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Cassazione Civile, Ordinanza n. 31055/2024 del 04/12/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (datore di lavoro pubblico)

La controversia

Il lavoratore aveva prestato attività alle dipendenze di un consorzio pubblico dal 2008 con contratti a tempo determinato poi prorogati. Dopo la comunicazione di risoluzione del rapporto del 25 marzo 2014, ha agito per ottenere: la declaratoria di nullità, inefficacia e illegittimità del provvedimento espulsivo; l'accertamento del diritto ad essere trasferito agli affidatari dei servizi comunali di gestione dei rifiuti ai sensi dell'art. 13 della L.R. Campania n. 5/2014; in subordine, ogni trattamento favorevole previsto per il personale dei consorzi di bacino. In appello la domanda è stata respinta perché la Corte territoriale ha ritenuto che, essendo il consorzio ente pubblico e il rapporto a termine, non fosse possibile la conversione in rapporto a tempo indeterminato e che la norma regionale si applicasse solo ai dipendenti a tempo indeterminato. In cassazione il ricorrente ha dedotto: 1) violazione dell'art. 97 Cost. e dell'art. 13 L.R. Campania n. 5/2014, sostenendo che la norma regionale non distingue tra personale a tempo indeterminato e a termine e che costituisce legittima deroga al principio del concorso; 2) nullità della sentenza per omessa pronuncia/motivazione apparente, per non avere esaminato la domanda relativa al percorso di mobilità ex artt. 33, 34 e 34-bis d.lgs. n. 165/2001.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondata la censura sulla pretesa applicabilità dell'art. 13 L.R. Campania n. 5/2014 ai lavoratori a termine, richiamando il consolidato principio secondo cui nel pubblico impiego contrattualizzato la violazione delle regole di assunzione non può determinare la conversione del rapporto a tempo indeterminato e che la norma regionale va interpretata in modo conforme ai principi costituzionali, quindi riferita al solo personale già a tempo indeterminato. Ha inoltre escluso il vizio di omessa pronuncia sulla domanda di mobilità, osservando che la disciplina degli artt. 33, 34 e 34-bis d.lgs. n. 165/2001 presuppone un rapporto di impiego pubblico e che il rigetto della domanda principale di transito agli A.T.O. implicava logicamente anche il rigetto della pretesa di mobilità. È stato dichiarato inammissibile il controricorso perché tardivamente depositato; per questo non vi è stata statuizione sulle spese. La Corte ha anche dato atto dei presupposti per il contributo unificato aggiuntivo.

Norme richiamate

  • art. 97 Cost.

    Richiamato come parametro che impone il reclutamento nel pubblico impiego secondo regole di imparzialità, concorso e buon andamento, ostando a interpretazioni della legge regionale che consentano stabilizzazioni di personale a termine fuori dalle procedure previste.

  • art. 13, L.R. Campania n. 5/2014

    La Corte ne ha dato un'interpretazione restrittiva, ritenendola riferibile al solo personale assunto a tempo indeterminato e non ai lavoratori a termine dei consorzi, per evitare una stabilizzazione indiretta in contrasto con i principi sul pubblico impiego.

  • art. 132, comma 2, n. 4 c.p.c.

    Invocato dal ricorrente per dedurre motivazione apparente; la Corte ha escluso che la sentenza impugnata fosse affetta da tale vizio perché il percorso argomentativo era sintetico ma completo e comprensibile.

  • art. 360 c.p.c.

    Usato come parametro dei motivi di ricorso: violazione di legge, nullità per omessa pronuncia e vizio motivazionale; la Corte ha escluso la sussistenza dei vizi denunciati.

  • art. 375, secondo comma, c.p.c.

    Richiamato per la trattazione del ricorso in camera di consiglio.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Richiamato per il rito camerale e per la memoria depositata dal ricorrente.

  • art. 370 c.p.c.

    La tardività del controricorso è stata valutata rispetto al termine di deposito/notifica previsto da tale norma, applicabile ratione temporis nella formulazione previgente.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato per il vizio di omessa pronuncia; la Corte ha precisato che non ricorre quando la decisione di rigetto di una domanda principale implica logicamente il rigetto di una questione connessa.

  • art. 33 d.lgs. n. 165/2001

    La disciplina sulla mobilità è stata ritenuta applicabile solo in presenza di un rapporto di impiego pubblico e di eccedenza di personale.

  • art. 34 d.lgs. n. 165/2001

    Richiamato insieme alle norme sulla mobilità; presuppone un rapporto di pubblico impiego e non si applica in via autonoma al caso esaminato.

  • art. 34-bis d.lgs. n. 165/2001

    Parimenti richiamato per la mobilità del personale in eccedenza, ma ritenuto non utile al ricorrente per mancanza del presupposto del rapporto stabile nel pubblico impiego.

  • art. 35 d.lgs. n. 165/2001

    Richiamato come disciplina delle assunzioni nel pubblico impiego e come norma che conferma la necessità di selezione pubblica o di modalità tipizzate di reclutamento.

  • art. 36 d.lgs. n. 165/2001

    È stata ribadita la regola per cui la violazione di norme imperative in materia di assunzione nel pubblico impiego contrattualizzato non può comportare la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato.

  • art. 2126 c.c.

    Richiamato come unica tutela comunque possibile nei casi di rapporto di fatto, senza conversione in rapporto stabile.

  • art. 97, primo comma, Cost.

    Richiamato quale fondamento del buon andamento e del mantenimento degli equilibri di bilancio, a sostegno della regola che impedisce assunzioni stabili fuori programmazione e fuori dalle regole legali.

  • art. 97, quarto comma, Cost.

    Richiamato come base del principio del concorso, che impedisce l'immissione stabile nei ruoli pubblici al di fuori delle procedure selettive.

  • art. 117 Cost.

    Richiamato per affermare che i principi di selezione pubblica e di contenimento della spesa costituiscono principi fondamentali che le amministrazioni non possono derogare.

  • art. 3 Cost.

    Richiamato nella giurisprudenza citata per escludere che il divieto di conversione nel pubblico impiego contrasti con il principio di uguaglianza.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002

    È stato applicato per dare atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 13, comma 1-bis, D.P.R. n. 115/2002

    Richiamato come parametro per quantificare l'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato.

  • art. 3, comma 27, D.Lgs. n. 149/2022

    Richiamato solo per escludere l'applicabilità della nuova disciplina sul controricorso ai giudizi introdotti prima del 1° gennaio 2023.

  • art. 35, comma 5, D.Lgs. n. 149/2022

    Richiamato per affermare che la modifica dell'art. 370 c.p.c. non si applica al giudizio in esame perché introdotto anteriormente al 1° gennaio 2023.

  • art. 5, commi 15 e 17, D.L. n. 702/1978

    Richiamato come disciplina speciale delle assunzioni a termine presso enti pubblici locali e consorzi, idonea a escludere la conversione del rapporto in assenza di norme derogatorie e di selezione pubblica.

  • art. 35, comma 1, lett. b), d.lgs. n. 165/2001

    Richiamato per evidenziare che talune assunzioni nella PA possono avvenire tramite avviamento dalle liste di collocamento, senza che ciò elimini il divieto di conversione dei contratti a termine illegittimi.

  • art. 18, comma 2-bis, D.L. n. 138/2011

    Richiamato come norma che estende vincoli e regole pubblicistiche alle società partecipate/in house in tema di assunzioni e contenimento della spesa.

  • art. 1, comma 557, L. n. 147/2013

    Richiamato quale disposizione che rafforza i vincoli di contenimento della spesa e le regole sulle assunzioni degli enti pubblici e partecipati.

  • art. 3, comma 5, D.L. n. 90/2014

    Richiamato per la disciplina estensiva dei vincoli alle società in house in materia di assunzioni.

Massime di principio

  • Nel pubblico impiego contrattualizzato la violazione delle regole di reclutamento non può determinare la conversione del rapporto a tempo indeterminato; la tutela eventualmente spettante non può tradursi in stabilizzazione automatica.
  • Una legge regionale che disciplini il trasferimento o il transito del personale di enti pubblici deve essere interpretata in modo conforme ai principi costituzionali sul pubblico concorso, sul buon andamento e sul contenimento della spesa, evitando letture che consentano assunzioni stabili fuori dalle procedure tipizzate.
  • Se il giudice di merito rigetta una domanda principale incompatibile con una domanda accessoria o connessa, può ritenersi implicitamente respinta anche quest'ultima, senza che ricorra omessa pronuncia ai sensi dell'art. 112 c.p.c.
  • Il vizio di motivazione denunciabile in cassazione è solo quello che si traduce in anomalia costituzionalmente rilevante; non è censurabile la mera insufficienza o sinteticità della motivazione quando il percorso argomentativo sia comunque comprensibile e non inconciliabile.
  • Le regole sulla mobilità del personale pubblico presuppongono un rapporto di impiego pubblico già in essere e non possono essere invocate per ottenere, in via indiretta, una stabilizzazione o un transito che presupporrebbe un diverso e già consolidato status di dipendente pubblico a tempo indeterminato.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiOnere della provaNullità

Testo integrale

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