Cassazione Penale, Sentenza n. 39165/2022 del 18/10/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
ACERBI ha chiesto il riconoscimento di un indennizzo per ingiusta detenzione ai sensi dell'art. 314 c.p.p., in relazione alla detenzione subita nel procedimento penale in cui gli erano contestati vari reati (tra cui associazione per delinquere ex art. 416 c.p., tentata estorsione e reati connessi). La Corte d'appello di Milano aveva ritenuto che l'ingiusta detenzione fosse riferibile a specifici capi (capo A, parti dei capi B e C, capo F e capo G) e aveva valutato che il comportamento dell'ACERBI (un atto di violenza documentato: un ceffone al presunto debitore) fosse stato sinergico rispetto alle ragioni che avevano giustificato la misura cautelare. ACERBI ha impugnato con due motivi: (1) omissione da parte della Corte d'appello nel considerare che un coimputato (MORONI) aveva ottenuto l'indennizzo in una domanda analoga; (2) vizio di motivazione e errata valutazione sulla identità degli elementi probatori tra fase cautelare e fase di cognizione, sostenendo che gli elementi erano gli stessi e che la sua condotta non era ostativa.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché la decisione favorevole in capo al coimputato non può costituire vizio di contraddizione della motivazione del provvedimento impugnato e perché il fatto ritenuto ostativo (il ceffone) era specifico dell'ACERBI. Il secondo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato poiché il thema decidendum era stato delimitato dalle precedenti pronunce della Corte di cassazione e la Corte della riparazione aveva adeguatamente verificato il nesso etiologico tra la condotta ostativa e l'adozione della misura cautelare, in conformità ai principi giurisprudenziali secondo cui l'indennizzo è escluso se l'indagato ha dato causa alla custodia con condotta dolosa o gravemente colposa. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende; non è stata disposta la rifusione delle spese in favore del Ministero resistente per genericità della memoria.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Norma che disciplina la domanda di indennizzo per ingiusta detenzione; nella vicenda è la norma sostanziale sulla quale è fondata la domanda dell'istante.
art. 416 cod. pen. e altri articoli del codice penale citati (es. 110, 629, 644)
Articoli citati solo in quanto reati originariamente contestati all'ACERBI nel procedimento penale; non sono stati oggetto di interpretazione normativa autonoma nella decisione, ma definivano il quadro accusatorio rispetto al quale si è valutata la legittimità della custodia e l'eventuale comportamento ostativo.
d. lgs. n. 385/1993 (art. 132 comma 1) e d.l. 625/1979 (art. 13 comma 70) e L. 895/67 (art. 4 e 7)
Norme richiamate fra le contestazioni penali; presenti negli elenchi dei capi d'imputazione ma non interpretate in modo pregnante dalla Corte di cassazione nel dispositivo.
Giurisprudenza di legittimità rilevante (Sez. U, n. 51779 del 28/11/2013 e altre)
Richiamati principi consolidati secondo cui l'indennizzo per ingiusta detenzione è escluso quando l'indagato/contribuente alla custodia abbia dato causa alla privazione della libertà mediante condotta dolosa o gravemente colposa; è ammesso altresì che comportamenti che hanno concorso, anche se non da soli determinanti, alla instaurazione della custodia possano essere ostativi.
Corte Costituzionale, sent. n. 186/2000
Richiamata in relazione alla condanna alla Cassa delle ammende e ai principi che giustificano l'applicazione di tale sanzione nei ricorsi infondati; utilizzata per motivare la mancata esclusione della sanzione.
Massime di principio
- La domanda di indennizzo ex art. 314 c.p.p. è esclusa se è accertato che l'indagato ha dato causa, con condotta dolosa o gravemente colposa, alla propria detenzione: non è richiesto che la condotta sia penalmente rilevante di per sé, basta che abbia concorso in modo sinergico alle ragioni della misura cautelare.
- La verifica dell'identity of evidence tra fase cautelare e fase di cognizione è centrale: se il giudice ritiene che la valutazione probatoria in dibattimento abbia portato a elementi diversi rispetto a quelli su cui si basò la custodia, ciò può giustificare il riconoscimento dell'ingiustizia; viceversa, se esiste un nesso tra la condotta dell'imputato (anche non penalmente sanzionabile) e le ragioni della misura, l'indennizzo può essere negato.
- Una decisione favorevole resa in un procedimento analogo a favore di un coimputato non vincola né invalida automaticamente la decisione resa in un altro procedimento: la congruità e la coerenza della motivazione devono essere valutate con riferimento agli atti e alle ragioni del singolo procedimento.
- In ricorsi per cassazione contro decisioni sulla riparazione per ingiusta detenzione, il sindacato della Corte di legittimità è circoscritto al thema decidendum devoluto dai precedenti annullamenti e ai principi di diritto indicati: il ricorrente deve dunque confrontarsi puntualmente con quelle delimitazioni per essere ammesso e per ottenere successo.
- Il giudice chiamato a vagliare la sussistenza del comportamento ostativo deve operare un raffronto specifico tra la condotta dell'indagato e le ragioni evidenziate nella motivazione dell'ordinanza che dispose la misura cautelare.
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