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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26831/2022 del 12/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso il rigetto dell'istanza di revoca della misura di prevenzione (sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno) lamentando violazione di legge per carenza/apparenza della motivazione in ordine all'attualità della pericolosità sociale. Il ricorrente ha contestato che la Corte di appello si è basata su mere presunzioni e su elementi del passato (reati gravissimi commessi fino al 1996) senza valutare adeguatamente il lungo tempo trascorso, il positivo percorso rieducativo in carcere, l'attività lavorativa svolta e l'assenza di recenti informative di polizia e di coinvolgimento nelle indagini sulle cosche locali.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha censurato la motivazione del decreto impugnato come elusiva dell'obbligo di valutazione complessiva e di attualizzazione della pericolosità sociale. In particolare la Corte ha rilevato che i giudici di merito hanno valorizzato esclusivamente la gravità dei reati storici omettendo di integrare tale dato con gli elementi successivi (carcere, rieducazione, lavoro, assenza di emergenze investigative) e trattando in modo incoerente il mancato coinvolgimento nelle indagini recenti. Per tali ragioni la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio di merito, cui i giudici di merito dovranno attenersi ai principi richiamati dalla Corte di cassazione.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 10, comma 3

    Nel procedimento di prevenzione il ricorso per cassazione è limitato al vizio di violazione di legge; la Cassazione interviene quando il decreto omette di confrontarsi con un elemento potenzialmente decisivo che, considerato isolatamente, potrebbe determinare esito opposto.

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 11

    Riguarda la revoca delle misure di prevenzione; impone al giudice di valutare complessivamente la persistenza della pericolosità sociale, considerando elementi originari e successivi (periodo di detenzione, evoluzione della personalità, fatti sopravvenuti).

  • legge 27 dicembre 1956, n. 1423, art. 12

    Richiamata in connessione con la giurisprudenza costituzionale sulla necessità di attualizzazione del giudizio di pericolosità sociale.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 291 del 2013

    Affermata la necessità di attualizzare il giudizio di pericolosità sociale: la gravità di precedenti reati deve essere valutata alla luce del tempo trascorso e degli accadimenti successivi, specialmente se è intervenuto un periodo detentivo volto alla rieducazione e non sussistono condotte successive.

  • Cassazione, Sez. U, n. 111 del 30/11/2017 (Gattuso)

    Per gli indiziati di appartenenza a associazioni mafiose è necessario accertare l'attualità della pericolosità; la presunzione di stabilità del vincolo associativo può operare solo se sussistono elementi sintomatici di partecipazione del soggetto al sodalizio.

  • Cassazione, Sez. 5, sentenza n. 1861 del 28/10/2021 (Raggi) e Cassazione, Sez. 6, sentenza n. 21525 del 18/06/2020 (Mulè)

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui il semplice censurare la tecnica motivazionale (es. 'copia-incolla') senza dimostrare omissioni rispetto a elementi decisivi è insufficiente; occorre dimostrare la mancata valutazione di elementi che avrebbero potuto ribaltare il giudizio.

  • Cassazione, Sez. 1, sentenza n. 19657 del 24/01/2017 (Palermo) e Sez. 1, n. 23641 del 11/02/2014 (Mondini)

    Richiamano l'obbligo di valutazione complessiva della persistenza della pericolosità sociale correlando elementi originari e successivi, con particolare attenzione al decorso del tempo e al periodo detentivo in termini di rieducazione.

Massime di principio

  • In materia di misure di prevenzione il giudice deve procedere a una verifica dell'attualità della pericolosità sociale: non è sufficiente richiamare solo la gravità di reati commessi nel passato, ma occorre valutare questi fatti in relazione al tempo trascorso e agli eventi successivi (detenzione, rieducazione, lavoro, assenza di nuove condotte).
  • La motivazione del provvedimento di rigetto della revoca deve essere piena e confrontarsi esplicitamente con gli elementi difensivi che, singolarmente o combinati, possono risultare decisivi; trattare argomenti difensivi come "neutri" senza spiegazione costituisce vizio di motivazione.
  • L'assenza di coinvolgimento in indagini o operazioni recenti sulle organizzazioni criminose non può essere considerata neutra di per sé: va valutata come possibile indicatore, insieme ad altri elementi, della diminuita pericolosità.
  • Per gli indiziati di appartenere a organizzazioni mafiose la presunzione di stabilità del vincolo associativo può essere applicata solo se emergono elementi di partecipazione attuale; in mancanza di tali elementi, il giudice deve motivare la persistenza del rischio.
  • In cassazione, nei procedimenti di prevenzione, il controllo è limitato a vizi di diritto: il ricorrente deve dimostrare che il provvedimento ha omesso di esaminare elementi potenzialmente decisivi o che la motivazione è meramente apparente.
  • Se la motivazione è ritenuta carente, la Cassazione annulla con rinvio disponendo che il giudice di merito compia una nuova valutazione sintetica e coordinata di tutti gli elementi (coinvolgimento, capacità operativa del gruppo di riferimento, comportamenti successivi del proposto).

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