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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21108/2023 del 17/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del tribunale della libertà che aveva respinto il riesame del sequestro preventivo disposto dal GIP. Motivi principali: (1) erronea applicazione della legge penale e della qualificazione giuridica dei fatti (contestata l'applicazione dell'art. 640-bis cod. pen. e invocata, in alternativa, la rilevanza dell'art. 13 D.L. 23/2020; si sosteneva che De Maio fosse solo procacciatore e non soggetto che ha determinato l'inganno); (2) violazione del ne bis in idem e del giudicato cautelare rispetto a un precedente provvedimento di sequestro poi annullato; (3) errata quantificazione del profitto del reato, che secondo il ricorrente avrebbe dovuto limitarsi alle sole provvigioni percepite (richiamo all'art. 321 c.p.p. e principio solidaristico).

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso. Motivi della decisione: le censure contestavano valutazioni di fatto non sindacabili in sede di legittimità; il tribunale del riesame ha accertato che le false attestazioni, anche prodotte per iniziativa del De Maio, hanno indotto in errore l'ente erogatore e quindi si applica l'art. 640-bis cod. pen.; il Tribunale ha escluso l'applicabilità dell'art. 13 D.L. 23/2020 perché il finanziamento non rientrava nel decreto liquidità e fu erogato a seguito di istruttoria dell'ente; il ne bis in idem non opera perché il nuovo sequestro si fonda su ulteriori indagini e su diversa entità del finanziamento (300.000 euro); il profitto del reato per la truffa su finanziamenti coincide con l'intero importo indebitamente ottenuto e non solo con le provvigioni; perciò il ricorso è infondato e va respinto e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 640-bis cod. pen.

    Il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche è stato ritenuto applicabile perché le false attestazioni hanno indotto l'ente erogatore in errore e hanno determinato l'erogazione del finanziamento.

  • art. 13 D.L. 23/2020 (decreto liquidità)

    Esclusa applicabilità: il tribunale ha ritenuto che il finanziamento in questione non rientrasse nelle misure per cui l'art. 13 avrebbe limitato gli accertamenti dell'ente erogatore, essendovi stata un'istruttoria e somme di entità diversa.

  • art. 316-ter cod. pen.

    Norma residuale rispetto all'art. 640-bis: può essere applicata solo se non ricorrono gli elementi della truffa aggravata per erogazioni pubbliche; la Corte ha richiamato l'orientamento delle Sezioni Unite che conferma la natura residuale dell'art. 316-ter.

  • art. 137 TUB

    Richiamato in sede di doglianza difensiva, ma la decisione non ha ritenuto prevalente questa lettura rispetto alla qualificazione per truffa aggravata.

  • art. 110 cod. pen.

    Rilevanza del concorso di persone nel reato: De Maio è chiamato a rispondere a titolo di concorso e la responsabilità non si limita alla misura delle provvigioni percepite.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    La doglianza che invocava la riduzione del profitto al solo importo delle provvigioni non è stata accolta; la Corte ha ritenuto che, nel caso di finanziamenti indebitamente ottenuti, il profitto coincide con l'intero importo erogato.

  • Sez. U., n. 16568 del 19/04/2007

    Giurisprudenza richiamata per affermare che l'art. 316-ter è residuale rispetto alla fattispecie aggravata di truffa per erogazioni pubbliche e che la qualificazione va fatta dando priorità alla fattispecie più grave quando ricorrono i relativi elementi.

  • Sez. U., n. 18339 del 31/03/2004

    Principio secondo cui il giudicato cautelare ha efficacia preclusiva soltanto 'rebus sic stantibus' e non impedisce nuove misure cautelari se emergono nuovi elementi o muta la situazione di fatto.

  • art. 606 comma 3 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per dichiarare infondato il ricorso e porre la decisione nell'ambito di rigetto in sede di legittimità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Dispositivo utilizzato per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • In sede di cassazione contro provvedimenti cautelari reali il sindacato è limitato alla violazione di legge; non si rivedono valutazioni di merito e probatorie compiute dal giudice del riesame.
  • Quando un finanziamento è di entità significativa e l'ente erogatore svolge un'istruttoria, le false attestazioni che inducono in errore l'ente integrano la fattispecie di truffa aggravata per erogazioni pubbliche (art. 640-bis).
  • L'art. 316-ter è norma residuale: va applicata solo se non sussistono gli elementi della truffa aggravata; il giudice deve prima verificare la sussistenza della fattispecie più grave.
  • Il principio di ne bis in idem cautelare non impedisce nuovi provvedimenti se si fondano su nuovi elementi di fatto o su diversa ricostruzione che modifichi la situazione originaria.
  • Nelle truffe relative a mutui o finanziamenti agevolati il profitto del reato coincide, di regola, con l'intero importo indebitamente ottenuto e non è automaticamente limitato alle sole provvigioni degli intermediari.
  • Le eccezioni processuali fondate su interpretazioni alternative della normativa di emergenza (es. DL liquidità) richiedono verifica puntuale della normativa applicata e della natura del finanziamento; non bastano affermazioni generiche sul ruolo marginale del ricorrente.

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