Sentenza n. 2570/2026 - Catania, Sezione 5
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Diniego della SCIA presentata per regolarizzare opere consistenti nella realizzazione di una ringhiera e nella trasformazione della copertura precaria sottostante in un piano calpestabile, con ordine di demolizione
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato il diniego del 7 aprile 2025 relativo alla SCIA presentata il 3 aprile 2025, sostenendo che l’opera fosse soltanto una ringhiera di protezione, realizzata per ragioni di sicurezza, priva di strutture murarie e incapace di determinare aumento di volume o superficie utile; ne ha quindi dedotto la riconducibilità all’edilizia libera o alla manutenzione ordinaria e la possibilità di regolarizzarla mediante SCIA e pagamento della sanzione pecuniaria di euro 516. Ha inoltre denunciato sviamento ed eccesso di potere, prospettando un intento privatistico e persecutorio del Comune e una disparità di trattamento rispetto alle autorizzazioni rilasciate al proprietario dell’appartamento sottostante per la realizzazione della tettoia. Il Comune ha eccepito l’inammissibilità per mancata impugnazione di una distinta ragione del diniego, relativa all’assenza dell’assenso condominiale, e ha contestato la titolarità o l’assenso necessario, l’assenza di verifiche statiche e antisismiche e la ricostruzione dell’intervento come mera manutenzione.
La decisione
Il TAR ha rigettato il ricorso, ritenendo assorbente l’infondatezza nel merito e senza decidere le eccezioni di inammissibilità. La ricostruzione della ricorrente, secondo cui sarebbe stata installata soltanto una ringhiera sulla tettoia, è stata giudicata non verosimile anche alla luce della documentazione progettuale: la ringhiera già presente sul balcone era sufficiente per la sicurezza, mentre l’opera realizzata aveva in concreto ampliato la terrazza dell’appartamento del sesto piano, inglobando la copertura della terrazza sottostante. L’intervento comportava inoltre la trasformazione della tettoia precaria in una superficie calpestabile, senza le necessarie verifiche statiche e il deposito del progetto presso il Genio civile; per consistenza e natura richiedeva il permesso di costruire, non una semplice SCIA. La censura di disparità di trattamento è stata respinta perché le autorizzazioni rilasciate al proprietario del piano inferiore riguardavano una diversa opera e l’eventuale illegittimità di precedenti atti favorevoli non obbliga l’amministrazione a ripetere l’illegittimità né a tollerare ulteriori opere abusive. La ricorrente è stata condannata alle spese, liquidate in euro 1.500 oltre accessori di legge.
Massime di principio
- La qualificazione edilizia di un intervento dipende dalla sua consistenza e dalla funzione concretamente realizzata, da ricostruire anche sulla base della documentazione progettuale, e non dalla denominazione formale attribuitagli dal privato. Un’opera presentata come semplice parapetto può integrare un ampliamento di superficie utile quando rende calpestabile una copertura e la incorpora nella terrazza dell’immobile.
- La trasformazione di una copertura precaria in un piano calpestabile, con ampliamento della superficie utile, non è riconducibile alla mera manutenzione ordinaria o all’edilizia libera e richiede il permesso di costruire; se comporta profili di sicurezza strutturale, sono inoltre necessarie le verifiche statiche e gli adempimenti presso il Genio civile.
- L’eventuale illegittimità di provvedimenti favorevoli adottati in precedenza nei confronti di altri soggetti non fonda un diritto alla reiterazione dell’illegittimità e non impedisce all’amministrazione di rilevare e reprimere autonome opere abusive.
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