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Sentenza

Sentenza n. 172/2026 - Milano, Sezione 2

per l'annullamento - del provvedimento prot. 28/06/2022.0354520.U. del Comune di Milano con cui il Comune ha rigettato la richiesta presentata dal ricorrente di permesso di costruire in sanatoria p.g. 202958/2022 – progr, 1914/2022 dell'8/4/2022, relativa a demolizioni ed opere di recupero del sottotetto in via Tadino, 25, e ha ordinato il ripristino dello stato dei luoghi corrispondente all'ultimo titolo edilizio rilasciato in suo favore; - di ogni altro atto presupposto, preordinato, consequenziale e connesso, ancorché non noto;

Giustizia amministrativa202201783

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del permesso di costruire in sanatoria relativo a opere di recupero abitativo di un sottotetto, con contestuale ordine di ripristino allo stato dei luoghi anteriore alla DIA

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente contestava il provvedimento comunale che aveva rigettato la domanda di permesso di costruire in sanatoria e ordinato il ripristino. Con il primo motivo deduceva l'illegittimità dell'assunto secondo cui la DIA del 2004 sarebbe decaduta per la mancata comunicazione di fine lavori e di agibilità, sostenendo che tale decadenza non fosse prevista dalla legge né potesse operare in assenza di un espresso accertamento. Deduceva inoltre che le opere eseguite entro il periodo di efficacia della DIA non potessero essere qualificate abusive e che il Comune avrebbe dovuto valutarne autonomamente la legittimità. Con il secondo motivo contestava il calcolo delle altezze medie ponderali, sostenendo che il Comune avesse erroneamente considerato come altezze utili misure computate al netto delle travi, in violazione della disciplina edilizia applicabile e delle Definizioni tecniche uniformi. Con il terzo motivo deduceva carenza, perplessità e contraddittorietà della motivazione, difetto dei presupposti e difetto di istruttoria, poiché il provvedimento aveva ritenuto incongruenti i dati della DIA e quelli della domanda di sanatoria senza indicare adeguatamente i parametri normativi utilizzati e senza considerare che i due interventi avevano oggetto e finalità diversi: il primo volto al recupero del sottotetto senza permanenza di persone, il secondo al recupero abitativo.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Ha chiarito che l'art. 23 del d.P.R. n. 380/2001, nella formulazione vigente all'epoca della DIA, prevedeva per tale titolo un termine massimo di efficacia di tre anni, ma non stabiliva la decadenza per il mancato completamento dei lavori, diversamente dall'art. 15 riferito al permesso di costruire. La disciplina della decadenza del permesso di costruire non è estensibile alla DIA, considerata la diversa natura giuridica dei due titoli: il permesso di costruire è un provvedimento autorizzatorio, mentre la DIA è un atto del privato sottoposto a controllo amministrativo. Né la mancata comunicazione di fine lavori o dell'agibilità determinava, in assenza di una specifica previsione normativa, la decadenza o la perdita di efficacia della DIA. Pur essendo la DIA divenuta inefficace dopo tre anni dalla presentazione, il Comune avrebbe dovuto accertare quali opere fossero state realizzate entro tale periodo, anche alla luce del sopralluogo del 2006, che aveva constatato la sostanziale conformità delle opere già eseguite e la necessità di ultimare soltanto finiture e servizio igienico. L'amministrazione non poteva quindi ordinare il ripristino integrale di tutte le opere realizzate durante la vigenza della DIA senza valutarne autonomia e funzionalità e senza esaminare la possibilità di sanare le opere residue. Il TAR ha inoltre ritenuto viziata la valutazione delle altezze, delle superfici e delle incongruenze progettuali, perché fondata sul raffronto tra dati riferiti a interventi diversi e, al contempo, alla DIA previamente ritenuta decaduta, senza indicare la disciplina edilizia applicabile. In sede di riedizione del potere il Comune dovrà rivalutare la domanda di sanatoria considerando la situazione fattuale esistente al momento della realizzazione delle opere e la normativa regionale sul recupero abitativo dei sottotetti. Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 1.500, oltre accessori e rimborso del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 22 d.P.R. 380/2001

    Sono realizzabili mediante denuncia di inizio attività gli interventi non riconducibili all'elenco di cui all'articolo 10 e all'articolo 6, che siano conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente.

    La DIA riguarda gli interventi previsti dalla disposizione e costituisce un atto del privato soggetto al controllo dell'amministrazione.

  • art. 23 d.P.R. 380/2001

    termine massimo di efficacia pari a tre anni

    La DIA conserva efficacia per tre anni, ma la disposizione non prevede la decadenza dal titolo per il mancato completamento dei lavori entro tale termine, né collega la perdita di efficacia alla mancata comunicazione di fine lavori o di agibilità.

  • art. 15 d.P.R. 380/2001

    La disciplina della decadenza prevista per il permesso di costruire, in caso di mancata ultimazione delle opere nel termine, non è applicabile analogicamente alla DIA, stante la diversa natura giuridica dei due titoli.

  • art. 105 Regolamento Edilizio previgente del Comune di Milano

    ove l'opera oggetto di provvedimento edilizio non risulti abitabile o agibile nel termine stabilito, l'intervento per l'esecuzione della residua parte è classificato … come l'intervento originario.

    In caso di mancata ultimazione, la parte residua deve essere qualificata secondo la disciplina dell'intervento originario; l'amministrazione deve distinguere le opere già realizzate da quelle ancora da eseguire.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    La comunicazione dei motivi ostativi precede il diniego, ma le integrazioni presentate dall'interessato non esonerano l'amministrazione dall'obbligo di una valutazione coerente, istruita e adeguatamente motivata.

  • art. 26 c.p.a.

    La soccombenza giustifica la condanna dell'amministrazione alle spese di giudizio.

  • art. 91 c.p.c.

    La soccombenza comporta la liquidazione delle spese processuali a carico della parte soccombente.

Massime di principio

  • Il termine triennale di efficacia previsto per la DIA dall'art. 23 del d.P.R. 380/2001 non comporta, in caso di mancato completamento dei lavori, la decadenza automatica del titolo secondo la disciplina prevista per il permesso di costruire dall'art. 15 del medesimo decreto, poiché DIA e permesso di costruire hanno natura giuridica diversa.
  • La mancata comunicazione di fine lavori o di agibilità non determina la decadenza o la perdita di efficacia della DIA in assenza di una specifica previsione normativa che ricolleghi a tali omissioni tale effetto.
  • Quando una DIA diviene inefficace dopo il decorso del termine triennale, l'amministrazione deve distinguere le opere realizzate entro il periodo di efficacia da quelle residue e valutare autonomamente la loro autonomia e funzionalità; non può disporre il ripristino integrale senza tale verifica.
  • Nel valutare una domanda di permesso di costruire in sanatoria, l'amministrazione deve applicare la disciplina edilizia pertinente alla concreta situazione fattuale e alla natura dell'intervento, evitando di fondare il diniego sul raffronto non motivato tra parametri riferiti a titoli e interventi diversi.
  • Un provvedimento di diniego edilizio è illegittimo per difetto di istruttoria e motivazione quando afferma l'incoerenza tra dati progettuali senza indicare i parametri normativi applicati, senza chiarire il criterio di calcolo utilizzato e senza confrontarsi con gli accertamenti tecnici previamente compiuti dall'amministrazione.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziSanatoria e condono edilizioInvalidità del provvedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaEccesso di potereEffetto conformativo e riedizione del potere

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