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Cassazione Civile, Ordinanza n. 09064/2025 del 06/04/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (datore di lavoro)

La controversia

La controversia nasce dall'assunzione a tempo indeterminato, dal 1 maggio 2021, di un lavoratore da parte della società subentrata in un appalto avente ad oggetto la gestione, stoccaggio e consegna di ausili protesici. Al nuovo contratto veniva apposto un patto di prova di 26 giorni di lavoro effettivo; il 31 maggio 2021 il rapporto veniva cessato per mancato superamento della prova. In primo grado la domanda del lavoratore era stata respinta, mentre la Corte d'appello aveva riformato la decisione, dichiarando nullo il patto di prova e illegittimo il licenziamento, sul rilievo che il dipendente aveva già svolto, per molti anni e anche mediante somministrazione presso il precedente gestore del servizio, mansioni sostanzialmente sovrapponibili a quelle poi assegnate, sicché non vi sarebbe stata necessità di una nuova verifica di idoneità professionale. La società ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi: i primi due per violazione dell'art. 50 d.lgs. 50/2016 e dell'art. 4 del c.c.n.l. Multiservizi, sostenendo che la Corte territoriale avesse indebitamente applicato una clausola sociale e regole di passaggio del personale a un lavoratore che non era dipendente del precedente appaltatore ma somministrato; il terzo per violazione dell'art. 2096 c.c., assumendo la legittimità del patto di prova per effetto dell'inserimento del lavoratore in una nuova organizzazione aziendale, con diverso datore di lavoro, diverso appalto e diverso inquadramento/mansioni. La Cassazione ha ritenuto inammissibili i primi due motivi perché non colpivano la ratio decidendi della sentenza impugnata, ma ha accolto il terzo motivo, riaffermando che la prova può essere apposta anche dopo precedenti rapporti tra le stesse parti quando il nuovo rapporto presenti elementi di novità tali da rendere plausibile una nuova sperimentazione, e che, nel caso di successione di appalti con diverso datore e diversa organizzazione, il giudice deve valutare non solo l'identità delle mansioni ma anche l'interesse datoriale a verificare inserimento, comportamento, personalità e vincolo fiduciario. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio alla medesima Corte territoriale in diversa composizione per nuovo esame e regolazione delle spese.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i primi due motivi di ricorso e ha accolto il terzo. Di conseguenza ha cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Firenze, in diversa composizione, affinché riesamini la legittimità del patto di prova tenendo conto non solo dell'identità delle mansioni, ma anche della diversità del datore di lavoro, della possibile diversità dell'appalto e della nuova organizzazione aziendale. Le spese del giudizio di legittimità sono state rimesse al giudice del rinvio.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Norma processuale invocata per denunciare violazione o falsa applicazione di legge come motivo di ricorso per cassazione.

  • art. 50 d.lgs. n. 50 del 2016

    Richiamato dalla ricorrente per escludere l'obbligo di assunzione senza prova in favore del lavoratore somministrato presso il precedente appaltatore.

  • art. 4 c.c.n.l. Multiservizi

    Richiamato dalla ricorrente e dalla sentenza d'appello in relazione alle clausole sociali e ai presupposti del passaggio del personale negli appalti.

  • art. 2096 c.c.

    La Corte ribadisce che il patto di prova è legittimo se funzionale alla reciproca sperimentazione della convenienza del rapporto e può essere nullo solo se privo di tale causa.

  • art. 3, comma 1, d.lgs. n. 23 del 2015

    La Corte d'appello aveva applicato la tutela indennitaria prevista per il licenziamento illegittimo in regime di contratto a tutele crescenti.

  • art. 380 bis.1 c.p.c.

    Norma richiamata per il deposito dell'ordinanza in camera di consiglio nei termini previsti.

Massime di principio

  • Il patto di prova ha funzione di reciproca sperimentazione della convenienza del contratto: il datore verifica la capacità professionale e l'inserimento del lavoratore nella propria organizzazione, mentre il lavoratore valuta le condizioni concrete della prestazione.
  • La ripetizione del patto di prova in successivi rapporti è legittima solo se il nuovo rapporto presenta elementi di novità idonei a giustificare una nuova sperimentazione; in caso contrario il patto è privo di causa.
  • Quando il lavoratore deduce la nullità del patto di prova, deve allegare e provare il difetto funzionale del patto; tale prova può essere anche presuntiva e può derivare da un precedente rapporto con le stesse parti e le stesse mansioni, anche se svolto in somministrazione o distacco.
  • Se il nuovo rapporto si instaura con un diverso datore di lavoro o in una diversa organizzazione aziendale, il giudice non può limitarsi a constatare l'identità delle mansioni, ma deve verificare anche la necessità di accertare comportamento, personalità e vincolo fiduciario del lavoratore nel nuovo contesto.
  • In presenza di successione di appalti e di dedotta diversità del nuovo appalto o della struttura del datore subentrante, l'identità delle mansioni non basta da sola a escludere la legittimità del patto di prova.

Come è indicizzato

MaterieLicenziamentoImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieLicenziamento disciplinareRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNullità

Testo integrale

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