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Sentenza

Sentenza n. 4902/2026 - Roma, Sezione 5T

per l’annullamento - della deliberazione della Giunta del Comune di Fiumicino dell’8 luglio 2024, n. 115, avente a oggetto “Concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative”; - della deliberazione della Giunta del Comune di Fiumicino del 31 luglio 2024, n. 127, avente a oggetto “Concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative – Riapprovazione dello schema disciplinare già approvato con DGC 115/2024 emendato degli errori materiali”; - della deliberazione della Giunta del Comune di Fiumicino del 31 ottobre 2024, n. 166, avente a oggetto “Attuazione delle direttive ex DL 131 del 16 settembre 2024 a parziale modifica della legge 118/2022”.

Giustizia amministrativa202503873

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V-terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Deliberazioni della Giunta del Comune di Fiumicino nn. 115 dell'8 luglio 2024, 127 del 31 luglio 2024 e 166 del 31 ottobre 2024, relative alle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (comune e controinteressati)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha impugnato le deliberazioni comunali con ricorso notificato e depositato nel marzo 2025. Successivamente ha precisato che l'impugnativa non avrebbe dovuto essere iscritta come autonomo ricorso, ma proposta quale atto di motivi aggiunti nel giudizio già pendente dinanzi alla medesima Sezione, n. r.g. 6726/2024, chiedendo quindi la cancellazione del presente ricorso in quanto duplicato informatico di quei motivi aggiunti. Alla ricorrente è stato dato avviso della possibile inammissibilità dell'impugnativa.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a., ritenendo che il giudizio dovesse comunque essere definito mediante una pronuncia tipica prevista dal codice del processo amministrativo e che sussistessero altre ragioni ostative a una pronuncia sul merito. La richiesta di cancellazione del ricorso, motivata dalla sua natura di duplicato informatico dei motivi aggiunti depositati nell'altro giudizio, non consentiva una diversa definizione processuale. Non sono state adottate statuizioni sulle spese, in ragione dell'esito del giudizio e della mancata costituzione delle parti intimate.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a.

    altre ragioni ostative ad una pronuncia sul merito

    La presenza di ragioni ostative alla decisione di merito impone la definizione del giudizio mediante una pronuncia processuale di inammissibilità, secondo le forme tipiche previste dal codice del processo amministrativo.

Massime di principio

  • La parte che abbia instaurato un autonomo giudizio non può ottenerne la mera cancellazione dal ruolo processuale per il fatto di aver inteso l'impugnativa come duplicato informatico di motivi aggiunti proposti in altro giudizio; il processo deve essere definito con una delle pronunce tipiche previste dal codice del processo amministrativo.
  • Quando sussistono ragioni ostative alla pronuncia sul merito riconducibili all'art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a., il giudice deve dichiarare l'inammissibilità del ricorso, anche qualora la parte ricorrente chieda la cancellazione dell'impugnativa.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrere

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