Cassazione Penale, Sentenza n. 46814/2024 del 19/12/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il rigetto della richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente sosteneva violazione di legge e vizio di motivazione (art. 274 c.p.p.), evidenziando il significativo lasso di tempo dai fatti, il suo pensionamento nel 2023 e la possibilità di eseguire gli arresti domiciliari in un Comune diverso (Venafro) come elementi idonei ad attenuare le esigenze cautelari e giustificare la revoca o la sostituzione della misura carceraria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che non sono emersi elementi di novità processuale tali da ritenere attenuate le esigenze cautelari; ha ribadito la gravità degli elementi indiziari relativi al concorso esterno di Rizzo con i clan Vinella Grassi e Di Lauro e la persistenza della sua pericolosità sociale. Ha ritenuto irrilevante, senza ulteriori elementi, il mero decorso del tempo e il pensionamento dell'indagato, così come l'indicazione di una diversa località per gli arresti domiciliari. Condanna Rizzo al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 299 cod. proc. pen.
Disciplina l'istanza di revoca o modificazione della misura cautelare: la scelta di revocare o sostituire la misura richiede valutazione dinamica delle esigenze cautelari e può avvenire solo se emergono elementi nuovi che giustifichino una rivalutazione in senso favorevole.
art. 310 cod. proc. pen.
Stabilisce che il giudice dell'appello può revocare la custodia cautelare solo in presenza di elementi di novità processuale utili a modificare il quadro indiziario; il ricorso era privo di tali elementi.
art. 274 cod. proc. pen.
Norma sulla motivazione degli atti (richiamata nella censura): la Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale del riesame sia stata adeguata e conforme ai parametri richiesti, dunque non violata.
art. 275 cod. proc. pen.
Rilevante nel quadro delle misure cautelari; il Collegio ricorda che l'adeguatezza della misura va valutata anche nel tempo alla luce delle esigenze cautelari persistenti.
art. 309 cod. proc. pen.
Richiamata nella ricostruzione: disciplina la revisione delle misure cautelari e le pronunce rese in sede di riesame, sottolineando che non vi erano elementi di novità rispetto alla precedente pronuncia.
art. 94, comma 1-ter, cod. proc. pen.
Disposizioni procedurali connesse agli adempimenti di cancelleria dopo la pronuncia; la Corte dispone gli adempimenti conseguenti alla sentenza.
Massime di principio
- La sostituzione della custodia in carcere con misura meno afflittiva richiede elementi di novità processuale effettivi e rilevanti: non è sufficiente riproporre le stesse argomentazioni o punti già valutati.
- Il mero decorso del tempo trascorso dall'evento delittuoso o il rispetto delle prescrizioni della misura non costituiscono di per sé prova di attenuazione della pericolosità sociale.
- Il pensionamento o il mutamento di status lavorativo dell'indagato non determina automaticamente la riduzione della misura cautelare; occorrono elementi concreti che ne dimostrino l'effettiva diminuzione della pericolosità.
- La proposta di esecuzione degli arresti domiciliari in una diversa area geografica non è di per sé decisiva se permangono legami significativi dell'indagato con organizzazioni criminali radicate nel territorio.
- In sede di revisione cautelare il giudice non può rimettere in discussione lo stesso compendio indiziario originario a meno che non emergano fatti nuovi che, considerati insieme ai precedenti, mutino il quadro in senso favorevole.
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