Cassazione Penale, Sentenza n. 37629/2025 del 18/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso contestava l'assoluzione per fatti di corruzione propria, favoreggiamento e tentativo di falso ideologico; si articolavano due motivi: (1) violazione dell'art. 63, comma 2, cod. proc. pen., per l'affermata inutilizzabilità delle dichiarazioni rese in indagine e in dibattimento dal teste Di Berardino, ritenuto dal PM indagato o indagabile per fatti connessi; (2) violazione dell'art. 195, comma 4, cod. proc. pen., per la ritenuta inutilizzabilità delle dichiarazioni riferite in dibattimento dall'ufficiale di PG Galassi circa quanto riferito da Barbara Chiodi (denuncia orale non verbalizzata).
La decisione
La Corte di cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. Sul primo motivo: ha ritenuto che le prime dichiarazioni rese da Di Berardino in fase di indagine non fossero, al momento di quelle dichiarazioni, utilizzabili ai sensi dell'art. 63, comma 2 (perché non sussistevano ancora indizi precisi e non equivoci di reità), mentre al momento della escussione in dibattimento lo stesso era però 'indagabile' e dovuto essere sentito ai sensi dell'art. 210 con l'avviso previsto dall'art. 64, comma 3; il Tribunale aveva dichiarato inutilizzabili le sue dichiarazioni dibattimentali ma non aveva tentato la rinnovazione dell'esame: la Cassazione ha censurato tale omissione e ha annullato la sentenza nei punti relativi all'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese in indagine e alla mancata rinnovazione dell'esame, con rinvio per nuovo esame secondo legge. Sul secondo motivo: il ricorso è stato ritenuto infondato: la Corte ha confermato che le dichiarazioni rese da Chiodi al maresciallo Galassi avevano natura di denuncia orale verbalizzabile e, non essendo state verbalizzate, il contenuto non poteva essere riferito in dibattimento dall'ufficiale di PG ai sensi dell'art. 195, comma 4; dunque corretta dichiarazione di inutilizzabilità di tali attestazioni.
Norme richiamate
art. 63 cod. proc. pen.
Il comma 2 tutela contro l'utilizzazione di dichiarazioni rese da persone che dovevano essere sentite come indagate o imputate in procedimento connesso; l'applicazione non dipende esclusivamente dalla formale iscrizione nel registro delle notizie di reato ma dalla situazione sostanziale dell'indagato al momento della dichiarazione (presenza di indizi non equivoci di reità)
art. 210 cod. proc. pen.
Se il dichiarante è sostanzialmente indagabile per reato connesso/collegato, deve essere esaminato secondo le forme dell'art. 210 (testimone/imputato in procedimento connesso) con gli avvisi e garanzie previsti
art. 64, comma 3 cod. proc. pen.
Prevede gli avvertimenti da rendere all'eventuale imputato di reato connesso quando viene esaminato in dibattimento; l'omissione rende inutilizzabile la testimonianza se la persona avrebbe dovuto essere sentita in altra veste
art. 195, comma 4 cod. proc. pen.
Vieta agli ufficiali/agenti di PG di riferire in dibattimento il contenuto di dichiarazioni acquisite con le modalità tipizzate (artt. 351 e 357, comma 2, lett. a-b); il divieto comprende anche dichiarazioni verbalizzabili ma non verbalizzate e si applica salvo i casi eccezionali (acquisizioni fuori da procedure, urgenza, ecc.)
art. 357, comma 2, lett. a) e b) cod. proc. pen.
Riguarda le modalità di verbalizzazione di denunce/istanze orali e di altre dichiarazioni, cui si collega il divieto di testimonianza indiretta da parte degli agenti di PG
art. 335 cod. proc. pen.
Richiamato nel dibattito giurisprudenziale: registra le notizie di reato e la sua iscrizione ha effetti procedurali, ma non è il solo criterio per valutare la posizione sostanziale del dichiarante
Massime di principio
- La qualificazione formale del dichiarante (persona informata, indagato, imputato) può essere rivalutata sul piano sostanziale: il giudice deve verificare se, al momento della dichiarazione, esistevano indizi non equivoci di reità che ne imponevano l'audizione come indagato; non è decisiva solo la formale iscrizione nel registro delle notizie di reato
- Se emerge in dibattimento o prima che il soggetto venga escusso che egli è 'indagabile' per reato connesso/collegato, il giudice deve fargli assumere la veste processuale prevista dall'art. 210 e prestare gli avvisi di legge (art. 64, comma 3); l'assenza di tali garanzie può rendere inutilizzabile la deposizione
- La inutilizzabilità di dichiarazioni derivante da vizi nell'assunzione della prova non impedisce di principio la rinnovazione dell'atto: il giudice può e deve, ove possibile, riassumere l'esame rispettando le garanzie formali
- Le testimonianze rese da ufficiali o agenti di polizia giudiziaria sul contenuto di denunce o dichiarazioni verbalizzabili (anche se non verbalizzate) sono generalmente precluse dall'art. 195, comma 4, salvo che ricorrano situazioni eccezionali (acquisizioni fuori da un contesto procedimentale, urgenza, percezione occasionale) che giustifichino l'uso della testimonianza indiretta
- Per valutare l'inutilizzabilità ex art. 63, comma 2, occorre che, sin dall'origine della acquisizione dichiarativa, sussistano precisi indizi di reità; mere contiguità fattuale o sospetti non bastano a determinare automaticamente l'inutilizzabilità
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