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Cassazione Civile, Ordinanza n. 31005/2024 del 04/12/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (lavoratore)

La controversia

La controversia nasce dal recesso anticipato di un comune da un contratto a tempo determinato stipulato con un soggetto incaricato ex art. 110 TUEL. Il giudice di primo grado aveva accertato l'illegittimità del recesso, ritenendo nulla la clausola contrattuale che attribuiva all'ente una facoltà di revoca discrezionale, e aveva condannato il comune al risarcimento del danno parametrato alle retribuzioni che il lavoratore avrebbe percepito fino alla scadenza naturale del rapporto, con detrazione dell'aliunde perceptum connesso all'attività libero-professionale svolta e consentita dal contratto. La corte d'appello aveva respinto l'appello principale del comune e, accogliendo l'appello incidentale del lavoratore, aveva rideterminato in senso più favorevole a quest'ultimo la quantificazione del danno, affermando che la detrazione dell'aliunde perceptum andasse effettuata equitativamente, non essendo possibile stabilire quale incidenza avrebbe avuto l'ipotetica prosecuzione del rapporto sull'attività libero-professionale. In cassazione il comune ha dedotto: 1) nullità della sentenza per vizio di costituzione del collegio, per la presenza di un giudice ausiliario; 2) violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c., sostenendo che la corte territoriale avesse fatto improprio ricorso a presunzioni e che dovesse verificare se l'attività libero-professionale sarebbe stata autorizzata nella stessa misura e qualità anche dopo la cessazione del rapporto; 3) violazione degli artt. 1223 c.c. e 432 c.p.c., censurando il criterio di liquidazione dell'aliunde perceptum, perché fondato sui proventi dell'attività svolta prima del recesso anziché su quelli successivi, e perché arbitrario e illogico.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, osservando che la sentenza della Corte costituzionale n. 41/2021 ha modulato l'efficacia della dichiarazione di illegittimità delle norme sul giudice ausiliario, consentendo fino al completamento della riforma della magistratura onoraria la partecipazione di tali giudici ai collegi delle corti d'appello. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo, perché la decisione impugnata non si fondava realmente su presunzioni ma su un accertamento equitativo basato su un fatto non contestato; inoltre la censura introduceva un fatto non dedotto e non localizzato, e comunque l'eccezione di aliunde perceptum doveva essere provata dal datore di lavoro. Ha infine respinto il terzo motivo, ritenendo che la corte territoriale avesse motivato adeguatamente il criterio equitativo adottato per la quantificazione dell'aliunde perceptum, utilizzando l'unico dato disponibile, cioè i compensi professionali già percepiti durante il rapporto. Il comune è stato condannato a rifondere le spese del giudizio di legittimità e, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002, è stato dato atto dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 110 D.Lgs. n. 267/2000

    Il contratto a tempo determinato conferito dall'ente locale resta soggetto ai principi del codice civile e della disciplina del pubblico impiego; la norma non consente all'ente di disciplinare liberamente e in modo autonomo il recesso anticipato oltre i limiti compatibili con tali principi.

  • art. 2119 c.c.

    Il recesso anticipato non può essere regolato da una clausola generica di revoca discrezionale, ma deve confrontarsi con i presupposti di legittimità del recesso anticipato nel rapporto.

  • art. 2727 c.c.

    La censura è stata ritenuta inammissibile perché la decisione di merito era fondata su valutazione equitativa e non su un uso improprio di presunzioni semplici.

  • art. 2729 c.c.

    La violazione della norma può essere denunciata solo se il giudice fonda la presunzione su fatti privi dei requisiti di gravità, precisione e concordanza; non quando la parte propone una diversa ricostruzione fattuale o una diversa inferenza probabilistica.

  • art. 1223 c.c.

    Il danno risarcibile va determinato tenendo conto del pregiudizio subito e dell'eventuale aliunde perceptum, ma la relativa prova grava su chi lo eccepisce.

  • art. 432 c.p.c.

    La liquidazione equitativa operata dal giudice di merito non è sindacabile in cassazione se il percorso logico e i criteri utilizzati risultano adeguatamente motivati.

  • art. 158 c.p.c.

    La dedotta nullità per vizio di costituzione del giudice è stata esclusa alla luce della disciplina transitoria sulla magistratura onoraria e della sentenza della Corte costituzionale n. 41/2021.

  • art. 375, secondo comma, c.p.c.

    Norma richiamata solo per la trattazione del ricorso in camera di consiglio.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Norma richiamata solo per la trattazione in camera di consiglio e per le memorie delle parti.

  • art. 366 c.p.c.

    È stato rilevato il difetto di specificità del motivo, non avendo il ricorrente riprodotto o localizzato gli atti da cui sarebbe emersa la circostanza dedotta.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002

    In caso di rigetto del ricorso, ricorrono i presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 32 D.Lgs. n. 116/2017

    È richiamato come termine del riordino della magistratura onoraria rilevante ai fini della sospensione dell'efficacia della declaratoria di illegittimità costituzionale.

  • art. 102 Cost.

    Richiamato nella questione di costituzionalità proposta dal ricorrente, ma non accolto.

  • art. 106 Cost.

    Richiamato nella questione di costituzionalità proposta dal ricorrente, ma non accolto.

  • art. 136 Cost.

    La Corte costituzionale ha valutato la compatibilità della propria decisione con tale disposizione, secondo quanto riportato dalla Cassazione.

Massime di principio

  • Nel rapporto di lavoro pubblico a tempo determinato conferito da un ente locale, la clausola di recesso anticipato deve essere coerente con i principi del codice civile e con la disciplina applicabile al pubblico impiego; una previsione generica di revoca discrezionale è incompatibile con un valido esercizio del potere di recesso se non individua in modo puntuale le ipotesi ostative alla prosecuzione del rapporto.
  • La deduzione dell'aliunde perceptum nel danno da illegittimo recesso è un'eccezione e, come tale, deve essere provata da chi la invoca; incombe sul datore di lavoro allegare e dimostrare anche il relativo quantum.
  • La liquidazione equitativa del danno o dell'aliunde perceptum è legittima quando il giudice dia conto in motivazione del criterio seguito e utilizzi l'unico dato fattuale disponibile, senza che tale valutazione sia censurabile in cassazione come mera diversa opinione sulla quantificazione.
  • La censura di violazione dell'art. 2729 c.c. è ammissibile solo se si contesta che il giudice abbia fondato la presunzione su fatti privi dei requisiti di gravità, precisione e concordanza; non basta proporre una ricostruzione alternativa dei fatti o contestare il risultato della valutazione di merito.
  • La partecipazione del giudice ausiliario al collegio della corte d'appello non determina, nel periodo transitorio individuato dalla Corte costituzionale, la nullità della sentenza per vizio di costituzione del giudice.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineImpugnazioniProveSpese di lite
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNullitàGiudicato

Testo integrale

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