteso nel tempo la pericolosità del proposto senza adeguato accertamento della sua attualità rispetto all'acquisto del bene; (ii) insufficiente prova della derivazione causale della provvista utilizzata per l'acquisto (mancata dimostrazione che i pagamenti e il finanziamento provenissero dal proposto), e mancata prova della natura fittizia dell'intestazione in favore della sorella, nonché richiesta di ulteriori indagini (es. bancarie) e critica alla valutazione della discrepanza tra redditi e costo dell'immobile

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di legittimità ha condiviso la requisitoria del Pubblico Ministero e confermato che la Corte territoriale aveva adeguatamente motivato il decreto impugnato. Sono stati richiamati provvedimenti e pronunce precedenti che avevano già accertato la pericolosità sociale di Gaetano Fontanella (anche con misure di sorveglianza speciale) e la riconducibilità ad egli di beni immobili nel medesimo comparto edilizio. La motivazione di merito ha ritenuto convincenti elementi indiziari gravi, precisi e concordanti: rapporto di parentela, sproporzione tra redditi dichiarati e costi di acquisto/edificazione, dichiarazioni del venditore (Vitale) sul prezzo reale e sui pagamenti, utilizzo del conto corrente del nipote (Domenico Carillo) da parte di Gaetano, presenza di assegni e pagamenti a carico del proposto, interventi finanziari del proposto documentati (assegno del 2012 per materiale), nonché l'inserimento dell'immobile in un contesto di villette già sottoposte a sequestro. La Corte ha ritenuto il mutuo contratto dalla coppia non idoneo di per sé a provare la lecita provenienza delle somme e ha escluso che la consulenza tecnica (sull'ultimazione dei lavori) ribaltasse il quadro probatorio. Conseguentemente è stata confermata la fittizietà dell'intestazione e la riconducibilità dell'immobile alla disponibilità di Gaetano Fontanella, con conseguente legittimità della confisca. Alla declaratoria di inammissibilità è seguita la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa per le ammende.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 159/2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione)

    art. 1 lett. b), art. 4 lett. c), art. 18 comma 22

    Gli artt. 1 e 4 definiscono la pericolosità sociale (anche nella sua forma generica) e le condizioni per le misure di prevenzione patrimoniali; la Corte ha ritenuto applicabile la confisca ai beni acquistati nell'arco temporale in cui si è manifestata la pericolosità. L'art. 18 comma 22 autorizza l'ablazione di beni intestati a terzi se emerge la fittizietà dell'intestazione; la Corte ha valutato la fittizietà sulla base di elementi indiziari gravi, precisi e concordanti.

  • Codice di procedura penale

    Richiamato in relazione al contraddittorio scritto nel procedimento di legittimità (ricorso trattato con contraddittorio scritto ai sensi dell'art. 611 c.p.p.).

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)

    Richiamata dalla ricorrente in tema di garanzie processuali; la Corte di legittimità ha ritenuto che la motivazione e le garanzie richieste fossero rispettate alla luce degli elementi probatori raccolti.

  • Costituzione della Repubblica Italiana

    Richiamati dalla ricorrente a tutela del diritto di difesa e del giusto processo; la Corte ha ritenuto che non vi fossero violazioni rilevanti e che le esigenze difensive non giustificassero l'annullamento del provvedimento impugnato.

Massime di principio

  • La confisca di prevenzione può essere disposta anche su beni formalmente intestati a terzi quando emergono elementi indiziari, 'gravi, precisi e concordanti', che ne dimostrino la natura fittizia dell'intestazione e la riconducibilità al prevenuto.
  • La pericolosità sociale per fini di confisca non deve essere valutata esclusivamente alla data formale del decreto di prevenzione: il giudice può ancorare la confisca al periodo temporale in cui la pericolosità si è effettivamente manifestata, purché ciò sia motivato con elementi concreti riferibili all'epoca di acquisizione del bene.
  • La sproporzione tra redditi dichiarati e spese sostenute per acquisto/edificazione di un bene costituisce presunzione relativa di illecita provenienza che può essere ravvisata anche se l'acquisto è avvenuto tramite mutuo; occorre valutare la capacità effettiva di sostenere il rimborso del finanziamento.
  • Dichiarazioni di terzi (venditore, utilizzatori di conti correnti, corrispondenza di assegni) e riscontri documentali, pur essendo indiretti, possono concorrere a formare un quadro indiziario sufficiente a ritenere l'intestazione fittizia se risultano coerenti e concordanti.
  • In Cassazione sono inammissibili i motivi che si risolvono in una mera critica del merito e della valutazione della prova già compiuta dal giudice di merito; la censura deve riguardare vizi di diritto o di motivazione specificamente riconoscibili.

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