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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21642/2026 del 11/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il differimento dell'esecuzione della pena (obbligatorio o facoltativo) o, in alternativa, la detenzione domiciliare per gravi problemi di salute. Venivano documentate plurime patologie (disturbo cognitivo moderato-severo, parkinsonismo rigido-acinetico con rallentamento ideo-motorio, leucopiastrinopenia lieve, malattia da reflusso, ipertrofia prostatica in trattamento, incontinenza, diverticolosi, osteoartrosi, claustrofobia) e si contestava l'idoneità del regime detentivo a garantire cure appropriate. Con ricorso si denunciava errore di applicazione delle norme (artt. 146, 147 c.p., 47-ter ord. pen.) e omissione/illogicità della motivazione, mancata verifica dell'adeguatezza della struttura carceraria, violazione del diritto di scelta delle cure, omissione di considerazione della memoria difensiva (art.121 c.p.p.) e si richiamava l'attenuata pericolosità sociale e la possibilità di misure di sicurezza alternative (es. braccialetto elettronico) per consentire l'applicazione della detenzione domiciliare.

La decisione

Il ricorso è stato respinto. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza avesse esaminato compiutamente le relazioni sanitarie recenti e ordinato appropriati accertamenti; ha valutato che il quadro clinico, pur di estrema fragilità, risultava stabile e privo di acuzie tali da determinare incompatibilità con la detenzione nel reparto SAI, dotato di centro clinico e monitoraggio medico costante. È stato inoltre considerato rilevante il rifiuto del detenuto di ulteriori accertamenti diagnostici, la mancanza di indicazione di una struttura esterna effettivamente più idonea e le esigenze di sicurezza connesse al ruolo di vertice nella famiglia mafiosa, nonché l'assenza di reale dissociazione. L'omessa citazione esplicita della memoria difensiva non è stata ritenuta decisiva, essendo i profili da essa trattati sostanzialmente valutati nel provvedimento impugnato. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in riferimento ai motivi di ricorso per cassazione (lett. c), e) e lett. b) ed e), relativi a violazione di norme e carenze motivazionali): la Corte valuta la fondatezza dei motivi denunciati e la corretta applicazione delle norme sul differimento della pena.

  • art. 146 cod. pen.

    Richiamato come norma che disciplina il differimento dell'esecuzione della pena per infermità: la Corte verifica che il Tribunale abbia applicato correttamente i criteri per accertare l'incompatibilità tra regime detentivo e condizioni di salute.

  • art. 147 cod. pen.

    Norma relativa alla detenzione domiciliare per motivi di salute: la Corte esamina se sussistano le condizioni previste (grave infermità, impossibilità di cure in carcere, trattamento inumano) e conferma che tali condizioni non erano dimostrate nel caso concreto.

  • art. 47-ter, comma 1-ter, ord. pen.

    Richiamato in relazione alle previsioni dell'ordinamento penitenziario concernenti misure alternative e tutela della salute: la Corte valuta la compatibilità delle misure carcerarie con le esigenze terapeutiche e l'adeguatezza dell'assistenza sanitaria in struttura penitenziaria.

  • art. 121 cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione alla memoria difensiva: la Corte verifica se gli argomenti della memoria siano stati valutati; ritiene che l'omessa menzione formale non sia decisiva se i temi sono comunque considerati nel complesso motivazionale.

Massime di principio

  • Per ottenere il differimento della pena o la detenzione domiciliare per motivi di salute occorre documentare condizioni tali da determinare un serio pericolo di vita, l'impossibilità di assicurare adeguate cure in ambito carcerario o sofferenze aggiuntive eccessive: la mera elencazione di patologie non è sufficiente se il quadro è stabile e gestibile in struttura penitenziaria.
  • Il giudice valuta concretamente non solo il quadro patologico, ma anche l'adeguatezza concreta dell'apparato carcerario e la possibilità di monitoraggio e cure nella struttura indicata: è necessario dimostrare che una struttura esterna sia effettivamente più idonea e disponibile.
  • Il rifiuto da parte del detenuto di accertamenti o terapie può indebolire la richiesta di differimento o di misure alternative, perché la disponibilità a trattamenti risolutivi è considerata condizione rilevante per la valutazione dell'istanza.
  • Le esigenze di sicurezza e la pericolosità sociale (soprattutto in materia di criminalità organizzata) possono prevalere sulle esigenze di cura se non emerge una reale dissociazione dal gruppo criminale o se il trasferimento fuori dal contesto di operatività aumenterebbe i rischi; pertanto va valutato il rischio specifico connesso al ritorno in un determinato territorio.
  • L'omessa citazione formale di una memoria difensiva non determina automaticamente nullità se gli argomenti in essa contenuti risultano comunque esaminati e confutati nella motivazione del provvedimento.
  • Chi propone l'istanza deve indicare, ove possibile, la struttura alternativa ritenuta idonea e fornire elementi concreti sulla sua capacità di offrire cure che in carcere non sarebbero assicurate; proposte generiche sul diritto di scelta delle cure sono insufficienti.

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