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Sentenza

Sentenza n. 8630/2026 - Roma, Sezione 5Q

In via principale e di merito: 1) accogliere il ricorso e conseguentemente ordinare il rilascio del visto per tutti i motivi come in epigrafe indicati con contestuale ed urgente fissazione dell'appuntamento presso l'Ambasciata Italiana ad Islamabad per tale incombente; 2) condannare l'Amministrazione intimate al risarcimento del danno, opportunamente quantificato in seguito a C.T.U., sopportato dal ricorrente e cagionato dal comportamento illegittimo, illecito ed arbitrario del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dell'Ambasciata Italiana di Islamabad e della Prefettura di Brescia.

Giustizia amministrativa202602576

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio formatosi sull'istanza di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto di ingresso per lavoro subordinato

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazioni pubbliche)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. contro il silenzio dell'amministrazione sull'istanza diretta ad attivare il procedimento per il rilascio di un visto di ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato. Ha chiesto l'ordine giudiziale di rilascio del visto, con fissazione urgente dell'appuntamento presso l'Ambasciata italiana a Islamabad, nonché il risarcimento dei danni asseritamente cagionati dal comportamento illegittimo e arbitrario delle amministrazioni intimate. Dopo la proposizione del ricorso, la sede diplomatica competente ha fissato un appuntamento per la presentazione della domanda di visto.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. L'attivazione del procedimento mediante fissazione dell'appuntamento ha fatto venir meno l'interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che ordinasse all'amministrazione di procedere. La sentenza non accerta il diritto al rilascio del visto e non esamina nel merito la domanda risarcitoria. Le spese di lite sono state integralmente compensate, in ragione dell'elevato numero di richieste gravante sulla sede diplomatica e della complessità dell'iter previsto dalla legge per la conclusione del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    La disposizione è richiamata quale base dell'azione contro il silenzio dell'amministrazione.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione, verificatosi quando l'amministrazione attiva il procedimento richiesto.

  • art. 60 c.p.a.

    La sentenza è pronunciata in forma semplificata, previa audizione delle parti in camera di consiglio.

Massime di principio

  • Nel giudizio contro il silenzio della pubblica amministrazione, la sopravvenuta attivazione del procedimento richiesto dal ricorrente fa venir meno l'interesse a ottenere un ordine giudiziale di procedere e determina l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
  • La fissazione dell'appuntamento necessario alla presentazione della domanda di visto integra l'attivazione del procedimento amministrativo e rende improcedibile l'azione avverso il silenzio diretta a ottenere l'avvio del procedimento, senza implicare il riconoscimento del diritto al rilascio del visto.
  • La complessità dell'iter amministrativo e il rilevante numero di richieste gravanti sulla sede diplomatica possono costituire giusti motivi per la compensazione integrale delle spese di lite.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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